– Non mi par più tempo, questo, di scriver libri, neppure per ischerzo. In considerazione anche della letteratura, come per tutto il resto, io debbo ripetere il mio solito ritornello: Maledetto sia Copernico!
– Oh oh oh, che c’entra Copernico!
Esclama don Eligio, levandosi su la vita, col volto infocato sotto il cappellaccio di paglia.
– C’entra, don Eligio. Perché, quando la Terra non girava…
– E dàlli! Ma se ha sempre girato!
– Non è vero. L’uomo non lo sapeva, e dunque era come se non girasse.
Mentre se la prendeva con Copernico, chiacchierando con Don Eligio, Mattia Pascal aveva in parte sicuramente ragione: il mondo è un ammasso di relatività! E questa è solo una delle tante riflessioni che si possono trarre da quel Pirandelliano capolavoro esistenzialista de Il fu Mattia Pascal; fatto sta che noi uomini, oggi come ieri, sappiamo essere incredibilmente volubili. Basta spostare qualche virgola, un gioco di prospettiva, e cambia il mondo intero.
Le culture e le abitudini non sono differenti unicamente nello spazio, ma anche nel tempo, e di conseguenza ciò che oggi è abitudine, un tempo era chimera; e ciò che qui è scontato, altrove è utopia. Non occorre certo parlare di chissà cosa per accorgersene. Un esempio banale: qui da noi nei libri, nei film, nei disegni tendiamo a utilizzare i broccoli come simbolo di una certa categoria di alimenti che non piace ai bambini; ma basta prendere un aereo e scendere a Tokyo, per accorgersi che i bambini giapponesi mangiano molto volentieri i broccoli. Et voilà la relatività spiegata con i broccoli (poveri Einstein e Galileo, ndr).
Tornando a noi e al quotidiano, una delle evidenze che più saltano all’occhio è quanto sia cambiato il mondo del lavoro in Italia. Cambiato nelle caratteristiche, nella domanda, nell’offerta, nella cultura interna al concetto stesso di lavoro.
Ogni generazione ha una propria formazione ed esperienze pregresse, e di conseguenza esigenze spesso diverse
Nel 2024 Randstad ha pubblicato la 21esima edizione del suo WorkMonitor, un’indagine realizzata in oltre 30 Paesi, con lo scopo di monitorare l’atteggiamento dei lavoratori verso il lavoro e le sue trasformazioni. Interessante in questo senso il confronto (che ormai pare sia necessario fare su ogni argomento) tra le varie generazioni chiamate al lavoro, dai boomer ai baby-boomer, dalla Gen X ai Millennials, fino alla Gen Z.
Ovviamente a stesse domande si hanno risposte e inclinazioni differenti. Un esempio? Secondo questa ricerca le generazioni un po’ più “vintage” danno relativa importanza all’ambizione in ambito lavorativo, e discorso simile fanno con la flessibilità di orario o modalità di lavoro. Le generazioni più giovani invece danno moltissima importanza ad esempio alla formazione, alla possibilità di migliorare la propria posizione e alla flessibilità in generale, dimostrando meno “attaccamento” al mestiere.
Chi è meglio? Chi è peggio? Non abbiamo mai amato ragionare in questo modo e non cominceremo certo adesso. Abbiamo invece nuovamente coinvolto il team di Gianfranco Garrone, i professionisti di Falgar (agenzia torinese monomandataria di Reale Mutua Assicurazioni, e distributore ufficiale di servizi Banca Reale), per approfondire l’argomento con chi da 25 anni si occupa di lavoro, lavoratori, imprese e famiglie.
Quanto ha senso paragonare continuamente le opinioni di varie generazioni?
«In realtà ha senso se queste indagini vengono affrontate con intenti costruttivi e non speculativi. Ogni generazione ha una propria formazione ed esperienze pregresse, e di conseguenza esigenze spesso diverse».
Ma se tutti hanno idee differenti, come si gestiscono?
«Probabilmente occorre prima essere consapevoli di questa “diversità”, e considerare ogni necessità come preziosa. Noi, da professionisti, non agiamo per prendere le parti di nessuno, ma per fornire ai lavoratori e alle imprese una consulenza puntuale e personalizzata».
Quindi nella pratica?
«Le azioni possibili sono diverse, ad esempio le nuove generazioni hanno molto a cuore l’assistenza alla persona, le dinamiche di welfare, soprattutto in ambito di bilanciamento tempo libero-lavoro, o per quanto riguarda la sanità… Le opzioni come detto sono molte, per questo le imprese si rivolgono a professionisti che possano analizzare e poi costruire, ad esempio, piani di welfare su misura per i propri dipendenti».
Cambierà ancora molto il lavoro?
«Lo ha sempre fatto. Forse perfino in maniera più rapida di un tempo. Per questo occorre restare aggiornati, formandosi, non è solo una necessità dei lavoratori, ma anche di chi sta al loro fianco, come noi».
