Lunedì 24 novembre siamo stati in giro per la città a goderci Torino ai tempi di un altro Torino Film Festival. Abbiamo anche visto alcuni film e fatto un giro al Museo Nazionale del Cinema… Ma andiamo con ordine.
Il battesimo di questa 43° edizione del TFF è stato venerdì scorso, per un’apertura (ça va sans dire) davvero cinematografica: il Teatro Regio ha accolto un’opening in grande stile, con red carpet, tanti ospiti illustri e sfilata di stelle del cinema di prima scelta. Un po’ di nomi? Antonio Banderas, Sergio Castellitto, Stefania Sandrelli, Claude Lelouch, Jacqueline Bisset, Daniel Brühl… e ovviamente sua maestà Spike Lee, unico esponente del cinema USA, peraltro di stampo indipendente. Ed è questa una delle cifre caratteristiche più interessanti dell’edizione: red carpet certamente “di lusso”, però soprattutto tanto amore per il cinema. Un amore che abbiamo toccato con mano fin dalla serata del Regio, che abbiamo riscontrato nella selezione dei film in concorso (tanti esordi interessanti) e nella scelta di dedicare le sale di Massimo e Romano esclusivamente ai film (no masterclass, talk…).

Insomma, sabato e domenica hanno dato il via alle proiezioni, tante quelle interessanti. Noi abbiamo visto Fucktoys (2025) di Annapurna Sriram, un esordio particolare, un film sicuramente non per tutti, ma che a noi è piaciuto: un viaggio pop e onirico, immerso nelle perversioni di un’umanità sporca e ipocrita, colorata nell’estetica, ma profondamente priva di valori ed emozioni, salvo rare eccezioni.
Detto questo, ci aspetta ancora praticamente una settimana di spettacoli. Noi vi abbiamo scritto la nostra guida al TFF qui, ma continuiamo a suggerirvi qualche spunto anche in questo articolo (il programma intero lo trovate qui).

Anzitutto, tenete d’occhio la categoria Zibaldone, ovvero quella dedicata quasi sempre a grandi cult, classici e moderni, più altre scelte particolari. Noi vi suggeriamo:
- Ritratti di cinema di Paolo Civati (2025), un bel film sui film, e soprattutto sui registi. La settima arte analizzata attraverso gli occhi di nove maestri: Jane Campion, Tim Burton, Ruben Östlund, Asghar Farhadi, Pablo Larraín, Damien Chazelle, Paul Schrader, Peter Greenaway e Martin Scorsese.
- C’eravamo tanto amati (1974), il capolavoro di Ettore Scola, un film che racconta trent’anni di Italia e italiani. Una lettera d’amore al cinema e un racconto nostrano con pochi eguali.
- Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), ovvero Pier Paolo Pasolini che, come ha fatto con ogni genere di arte, gira un film cinquant’anni più moderno della propria data di uscita. Una pellicola storica, violenta, che non scende a compromessi, censurata per decenni e a maggior ragione da vedere.

Poi, ovviamente, pescate anche dagli altri film in concorso e fuori concorso, ve ne suggeriamo tre:
- Olmo di Fernando Eimbcke (2025), presentato a Berlino è una delle sorprese più interessanti dell’anno. Una pellicola sulla famiglia, sulla vita e sulle responsabilità; un viaggio folle e notturno che non può che riportare a casa.
- Land with No Rider di Tamar Lando (2025), un documentario su un’America sul punto di scomparire, quella degli ultimi cowboy del New Mexico, imprigionati tra mondi in via d’estinzione, fragilità e ricordi, in un tempo che non gli appartiene.
- Luz di Flora Lau (2025), da Hong Kong una pellicola che riflette sulla vita specchiando le storie dei suoi protagonisti all’interno di una realtà virtuale. Vie di fuga possibili/impossibili e rinascite della stessa pasta nel nuovo film della Lau.
