Ovvero Non aprite quella porta, film di Tobe Hooper del 1974, arrivato in Italia solo a giugno del ‘75. Dunque, buon Halloween a tutti e, in occasione dei 50 anni dall’uscita nel nostro Paese di questo capolavoro, recensiamo uno dei più grandi cult che il genere horror abbia mai partorito. Ok, l’avrete visto tutti (o quasi), ma la notte del 31 ottobre è sicuramente un simpatico pretesto per riguardare uno dei maggiori classici del genere di ogni epoca.
La trama in brevissimo: cinque ragazzi vogliono andare a visitare la casa e la tomba del nonno di due di loro (i fratelli Sally e Franklin, lui paralizzato dalla vita in giù). Il viaggio non andrà esattamente come deve, fin da subito in realtà, e anzi si trasformerà in un inferno, soprattutto a causa di Leatherface (letteralmente “Faccia di cuoio”) e della sua famiglia decisamente pericolosa e sui generis. In fondo quello che succede sta tutto qui, con una buona dose di angoscia, sangue e salti sulla sedia ben studiati.
Perché riteniamo The Texas Chain Saw Massacre uno dei più importanti film del ‘900? Semplicemente perché molto di ciò che oggi vediamo nei film horror, arriva da questa pellicola. Perfino le cose che oggi riteniamo più “sciocche”, quando i protagonisti si dividono, quando non scappano, quando non si credono a vicenda… arriva tutto da questo film. Se a 50 anni di distanza gridiamo tutti insieme “ma che fai, non aprire quella porta!”, il merito è di Hooper. Se riusciamo a intuire come andrà la scena di un horror, se abbiamo paura per ciò che sarà, perché abbiamo già intuito lo svolgimento di una situazione, è perché Hooper ci ha terrorizzato 50 anni fa. Noi come i registi che lo hanno seguito.
Non a caso, quando uscì The Texas Chain Saw Massacre sconvolse pubblico e critica, ma non fu un successo unanime, anzi, da molti venne stroncato come disturbante e inutilmente violento. Ed è proprio in questo passaggio che risiede la scintilla più preziosa di questo film: Hooper racconta un’America che da texano conosce benissimo; esplora il lato più oscuro di una parte dell’anima degli Stati Uniti volutamente dimenticata, violenta e arretrata, e proprio per questo pericolosa. Non risparmiando nemmeno l’ingenuità di un movimento hippie anacronistico e colpevolmente distaccato da una realtà che non può essere tralasciata; perché è proprio dall’indifferenza, dall’abbandono nell’ombra, che nascono i mostri. Nella scena della cena tutto questo viene evidentemente fuori: è qui che si vedono i mostri; e non è un caso che succeda a cena, in casa, all’interno della dimensione familiare per eccellenza. Hooper 50 anni fa ci mostrava ciò che molti non volevano vedere, indicando la strada per sempre ai registi dell’orrore: il trucco non è fare paura, ma mostrarci ciò che abbiamo nascosto sotto al tappeto. Perché non esiste mostro peggiore dell’uomo.
A cinque decadi di distanza l’insegnamento di The Texas Chain Saw Massacre è ancora attualissimo, dunque approfittate di Halloween per rispolverare un classico dell’horror e per riflettere con intelligenza su temi tutt’ora urgenti. Per il voto come si fa? Sarebbe come dare un voto a Help! dei Beatles… Diciamo 10!
