Sembra passato un secolo da quando ci siamo seduti al bancone del ristorante al primo piano di Edit (piazza Teresa Noce 15/A) chiacchierando con i Costardi Bros di Torino, risotti, valorizzazione delle aree urbane. All’epoca Edit era una novità assoluta, un progetto visionario, che mischiava il fascino del nostro post industriale a un’anima internazionale. Sembra passato un secolo sì, e di fatti in mezzo c’è stata anche una pandemia, ma in realtà parliamo di una manciata di anni.

Oggi Edit è una realtà affermata, con un percorso importante alle spalle (a volte anche travagliato), che ha saputo costruirsi una community di appassionati e una certa fama in città; specie con il Garden, i concerti, i progetti di cucina, l’ottima birra. Ma c’è ancora da crescere!
A febbraio 2024 è ripartito anche il concept del ristorante al primo piano, dopo un lungo periodo di stop, e noi siamo andati a provare in anteprima la cucina dell’interessante chef Emiliano Decima e gli abbinamenti cocktail di quel grande professionista che è Samuel Donniacuo.
Punto primo: la location. Edit, e in particolare il suo ristorante al primo piano, ha un fascino tutto suo. Che trasla subito in altri luoghi e altri design, che pare di stare a Londra o New York. Ammirato il contesto, ci siamo accomodati e qui è iniziato il tour dei piatti: la maggior parte provenienti dal menù rosso (stampato in nero) che ci hanno fatto sfogliare, più qualche fuori-percorso. Com’è la cucina di chef Decima? Diremmo policromatica, esteticamente e concettualmente. Sicuramente influenzata da una certa identità cosmopolita, che guarda affettuosamente al Sudamerica e alle realtà latine in generale, con qualche nipponica incursione (non a caso la griglia per la carne è la giapponese Robata, a fuoco diretto, ottima per molti tagli sudamericani).
Oggi Edit è una realtà affermata e, a febbraio 2024, è ripartito anche il concept del ristorante al primo piano, dopo un lungo periodo di stop, e noi siamo andati a provare in anteprima le nuove proposte
Noi iniziamo gli assaggi con una steak tartare con pan brioche, cipolla caramellata, tuorlo d’uovo affumicato. Continuiamo con un bao di caviale di melanzana, miso e soia. Proseguiamo con un pastrami sandwich sui generis. Poi gli spiedini (yakitori) di carciofo e ricciola. Ancora un ceviche (orgoglio peruano), anche questo di ricciola, un po’ rivisitato… E un passo alla volta conosciamo la cucina di Emiliano Decima, ed effettivamente ci piace. Aiutati anche dagli ottimi abbinamenti cocktail: drink classici nelle referenze, meno nelle interpretazioni, e nelle preparazioni; capaci di avere un’identità propria pur giocando un ottimo ruolo da “spalla” per i piatti del menù. Bella anche l’idea di assaggiare una birra abbinata, perché qui di birre ne sanno parecchio.

Cosa ci portiamo a casa? Anzitutto belle impressioni. Questo primo piano, anzi questa location, chiamavano a gran voce una nuova formula di ristorazione; che fosse possibilmente fresca, giovane e interessante. La proposta di chef Decima è intrigante, sicuramente ha degli aspetti da limare, e se possiamo permetterci un consiglio ci piacerebbe vederlo ancora più gagliardo e spinto in certi abbinamenti, perché la tecnica c’è tutta (chiaro, è solo il primo assaggio, l’inizio di un percorso…). La drink-list che ci hanno proposto ci è piaciuta molto, e potrebbe essere davvero uno degli elementi di appeal di questa nuova avventura: tocca “spingerla” per bene. In definitiva: riparte il ristorante di Edit con volti nuovi e semi-nuovi, con uno spirito brillante e, pare, con tanta voglia di far bene. La volontà sembra voler stupire, e noi siamo perfettamente d’accordo. Questa location merita idee intelligenti e fuochi d’artificio, le premesse ci sono e i prezzi sono assolutamente in linea con la proposta. Quando andrete a provare il nuovo ristorante di Edit?
