Salisburgo
Ci sono posti dove il tempo assume un valore diverso, dilatandosi, permettendovi un approccio alla curiosità senza limiti apparenti. In questi luoghi ricorderete di esserci stati solo cinque giorni ma, raccogliendo le idee, scoprirete di aver subito un singolare incantamento: visto che raramente (o forse mai) avrete inanellato così tante esperienze in uno lasso temporale così breve. Perché il Salisburghese è così: un concentrato di opportunità dove lo stupore arriva spontaneo, naturale, ben cadenzato, non impone la fretta ma invita ai suoni della scoperta, come nelle pagine di Wolfgang Amadeus Mozart, il suo figlio più celebre.

Così, nel nostro itinerario abbiamo sfidato le lancette scoprendo uno tra i migliori musei celtici d’Europa, la casa dell’autore di Santo Natale, il percorso in e-bike attraverso un panorama prealpino che sembra opera di un pittore, una distilleria che produce un whisky sensazionale, a 3mila chilometri dalla Scozia, un menu degustazione dal maestro (e creatore) della “cuisine alpine”, e ancora la città di Mozart coi suoi otto festival, la pasticceria dove sono nate le celebri “palle di Mozart”, i paesaggi di The Sound of Music (Tutti insieme appassionatamente), un’antica birreria dove l’unità di misura è il litro, un palazzo reale dove i sovrani erano gli arcivescovi e il castello fuoriporta dove vennero immaginati giochi d’acqua per ammaliare i visitatori, come nelle favole più ardite. Infine, potrete (dovrete) rilassarvi belli distesi sui prati metropolitani che si tuffano nel Salzach, in compagnia dei ragazzi di Salisburgo, che, dal tramonto all’ora blu, apparecchiano aperitivi con vista fiume. Sono i giovani cosmopoliti di una delle città più vivibili d’Europa, dove il business è fatto di musica (tanta musica, ovunque musica), turismo, cultura e ristorazione. Felici loro.

La magia del Salisburghese nasce dall’irresistibile connubio tra green travelling e arte barocca, tra civiltà del villaggio e agricoltura sostenibile, ma dove il bio – dei campi e degli allevamenti – non è altro che quanto si è fatto da sempre, rispettando un patrimonio naturale destinato al piacere dell’alimentazione migliore. Oggi, per divulgare questo patrimonio ai visitatori gourmet, è stato creato il progetto Via Culinaria: una selezione di 330 indirizzi che accoglie solo chi offre prodotti locali e lavorati artigianalmente, chi li valorizza con cura o chi coltiva la cucina alpina come parte integrante della propria filosofia gastronomica. La gamma spazia dall’hotel biologico alla distilleria pregiata, dalla panetteria del paese al rifugio alpino, dalla coltivatrice di erbe ai migliori chef riconosciuti dalle guide.

Quella che non ha neanche bisogno di essere promossa è Salisburgo: icona di un concetto dove – a livello internazionale – vincono le piccole e le medie città. Mete turistiche privilegiate, capitali di una cultura prossima e perfettamente integrata nel territorio, approdi universitari, centri attrattivi e attraenti per i giovani di tutto il mondo. Nel 2020 Salisburgo si è aggiudicata il primo posto nella prestigiosa graduatoria Best in Travel di Lonely Planet, affermandosi nei tre criteri di giudizio: attualità, originalità e “fattore wow”. La città – 150mila abitanti – ospita ogni anno 4500 eventi e accoglie oltre 7 milioni di visitatori.


