Un unico grande evento, una miriade di eventi OFF, otto tennisti, una copertina che è tre copertine, quasi 200.000 biglietti venduti, otto giorni di sfide, tantissime domande.
Non stiamo dando i numeri, più che altro proviamo a far dei calcoli, che per gente che scrive è sempre un po’ un problema… Tra le domande di cui sopra, tre ci hanno particolarmente assillato in questi mesi, in questo road to Torino Nitto ATP Finals 2026:
- Cosa significa un evento sportivo internazionale di questo genere per una città come la nostra, soprattutto alla luce di diversi anni di “esperienza”?
- Quando un evento può dirsi davvero utile al territorio che lo ospita?
- Come reagiscono enti, imprese, istituzioni, persone all’avvento annuale delle Finals? E come dovrebbero reagire?
Abbiamo provato a rispondere a queste domande (e ad altre che abbiamo incontrato lungo il cammino) insieme a soggetti, torinesi e non, che per varie motivazioni abbiamo pensato potessero avere opinioni interessanti. Dato il loro ruolo, mestiere, pedigree… e dato l’operato più o meno vicino al mondo del tennis e del torneo che dal 15 al 22 novembre tornerà a far vibrare Torino e l’Inalpi Arena. Cominciamo!
Chiara Appendino
VICEPRESIDENTE DELLA FITP (FEDERAZIONE ITALIANA TENNIS E PADEL)

«Un grande evento sportivo internazionale non si misura solo in milioni di euro di ricaduta economica, anche se le cifre contano (e nel caso delle ATP Finals sono straordinariamente positive). Si misura soprattutto nella capacità di cambiare il modo in cui una città guarda a sé stessa e viene guardata dal mondo.
Quando nel 2018 scommettemmo su Torino come sede delle Finals – con una possibilità su cento di vincere, me lo ripetevano tutti – non stavamo solo cercando un evento. Stavamo cercando un segnale. Torino usciva da anni in cui la sua identità industriale si stava sgretolando senza che nessuno avesse ancora capito cosa avrebbe preso il suo posto.
Portare i migliori otto tennisti del mondo qui, per almeno cinque anni, significava dire che questa città sapeva ancora osare.
Un evento diventa davvero utile per un territorio quando lascia qualcosa che resta dopo che le luci si spengono. Non cattedrali nel deserto, ma competenze, cultura, infrastrutture relazionali. E le Finals hanno contribuito alla crescita del pubblico del tennis, hanno portato ogni anno migliaia di visitatori stranieri con alta capacità di spesa e hanno ricordato a una città intera che si può vincere anche quando non sei il favorito.
Vedere Jannik Sinner trionfare proprio a Torino, e gli altri tennisti italiani sfidare stabilmente i più forti del mondo, chiude un cerchio che nel 2018 sembrava impossibile anche solo immaginare. Ecco cosa può fare un evento sportivo internazionale per una città da un milione di abitanti: restituirle il gusto del sogno, e la prova concreta che i sogni, a volte, si avverano».
Fabrizio Audagnotto
EXECUTIVE PRODUCER CERIMONIA DI CHIUSURA OLIMPIADI MILANO-CORTINA 2026 PER FILMMASTER

«Per Torino è importante essere riconosciuta come una delle città del tennis mondiale, e le conferme di questi anni dimostrano che abbiamo lavorato bene. Ogni volta si è cercato di cambiare un po’ l’esperienza, sia per gli spettatori sia per chi lavora all’evento. Con Filmmaster quest’anno abbiamo creato contenuti nuovi per il mega LED che copre la facciata del Fan Village e abbiamo rivisto l’esperienza del pubblico dentro. La città deve vivere di questi momenti, ma per alimentare il circolo virtuoso deve costruire un calendario di eventi continuo e di livello.
Un evento serve davvero quando fa tre cose insieme. Anzitutto, ha un effetto immediato: chi abita in città deve sentire che sta succedendo qualcosa di speciale. Secondo, deve costruire il futuro: gli eventi di questi anni, dal 2006 in poi, hanno formato una generazione di professionisti che oggi lavora nei grandi eventi in giro per il mondo. In ultimo, deve avere una significativa ricaduta economica sulla città, che va misurata e non solo percepita. Serve un’analisi indipendente che dica quanto spende chi arriva da fuori, quanto di questo resta davvero sul territorio e quali costi pubblici ci sono stati.
Sottolineo però un’evidenza: troppo spesso ci si muove quando l’edizione è ormai alle porte e si concentrano tutti gli interventi su viabilità, accoglienza e promozione negli ultimi mesi. Bisognerebbe invece pianificare, consapevoli che un evento così incide sulla città per cinque anni. La programmazione deve coprire tutto il progetto, non la singola edizione. E serve far restare vivo l’entusiasmo per tutto l’anno, anche se sappiamo che la vera adrenalina arriva solo quando l’evento si avvicina».
Michele Briamonte
PRESIDENTE CONSORZIO DELLE RESIDENZE REALI SABAUDE

