Torino, Autunno 2024
Quest’anno ricorrono i trent’anni di Pulp Fiction, osannata pellicola di Quentin Tarantino. Nella città del Museo Nazionale del Cinema questo avvenimento non può passare inosservato.
Come dunque non citare, per quanto di fantasia, Ezechiele 25.17, almeno nella sua prima parte? «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi». Certo, distinguere tra uomini timorati ed egoisti e malvagi non è esercizio semplice. E, ahimè (o per fortuna), sappiamo inoltre che non esiste un Mr. Wolf che accorra per risolvere problemi.
Ma Torino cosa c’entra con questo sproloquio? Una prima risposta già l’ho data: il Museo del Cinema. La seconda è banalmente egoistica: mi è sembrato un modo originale per introdurre i pensieri in libertà che seguono.
Qual è allora il compito del torinese timorato? Fare crescere ciò che nel frattempo si è sviluppato
Veniamo a noi. Quanto occorre continuare la caccia agli uomini malvagi, quelli a cui tutti noi, a vario titolo (e ragione) e in diversi momenti, abbiamo attribuito tanto la crisi della Città quanto l’esaltazione di presunti e pretesi (e inesistenti) punti di forza?
Le energie per recriminare su un passato non rimediabile (salvo per quanto riguarda l’individuazione degli errori) sono risorse sprecate. Anche stringere ogni giorno il cilicio collettivo e individuale perché non esistono più l’industria automotive e il relativo indotto pare doloroso e null’altro. La battaglia della difesa dell’industria non deve essere abbandonata, superando il passato e guardando al futuro (prendiamone atto: il re, quello che faceva da scudo e da identità unica, non c’è più e all’orizzonte non se ne vedono di nuovi).
Qual è allora il compito del torinese timorato? Fare crescere ciò che nel frattempo si è sviluppato: l’aerospazio (pur riconoscendo che non è un settore comparabile all’automotive), l’AI (nonostante la dimensione ridotta, rispetto alle premesse, dell’AI4I Foundation), la sostenibilità (a partire dalla mobilità sostenibile, potenziale sbocco dell’automotive: a condizione che sviluppi imprese e non pubblica sovvenzione), l’education in senso lato (valorizzando Politecnico e Unito, e mirando a uno studentato globale), l’arte e la cultura (accrescendone la visibilità internazionale, ma anche integrandole nel DNA della città), l’enogastronomia di altissimo livello (il che significa anche tecnologia e puntare su manifestazioni che non odorino, anche in senso fisico, di fritto), lo sport (tennis, Giro d’Italia e basket per iniziare), la sanità (insomma, quando parte questa sospirata Città della Salute?). Infine il turismo (senza illuderci di essere Firenze), a condimento di molti dei settori appena indicati. Dimentico sicuramente molto: ma confido fortemente in quei torinesi, timorati e visionari, che riporteranno a Torino lo scettro che merita.