L’evento più atteso dell’anno è il Festival di Salisburgo, grande rassegna estiva dedicata alla lirica, alla prosa e alla musica classica, una sontuosa macchina organizzativa con uno sbigliettamento che supera regolarmente quota 270mila. Gli spettatori provengono da 85 Paesi diversi, di cui 47 extraeuropei, per l’80% sono abituali e hanno già seguito almeno sei edizioni del Festival. Quest’anno va in scena il centunesimo Festspiele della serie (www.salzburgfestival.at), sono previsti 168 spettacoli distribuiti in 46 giorni e in 17 sedi. I biglietti vanno dai 5 ai 445 euro e la manifestazione, caso unico al mondo, si autofinanzia per il 75%, mentre la ricaduta sul territorio è il principale asset economico della città. Tra i padri del Festival vanno ricordati il leggendario Max Reinhardt, Hugo von Hofmannsthal e Richard Strauss. Lo spettacolo iconico è l’amatissimo Jedermann (Ognuno, dello stesso von Hofmannsthal), che ogni anno viene messo in scena all’aperto con alle spalle il Duomo. I teatri principali sono il Grosses Festspielhaus (Grande Teatro del Festival), inaugurato nel 1960, che può ospitare fino a 2mila spettatori, e la Felsenreitschule (Scuola di Equitazione Estiva), con i caratteristici loggioni scavati nella roccia. Il cartellone del 2021 ha i suoi punti di forza – oltre che nel già citato Jedermann, con Lars Eidinger nei panni del protagonista – nei grandi allestimenti operistici: Don Giovanni e Così fan tutte di Mozart, l’Elettra di Strauss, la Tosca di Puccini, con Anna Netrebko nel ruolo di Floria Tosca, e Il trionfo del tempo e del disinganno di Händel. Il programma concertistico comprende 93 rappresentazioni, tra cui concerti per orchestra con i Wiener Philharmoniker, concerti per solisti, serate di canto (liederabend), concerti da camera, matinée mozartiane e concerti di Neue Musik. Quest’estate l’ouverture spirituale, che dal 2012 caratterizza la settimana iniziale del festival, sarà intitolata Pax e farà riferimento all’idea iniziale dei fondatori del festival: mettere in scena un progetto di pace a Salisburgo.

Chi volesse immergersi nell’atmosfera del Festspiele può visitare al Salzburg Museum la grande mostra Gran Teatro Mondiale – I 100 anni del Festival di Salisburgo, aperta fino al 31 ottobre. Nei 1800 metri quadrati di esposizione, si ripercorre la cronistoria di un’epopea leggendaria attraverso documenti, narrazioni, costumi, filmati ed elementi originali delle coreografie più celebri. Note e parole, ma anche società, storia e cultura popolare.
Altra gran bella mostra – per i suggestivi allestimenti emozionali – è Überall Musik: allestita negli sfarzosi ambienti della Residenza e del Duomo, sarà aperta fino al 2 gennaio 2022. In questo caso la protagonista è la musica nel suo rapporto simbiotico con la città: compositori, committenti, successi, colori, suoni e allestimenti, tutto prima del grande festival, attraverso due secoli di consacrata affermazione.
La bacchetta magica, per tutto il popolo del Festspiele, compare nel fine settimana del 17 e 18 luglio con la Festa dell’inaugurazione, quando l’intera città si trasforma in un palcoscenico dove non si contano gli spettacoli gratuiti. Durante tutti i 46 giorni della manifestazione le Notti Siemens consentono di assistere – ogni sera dalle 18 in avanti – ai momenti più significativi delle passate edizioni (con qualche incursione nella nuova) su grande schermo, un piacere “a costo zero” che ogni anno coinvolge oltre 70mila spettatori.

