Perché stupirsi che il food sia al centro tavola di molti discorsi della gente? Gli altri animali non pensano ad altro tutto il giorno e per tutta la vita, ad esclusione di quei rari momenti che dedicano all’accoppiamento. Gli altri animali si svegliano al mattino e, a seconda del destino che li ha voluti erbivori o carnivori, iniziano a brucare l’erba e a fare una grande quantità di strada per trovare nuovi pascoli, oppure a seguire i primi per cogliere l’attimo per farsene cibo.
Tutto questo per entrambi richiede tempo, impegno, competenze e a volte un po’ di fortuna, ma nulla è certo, e così quando il cibo c’è, lo si coglie, a piene mani, con la massima ingordigia fino a non poterne più. Come la “sindrome della guerra”: chi ha provato la fame accumula, quando può, risorse necessarie per quando potrebbe non averne a disposizione.
Altre volte un bisogno di trasgressione, tra i peccati il meno grave
Un naturale istinto bulimico che non tollera il vuoto intorno a sé, dentro, nella “pancia” e là dove stanno gli affetti, un senso di solitudine che muove compulsivamente l’animo umano e le sue azioni. Allora il cibo è la gratificazione più immediata a disposizione, basta aprire il frigorifero, mentre l’affetto non è sempre facile procurarselo. Altre volte un bisogno di trasgressione, tra i peccati il meno grave, è più accettabile trasgredire la dieta che tradire il marito. Altre volte il cibo è il premio che si pensa di meritare, qualche volta sanzione.
La fame è il bisogno che guida legittimamente ogni intenzione di qualsiasi animale e poi c’è il gusto, che attiene invece al principio del piacere. D’altronde Freud diceva che le azioni di un individuo si basano prima sul soddisfacimento dei bisogni primari e poi, soddisfatti questi, muovono verso ciò che più dà piacere. In quella parte del mondo in cui il nostro moto a luogo, soddisfatti i primi, è guidato dai secondi, ecco che il food diventa tra gli argomenti e le attività preferite. La bulimia a tavola non è rivolta solo a ciò che si mangia, ma spesso è caratterizzata dal parlare di altro buon cibo, quello consumato recentemente o quello che si desidera sperimentare presto in un altro ristorante.
Estinto il bisogno, il piacere del gusto prende il sopravvento e diventa soddisfazione degli occhi e un’attenta ricerca di profumi e sapori. Per quanto ci riguarda, poi, va notato che noi siamo l’unica specie sul pianeta che più invecchia e, potendo, più mangia. La convivialità, intesa come il buon tempo passato con famigliari e amici, in età diverse era spesa a giocare, fare sport, studiare, ballare, divertirsi usando il corpo.
Quando il corpo gradualmente perde efficienza le gratificazioni sono a portata di mano al tavolo di un ristorante, o dal solito frigorifero di casa. In natura dove le altre specie non hanno a disposizione né cucine, né elettrodomestici, il metabolismo entra in aiuto, si modifica e basterà una quantità di cibo minore, perché ne aumenta la capacità di assimilazione. Questo vale anche per la specie umana e allora, mangiando la stessa quantità di cibo, si tende a prendere peso e poi, per la stessa ragione, a far fatica nel perderlo.
Il buon cibo però è una gran bella soddisfazione e diventa difficile rinunciarci, soprattutto quando questo è occasione di incontrare chi ci è caro, o farne strumento di seduzione per propiziare affari o affari di cuore. Un mondo che non debba occuparsi di emergenze si occupa necessariamente di rendere sempre più apprezzabili le materie prime, e sempre più accattivanti e creative le preparazioni. Sono nati in cucina ascoltati guru del pensiero, a sostegno della vita quotidiana di molti, e professioni e attività imprenditoriali apprezzate e redditizie.
Se è accertato, come diceva Ludwig Feuerbach, che siamo quello che mangiamo, allora meglio mangiare bene per essere migliori.
