Torino, Speciale 2023
Ricorre il ventennale della scomparsa di Giovanni Agnelli, figura di spicco non soltanto della scena industriale, ma anche della politica italiana. Leader indiscusso di una delle imprese più grandi e importanti d’Italia, nella sua storia ha di fatto “motorizzato” la nazione, creando prodotti trasversali, da popolari per tutti i giorni, come le utilitarie FIAT, a macchine che sono diventate un mito come le Ferrari, e brand che si sono imposti a livello internazionale. Che cosa ci ha lasciato questo grande personaggio? La prima cosa è sicuramente un importante contributo allo sviluppo economico della città di Torino e dell’Italia intera. Ha creato un indotto di produttori di eccellenze, che ancora oggi rappresentano il centro della ricerca e dello sviluppo di nuovi prodotti e soluzioni che si applicano non solo sul mercato dell’auto, ma anche in altri settori come quello aerospaziale.
Agnelli ha creato anche una rete di relazioni e contatti internazionali, con i più importanti leader e capi di stato, e ha contribuito a valorizzare l’Italia dandole una credibilità a livello mondiale in un momento di grande sviluppo economico.
Ha contribuito a valorizzare l’Italia dandole una credibilità a livello mondiale in un momento di grande sviluppo economico
Io ho conosciuto l’Avvocato personalmente e partecipato alla vita della famiglia, ma quelli che più mi hanno affascinato sono stati i momenti vissuti durante gli incontri del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti, un’associazione bilaterale indipendente, privata, non profit, creata nel 1983 da Gianni Agnelli e David Rockefeller, proprio per incentivare i rapporti economici e industriali tra le imprese italiane e quelle americane. In quelle occasioni erano presenti istituzioni, capi di stato e di governo per esaminare in modo coordinato e costante le opportunità di business, agevolando gli aspetti burocratici: un’occasione in cui i partecipanti hanno tessuto una rete di relazioni che poi si sono consolidate nel tempo e hanno portato dei benefici alle aziende del nostro territorio. Vivere questi momenti è stato per me importante e un’esperienza che sono grato di aver vissuto. I suoi ricevimenti al Principi di Piemonte a Torino, dove salutava tutti i partecipanti e chiedeva suggerimenti, dava consigli e stimolava interventi, erano molto preziosi, cosi come la cura e la raffinatezza dell’accoglienza dei suoi ospiti. Altri elementi del suo fascino, della sua leadership carismatica, erano lo stile con cui parlava e vestiva, e le passioni come la vela, il calcio con la Juventus e la determinazione nell’intraprendere e sostenere progetti sfidanti, come la costruzione della nave Destriero, insieme a Karim Aga Khan per stabilire il record – ancora imbattuto – della traversata atlantica, di cui ricordo con orgoglio il mio coinvolgimento come sponsor. Alle partite della Juventus lo vedevo sempre in tribuna d’onore con mio padre, grande amico di Giampiero Boniperti: Gianni Agnelli sapeva parlare di calcio e dava soprannomi straordinari ai fuoriclasse, “Pinturicchio” per Del Piero o “Le Roi” per Platini, ma pur essendo grande tifoso, oltre che azionista, aveva massimo rispetto degli avversari e questo l’ho sempre preso come un grande esempio; nel calcio si vince e si perde, ma deve essere uno sport per tutti, e andare allo stadio deve rappresentare un piacere, non una lotta. Il suo altro prezioso insegnamento è che, pur essendo un grande personaggio che ha fatto la storia d’Italia, ci ha lasciato e mi ha lasciato lo stimolo a pensare che si ottiene il successo con il pensiero positivo, con la voglia di vincere avendo sempre una visione, la curiosità di capire gli altri, grandi sogni e circondandosi di persone vincenti.