Ma il grande appuntamento estivo è solo la punta di diamante di un programma di festival e di concerti che si dipana durante tutto l’anno. Tra i maggiori vanno ricordati: il Festival di Pentecoste, diretto da Cecilia Bartoli, il Festival di Pasqua, il Festival musicale dell’Avvento e la Mozart Week, che ricorda la nascita del compositore. Salisburgo è una città che si riflette nell’immagine del suo artista universale, ma che ha saputo andare oltre, abbracciando, durante tutto l’anno, oltre dieci secoli di musica e i suoi più prestigiosi interpreti, davvero senza nessuna esclusione. Ma è anche la città che ospita il Mozarteum: istituzione di notorietà universale, conservatorio e università, biblioteca musicale ineguagliabile, magnifica sala per concerti e orchestra conosciuta a livello planetario. Grazie al Mozarteum, Salisburgo non sarà mai una città museo, per quanto arricchita da un ininterrotto calendario di festival, ma “il luogo” dove generazioni di talenti cosmopoliti vengono per studiare e perfezionarsi. Una linfa colta, allegra e vitale che anima la città in ogni giorno dell’anno. Un set pronto a scrivere il futuro del pentagramma. Chissà cosa ne avrebbe pensato Mozart, che andò via perché Salisburgo gli stava stretta e che non l’amò mai particolarmente, come certi figli non troppo ben compresi. Quel legame, che in vita non si strinse mai, fu riallacciato dopo il Congresso di Vienna, quando la città degli arcivescovi venne annessa all’Austria e perse, definitivamente, la propria autonomia. In quegli anni di depressione istituzionale gli abitanti riannodarono il legame di sangue, ricordandosi di rappresentare il luogo natale del genio. Fu una scelta turistica ante litteram, la decisione di esercitare una primogenitura che, dopo due secoli, non ha certo perso il proprio vigore.

Il Mozart che ci hanno consegnato la letteratura e il cinema, bambino prodigio prima e giovane uomo capriccioso per non troppo tempo (morì a soli 35 anni), non corrisponde in pieno alla realtà. Wolfgang Amadeus fu innanzitutto un formidabile anticipatore: influenzò profondamente tutti i generi musicali (musica sinfonica, da camera, sacra e lirica) come nessuno prima (e forse dopo) di lui, fu prodigiosamente eclettico e inventò la figura del musicista indipendente, costantemente alla ricerca di scritture in ogni parte d’Europa, stabilmente in tournée come una rock star del XXI secolo. Animo libero, rifiutò sempre il “posto fisso” che molte corti, compresa quella salisburghese, gli avrebbero volentieri accordato. Norbert Elias lo ricorda con queste parole: «Da outsider borghese al servizio della corte, Mozart combatté fino in fondo, con incredibile coraggio, una battaglia di affrancamento dai suoi padroni e committenti aristocratici. Lo fece di propria iniziativa, per amore della propria dignità di uomo e del proprio lavoro di musicista. E perse la battaglia, come era da prevedere, aggiungeremmo con la presunzione dei posteri». E tra i committenti tanto odiati, gli arci- vescovi ebbero un ruolo privilegiato, tanto che Salisburgo era per Mozart “Bettelort”, che significa “luogo per mendicare”. Gli abitanti, che sostanzialmente lo ignorarono fino all’annessione, trovarono da ridire persino nel 1842, quando fu eretta la statua in suo onore nella piazza che oggi porta in suo nome. Motivo? Il monumento aveva sostituito una celebre fontana. Oggi, che il compositore appare in ogni luogo e in ogni oggetto, il marketing territoriale celebra una delle maggiori glorificazioni postume della storia.

Arrivare a Salisburgo è un viaggio nel tempo, perché questa è una piccola capitale che ha saputo tenersi stretta i suoi gioielli. Concepita e disegnata come tale, la città ha offerto un significato preciso alle due parole: piccola – le sue dimensioni permettono un elevatissimo livello di servizi in un contesto ambientale privilegiato – e capitale, perché solo le città che hanno a lungo governato dispongono di quegli elementi urbani edificati per stupire e segnalare l’autorevolezza del potere: castelli, palazzi, cattedrali, giardini, grandi piazze ariose, stili (di vita e di pietra) eleganti e riconoscibili. Le origini di Salisburgo sono antichissime – prima neolitiche, poi celtiche e romane – e la sua ricchezza è sempre stata legata all’estrazione del sale dalle vicine montagne, da cui il nome, “borgo del sale”. L’epoca più florida, che avrebbe anche segnato il centro storico con un barocco particolarmente affine a quello italiano, è legata al potere secolare degli arcivescovi, dal 1077 a poco prima dell’annessione. I prelati, pur formalmente legati all’Impero, governavano come piccoli sovrani, edificando chiese e palazzi, organizzando l’esercito, esigendo le imposte. La costruzione del Duomo – avvenuta tra il 1614 e il 1625 – ben rappresenta l’orgoglio e l’audacia degli arcivescovi: Markus Sittikus ordinò la costruzione di un edificio che doveva rivaleggiare con San Pietro e si avvicinò all’obiettivo, in particolare con la vertiginosa cupola alta 75 metri, tra le più audaci al mondo. E qui tutto ricorda il genio italiano, all’epoca ineguagliabile, con l’architetto Santino Solari e il pittore (religioso dei Servi di Dio) Donato Arsenio Mascagni a firmare il capolavoro. Per completare la cittadella del potere, l’edificio venne collegato alla Residenza degli arcivescovi costituendo un unico complesso.

