Il termine ciliegia deriva dal latino ceresia, a sua volta derivato da Cerasunte (oggi Giresun, in Turchia), ovvero il nome della città da cui Lucullo, console romano, importò l’albero in Italia poco meno di duemila anni fa. La ciliegia è oggi un’eccellenza gastronomica, riconosciuta e protetta, di Revigliasco e delle sue colline. Un prodotto eccezionale che ha viaggiato parecchio: dal Mar Nero al Po, dall’Asia Minore al torinese, da Lucullo a Ugo Fontanone.
Giovedì 11 giugno siamo stati a Revigliasco per Mangiar per Strada, il consueto, grande appuntamento di cibo e divertimento organizzato dalla Taverna di Frà Fiusch direttamente nella via centrale del paese. Quest’anno il tema della cena era dedicato agli anni ’80 e ’90, ma molte delle edizioni addietro sono state spesso un omaggio a sua maestà la ciliegia.

Perché? Perché le ciliegie sono l’oro di queste colline, tanto preziose quanto genuinamente popolari. Non sono solo quelle dell’una tira l’altra o delle merende dei bambini e dei noccioli sputati nei prati senza farsi vedere; sono materie prime fenomenali, perfette per risotti o secondi piatti gustosissimi, piemontesi e allo stesso tempo così involontariamente nordici.
Noi, per parlare il verbo dell’estate e delle ciliegie, e per trovare un po’ di fresco in questa ennesima caldissima stagione, ci siamo arrampicati su per la collina, ricercando conforto climatico e gastronomico in quel di Frà Fiusch, ospiti di chef Ugo Fontanone, cuoco di ciliegie e idee fresche come la trippa (possibile?!). Vi spieghiamo tutto qua di seguito.
Partiamo, ovviamente, da ciò che abbiamo mangiato. Primo step: la citata trippa di Moncalieri qui in versione “insalata fresca”, perché dopo quella fritta per i bambini, secondo Ugo Fontanone era ora di mangiare trippa anche con quaranta gradi. Insomma, trippa everyday (con verdurine e mirtilli a ripulire la scena del crimine come il Signor Wolf).

Secondo round: risotto al blu di Moncenisio con le ciliegie. Un piatto a cui siamo legati come i bambini con il proprio giocattolo preferito. Una sinfonia in scala di diverse sensazioni di dolcezza, con una punta acida finale che ti sveglia come a scuola la campanella all’ultima ora del venerdì.
Forse il nostro piatto preferito che però se la gioca con sua santità la faraona, non d’Egitto, ma nuovamente con le ciliegie. Croccante e morbida, dolce e saporita, rustica e quasi nobile; se un bravo chef di Copenaghen si reincarnasse in un cuoco di Revigliasco farebbe una cosa del genere (chissà dov’era Ugo nelle sue vite precedenti…).

Magari nell’East London, perché proseguiamo la cena con il suo fish & chips, coadiuvato da patatine, maionese alla soia e riso venere. Di questo piatto ne parlava già Charles Dickens duecento anni fa, in Oliver Twist, come simbolo del primo street food londinese, e siamo sicuri che se lo mangerebbe volentieri a questi tavoli, anche se fatto “alla piemontese”.

In chiusura, una sfogliatina con crema chantilly e fragole, golosa senza riserve, ideale titolo di coda.

Insomma, chef Ugo Fontanone l’ha fatto ancora, anche d’estate, anche con questo caldo: in un numero dedicato alla rigenerazione di ciò che abbiamo, ci ricorda che prima di valorizzare bisogna ricontare, riassumere, rimettere le cose al proprio posto. Perché prima di inserire le ciliegie nel risotto bisogna averle nel cuore.
Così come tutte le altre meravigliose sfumature della nostra cara cucina piemontese che siamo chiamati a tutelare e coltivare oggi più che mai. Se avete dei dubbi sulla missione, fate un salto alla Taverna di Frà Fiusch, acqua fresca per ogni buona intenzione.
LA TAVERNA DI FRÀ FIUSCH
Via Beria, 32 – Moncalieri (TO)
Tel. 011.8608224 – 346.0426966

(foto FRANCO BORRELLI)
(Servizio publiredazionale)