Dal 2014, dopo un accurato intervento di riallestimento, il Quartiere del Duomo è tornato a essere un insieme di edifici tra loro perfettamente collegati: 15mila metri quadrati di sale, musei, cappelle (la recentemente restaurata e bellissima Schwarzenberg Kapelle, gioiello gotico dai colori sfavillanti), spazi per concerti ed esposizioni. L’antico orgoglio clericale accoglie i viaggiatori per un’unica, magnifica visita nello stupore. Su in alto le suggestioni cambiano, l’imponente e candida fortezza di Hohensalzburg (fatta erigere nel 1077 dall’arcivescovo Gebhard, 15mila metri quadrati, la meglio conservata d’Europa) domina Salisburgo ricordando a tutti che il potere si mantiene con la forza delle armi. Nato per difendere e proteggere – è perfettamente visibile da ogni punto dell’abitato – il castello in realtà non fu mai preso d’assedio, venne solo insidiato, ma non realmente assalito, da una rivolta dei contadini protestanti. Episodio che ci ricorda come la città fu sempre fieramente cattolica, anche nei secoli seguenti la riforma luterana. Abbagliante nella sua tinta omogenea, Hohensalzburg offre un panorama monumentale che si arresta solo di fronte alle Alpi Bavaresi. Un fiabesco fenomeno acustico permette, dal cuore della città vecchia, di ascoltare, ogni domenica, la “trumpet tower”, il concerto di tromba barocca eseguito nella torre del castello.

E adesso, dalla difesa al gioco. Se in città Markus Sittikus voleva governare, esibire il proprio potere e, qualche volta, intimidire, a Hellbrunn amava intrattenere i propri ospiti, divertendosi e divertendoli, talvolta prendendoli in giro. Ma sempre all’insegna dello stupore, il tratto distintivo dei tempi. Vi stiamo parlando di un palazzo (anche questo opera di Santino Solari, nel segno del Manierismo italiano) che si raggiunge con neanche mezz’ora di taxi o di bus dal centro cittadino, circondato da un parco che sembra uscito da una commedia shakespeariana, tipo quelle con elfi, fate e folletti, azzardiamo il Sogno di una notte di mezza estate. Ma potremmo anche essere a Versailles o Fontainebleau, oppure alla Reggia di Caserta, tutti luoghi dove a intrattenersi erano re, principi, regine e cortigiane. La variante salisburghese prevede che il padrone di casa sia un prelato, e questo la dice lunga assai sulla dolcezza nell’interpretare la vocazione religiosa.
A Hellbrunn vincono l’acqua e la pietra che, in stretto e funambolico gioco, creano magie e scherzetti: zampilli che irrompono da sedili di roccia, creature marine che si animano, grotte e fontane dedicate a Nettuno e a Venere, muri e decori che in realtà sono illusioni, vasche fatate, mascheroni spaventosi o sorridenti, e ancora zampilli, tanti zampilli, come in un infinito scherzo tra bambini. Nel parco vennero anche girate le celebri “scene del gazebo” di The Sound of Music, apparso nel 1965, premiato con cinque Oscar, e considerato uno dei più celebri musical di tutti i tempi. La vicenda di Maria (Julie Andrews) e della famiglia von Trapp (realmente esistita, anche se con vicende leggermente diverse) è interamente ambientata a Salisburgo. Gli appassionati di questa pellicola memorabile possono anche far tappa al monastero di Nonnberg, dove ha alloggiato la protagonista, oppure assicurarsi un biglietto per il Salzburger Marionetten Theater, dove il musical è riallestito con gli interpreti più piccoli del mondo: un esercito di dipendenti in legno in grado di portare in scena anche intere opere del repertorio classico, una minuscola magia irrinunciabile.

Stabilito che alla casa di Mozart non ci passerete più di mezz’ora, ma è un omaggio che va fatto, dedichiamoci a un’eccellenza salisburghese che non sempre gode di chiara fama. Avete presente quei cioccolatini sferici esageratamente dolci, anche fastidiosamente appiccicosi, dove ogni ingrediente sembra essere troppo? Si chiamano Mozartkugel, ma gli italiani li hanno ribattezzati “palle di Mozart”. E fin qui abbiamo parlato del prodotto industriale, che nella regione fa capolino in ogni dove. Ma noi siamo qui per sfatare la triste leggenda. Nel centralissimo Café Fürst (Alter Markt/Brodgasse, 13 – www.original-mozartkugel.com), 130 anni fa Paul Fürst inventò la versione originale di un capolavoro sferico composto da marzapane, pistacchio, nougat e cioccolato fondente. Buonissimo! Fatto esattamente come allora, con amore e cura artigianale, esportato in tutto il mondo ma esclusivamente tramite il sito ufficiale, e mai in estate, causa temperatura poco favorevole. Queste sono le vere palle di Mozart e meritano un inchino, magari con la musica giusta. A tal proposito, ricordiamo che i primi dipendenti della maison dovevano lavorare cantando, era l’unica forma di difesa contro assaggi fraudolenti e ingiustificati.

Detto che la soluzione strategica ideale per soggiornare a Salisburgo è l’Altstadt Hotel Weisse Taube (Kai- gasse, 9 – www.weissetaube.at) – per la qualità dell’accoglienza, il confort elegante delle camere e la posi- zione, a soli cinque minuti a piedi dalla statua di Mozart – veniamo a tre interessanti approdi edonistici. Sul dorsale panoramico della “montagna dei monaci”, all’altitudine di 580 metri, subito sopra il nuovissimo Museo d’Arte Moderna (intriganti le esposizioni temporanee), merita una sosta il ristorante M32 (m32.at): cucina del territorio arricchita da spunti creativi, ricco assortimento di vini e birre locali, lo sguardo che spazia libero verso il Salzach e il centro storico composto come in un dipinto.

Scendendo in città è d’obbligo una sosta gourmet al St. Peter Stiftskulinarium (www.stpeter.at), uno dei più antichi ristoranti d’Europa, datato anno 803. L’edificio che ospita il locale va compreso nelle sue scelte ambientali e architettoniche persino azzardate. L’obiettivo della ristrutturazione del 1999 è stato quello di far coesistere, anche per contrasto, l’impianto medioevale originale con arredi e decorazioni coloratissime e contemporanee, di fascino lounge, ideali anche per una sosta cocktail. Una “scelta forte” ma sicuramente efficace, che trasmette un’atmosfera fiabesca e cinematografica. In tavola grande cura non solo per le ricette ma per il paniere dei prodotti locali, ampiamente valorizzati in numerose proposte, come nella memorabile Wiener Schnitzel con carne del Salisburghese.

Capitolo birra. Prima di lasciare la città, dovete imprescindibilmente chiudere una serata nell’Augustiner Braustubl (Lindhofstrasse, 7 – www.augustinerbier.at, poco fuori dal centro, a poche decine di metri dalle rive del Salzach), dove si trova l’antico convento dei frati agostiniani. Qui, dal 1621, si produce una birra leggera (si fa per dire) col celebre sapore delicato, servita ancora oggi nei boccali di coccio che prevedono solo due varianti: il mezzo litro e il litro intero, ma se ordinate il primo vi guarderanno con sospetto. I tavoli sono disposti all’interno e nel grande giardino alberato. I turisti generalmente non ci arrivano e voi non vorrete più andare via.
Hallein
Ogni soggiorno nella capitale dovrebbe sempre essere abbinato a una sosta in uno dei villaggi fiabeschi che punteggiano il territorio. Noi abbiamo scelto Hallein: coi suoi 20mila abitanti, accomodato sulle rive del Salzach, fin dal primo sguardo può sembrare una piccola Salisburgo. Locali coi giardini all’aperto, belle piazze, un incantevole centro pedonalizzato, palazzi disposti come quinte teatrali, una vivacissima scena culturale e un detto popolare («mangiare e bere tiene insieme anima e corpo») che è di per sé un invito al viaggio.


Fondata dai Celti, che controllarono il territorio per 500 anni a partire dal V secolo avanti Cristo, Hallein deve la sua ricchezza, come buona parte dei centri della regione, al salgemma, qui conosciuto come “oro bianco”. Se volete saperne di più, visitate le grandi miniere recentemente restaurate (www.salzwelten.at): un’esperienza particolarmente consigliata alle famiglie, con percorso guidato e, attrazione principale, gli antichi scivoli in legno utilizzati dai minatori. La storia del luogo si apprezza nell’affascinante Museo dei Celti (www.keltenmuseum.at), edificio moderno e luminoso che espone, benissimo, oggetti e manufatti di questa antichissima popolazione, alcuni di particolare valore: le spade eleganti come opere di design, gli ornamenti sferici (in oro) per i capelli, una grande brocca “a becco” antica di 2500 anni e istoriata con esseri fantastici, uomini e animali delle leggende. Didascalie e pannelli sono rigorosamente in tedesco, superate lo sconforto e rivolgetevi alla cassa, vi verrà consegnata (gratuitamente) una guida dell’esposizione ricca di ogni dettaglio in italiano.


Quest’attenzione alla nostra lingua è una peculiarità di Hallein, all’ufficio turistico troverete, tradotto, tutto il materiale necessario al vostro soggiorno. Nel cuore della cittadina, altra tappa gettonatissima è la casa (oggi museo) di Franz Xaver Gruber, autore della più celebre canzone natalizia di tutti i tempi: Stille Nacht (Silent Night – Santo Natale).

E veniamo ai sapori, esaltati in tre diverse varianti: distillati, pasticceria e ristorazione. La distilleria Guglhof (www.guglhof.at) è qualcosa che davvero non ti aspetti da queste parti. Passi per le eccellenti acquaviti e i tipici prodotti alpini, ma da Guglhof si sono anche dedicati, con indiscutibile successo, a superalcolici di ben altra natura, come il rhum, il gin e il whisky. Se sui primi avanziamo qualche dubbio – interessanti, fantasiosi, persino piacevoli, però nulla a che vedere con gli originali – quando si arriva al whisky si resta con gli occhi sbarrati. Il Salin Single Malt (che si acquista senza neanche chiedere il prezzo) sbaraglia la Scozia e si issa sul trono. Sapore nitido e perfetto, note e aromi disposti come in un manuale, persistenza che ti fa rischiare l’antidoping. Chapeau.

Pasticceria e arte del cioccolato d’eccellenza al Café Braun (www.confiserie-braun.at): arredi semplici e tavolini affacciati sulla Unterer Markt, tanto, tantissimo talento in laboratorio, dove la stessa famiglia, arrivata alla terza generazione, realizza i propri dolci capolavori dal 1912. Ci troverete i grandi prodotti della tradizione austriaca, come la Sacher, ma anche la cheesecake leggera come una nuvola e tante specialità al cioccolato apprese in Francia, dove il maestro pasticciere ha lavorato a lungo.

Il ristorante Stadtkrug (stadtkrug-hallein.at) è perfetto per una cena estiva, nel cuore della bella piazza centrale, tra il vociare degli avventori e il via vai dei camerieri. Cucina semplice, golosa, birra eccellente, prodotti tipici reperiti con cura, non sfuggirete alla Wiener Schitzel che deborda dal piatto.
Atmosfera diversa e proposte più ricercate da Die Genusskrämerei (www.genusskraemerei.at), dove, al piano terra di un bel palazzo medioevale, va in scena quello che potrebbe essere il futuro della cucina salisburghese. Gestito dalla famiglia Priewasser – Alexandra, la madre, all’organizzazione e in sala, il figlio Aaron, un vero talento, in cucina – questo avamposto del buon gusto propone una delicata evoluzione dei piatti più classici, ma anche ricette internazionali (francesi, italiane, mediorientali) che valorizzano in maniera sorprendente i prodotti tipici. Il tutto in porzioni mignon, sostanzialmente “tapas salisburghesi”. Tutto cambia spesso, tutto si inventa ogni giorno. Bravi. Loro sono allegri e complici, la clientela anche. Ma che bella serata.

Per soggiornare ad Hallein vi consiglio i centralissimi appartamenti The Salt (thesalt-hallein.com): grandi e spaziosi, televisori in ogni stanza, cucina ampia, chiavi in tasca e si sta come a casa propria.
Anche se non avete una passione particolare per la bici, consiglio di non perdere l’opportunità per esplorare, senza fatica, il territorio in e-bike, formula ideale per passare tra villaggi, fattorie, campi, prati e foreste idilliache: tutto in ciclabile, tutto facile, tutto ben segnalato, tutto sicuramente divertente. Noi abbiamo percorso la strada verso Golling e ci siamo fermati a Kuchl per gustare i premiati formaggi biologici di Niki Rettenbacher.


All’arrivo, la migliore esperienza gastronomica del viaggio, col menu degustazione di Andreas Döllerer, chef di 42 anni, ideatore della “cuisine alpine”, star indiscussa della cucina austriaca e non solo. Il suo ristorante (anche hotel – www.doellerer.at) è di quelli che valgono non solo una deviazione ma certamente un viaggio.
A Golling tutto è sotto lo stretto controllo della famiglia: gli approvvigionamenti, la cantina, l’albergo, persino il locale festival di musica e sapori, programmato per agosto. Ma quel che più conta è la tavola, dove si può esplorare un concetto che eleva la locale “cucina della Alpi” ai più alti livelli per ricerca delle materie prime, con accordi spettacolari tra gli ingredienti, curiosità inesauribile e fantasia. Ma poi tutto risulta semplice, perfetto, naturale, senza sorprese fini a se stesse.


I vini seguono i piatti e li integrano con accordi anche in questo caso frutto di cura meticolosa e di ricerca. Referenze nazionali e internazionali che sono un gran bel volume che vi potete portare a casa in regalo, per poi, magari, ordinare a domicilio le bottiglie preferite. Ideale il rapporto tra prezzo e qualità: per il pirotecnico menu degustazione di cinque portate (il più ricco) spenderete 80 euro bevande escluse, mai gustato di meglio a questa cifra. I veri appassionati non si perdano il libro di Döllerer Cuisine Alpine (anche in inglese) – ricette, racconti e splendide immagini – premiato con il World Cuisine Book Award.


Bene, il racconto è giunto al suo epilogo. Abbiamo compiuto il percorso nel Salisburghese in soli cinque giorni: cultura, musica e sapori nel tempo dilatato ad arte. In realtà, le notti sono state solo tre, perché i treni da Milano partono la sera tardi (wagon-lits con tutti i confort) per arrivare al mattino, idem sul ritorno. Una formula nuova che sa di antico e che permette di sfruttare appieno sia la prima giornata che quella conclusiva. L’arte di vivere una città ed il suo territorio è fatta anche di piccole scelte vittoriose, questa è una di quelle.
Cosa vedere:
Dove mangiare e bere:
- Café Fürst
- Ristorante M32
- St. Peter Stiftskulinarium
- Augustiner Braustubl
- Distilleria Guglhof
- Café Braun
- Ristorante Stadtkrug
- Die Genusskrämerei
- Döllerer
Dove dormire:
(Foto di MARCO CARULLI)