«Ritengo che al di là delle ovvie ed evidenti ricadute positive per tutti gli operatori del territorio, Residenze Reali incluse, l’attenzione che generano eventi di portata mondiale sia il contesto naturale in cui le bellezze senza tempo come la Reggia riescono a esprimersi al meglio. Come anche vicepresidente dell’Associazione delle Residenze Reali Europee, posso dire che tutti i palazzi reali più belli del mondo, tra i quali la Venaria ha gran ruolo, meritano di essere aperti al mondo e ai visitatori di ogni cultura e provenienza: eventi come le ATP Finals sono un virtuoso innesco per questa dinamica.
Accanto ad essa, credo sia importante che un grande evento porti beneficio al territorio tutto, senza fermarsi al centro. In questo senso, penso che la chiave risieda nel fatto che l’evento abbia un forte consenso sociale e sia accettato dal contesto territoriale che lo ospita in modo entusiastico e aperto. Così, al di là del luogo fisico dove si svolge la competizione o l’esibizione, tutto il territorio ne può godere sia in termini di partecipazione che di positive vibrazioni.
La Reggia, ovviamente, proprio per la sua dimensione storica e permanente, assiste nella sua stabilità al “passaggio” di tutti questi grandi eventi. Ognuno di essi lascia qualcosa, ma il modo più incisivo per valorizzarli è la creazione di un legame con la cultura e la bellezza del luogo che li ospita. In tale caso i valori sportivi e l’entusiasmo del grande pubblico ben si connettono con i tratti delle Residenze Reali, luoghi di politica e regno, ma anche di svago e miglioramento personale».
Paola D’Agostino
DIRETTRICE MUSEI REALI DI TORINO

«Le ATP Finals sono motivo di grande orgoglio per Torino. Mi ha colpita lo scorso anno la grande partecipazione di pubblico agli eventi, la proliferazione di iniziative legate al racconto del gioco del tennis, la variegata offerta culturale. Un grande evento sportivo si misura con i numeri, in realtà spesso anche un ente museale, ma credo che i Musei Reali abbiano già vinto la sfida dei numeri e dei primati negli ultimi dieci anni di autonomia.
Le ATP Finals portano presenze numerose e la nostra missione è intercettare questi potenziali visitatori non soltanto attraverso gli eventi, ma anche con la capacità di far conoscere le collezioni. I Musei Reali di Torino hanno un patrimonio da togliere il fiato… anche ai campioni più allenati.
Al centro del nostro operato, oggi più che mai, ci sono le persone, soprattutto i giovani: occorre dare a ragazze e ragazzi qualcosa da interpretare e raccontare. La comunicazione delle Finals accompagna l’attesa, amplifica i momenti decisivi e prolunga il ricordo… Allo stesso modo, anche il museo deve costruire una narrazione che cominci sui canali social, continui nelle sale e prosegua dopo l’uscita. Video brevi, dettagli da indovinare, rubriche ricorrenti e contenuti creati dai giovani possono trasformare l’esperienza in una relazione duratura.
Un esempio concreto è l’applicazione gratuita “MRT Play – Conquista la Galleria Sabauda” che permette di immedesimarsi in alcune professioni museali: la gamification, declinata come strategia al servizio della fruizione, stimola l’apprendimento tramite l’interazione divertente e la sfida costruttiva».
Enzo Ghigo
PRESIDENTE MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA DI TORINO

«Le ATP Finals confermano che il prestigio internazionale di una città nasce dalla capacità di fare sistema, di accogliere persone da tutto il mondo e di trasformare i grandi appuntamenti in opportunità durature per il territorio.
Era il 19 giugno 1999 quando a Seul Torino ottenne l’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2006. Ero presidente della Regione Piemonte e quella fu una vittoria di tutto il territorio, non soltanto del capoluogo. A distanza di oltre venticinque anni, quella lezione è più che mai attuale: il valore di un evento si misura nel tempo, nelle infrastrutture che continuano a vivere, nelle competenze e nelle relazioni che rimangono.
L’Inalpi Arena ne è un simbolo concreto: nata per l’hockey olimpico, oggi accoglie i protagonisti del tennis mondiale.
Questa stessa vocazione internazionale appartiene alla cultura. Il Museo Nazionale del Cinema, con la Mole Antonelliana, contribuisce a fare di Torino un punto di riferimento riconosciuto nel mondo, un luogo di incontro tra patrimoni, linguaggi e sensibilità differenti. Sport e cultura condividono la capacità di superare i confini, attrarre talenti e generare nuove occasioni di crescita. È attraverso il lavoro delle istituzioni e delle eccellenze culturali che Torino e il Piemonte possono consolidare la propria identità internazionale. Perché un grande evento è davvero utile quando il suo valore resta sul territorio anche dopo l’ultimo applauso».
Christian Greco
DIRETTORE MUSEO EGIZIO DI TORINO

«Ospitare per il sesto anno consecutivo le ATP Finals, e il loro successo, conferma la tradizione oramai consolidata di Torino come location di grandi eventi. Le Finals sono ben inserite all’interno dell’offerta torinese, tutta la città si attiva… Ad esempio, il Museo Egizio offre una tariffa di ingresso 2×1 per i possessori del biglietto delle ATP.
Un evento globale diventa davvero utile a chi vive la città ogni giorno quando ha una ricaduta positiva sul territorio e sulle persone che lo abitano. La stessa cosa succede con un museo a grande affluenza come l’Egizio, che nel 2025 ha accolto 1.27 milioni di visitatori. Le attività, le istituzioni e le persone possono trarre beneficio da questi flussi e dalle opportunità offerte dall’evento, laddove le occasioni di arricchimento per i cittadini restano preservate.
Prossimamente inaugureremo la nuova Piazza Egizia, un’agorà aperta alla città, attraversabile anche senza biglietto. Abbiamo immaginato questo spazio per rendere il museo ancora più aperto alla cittadinanza, facendo “entrare” la città nel palazzo.
Sarà l’ideale prosecuzione della nostra ricca offerta culturale aperta a tutti, punteggiata di incontri ed eventi, per la maggior parte gratuiti e che ogni anno si allarga a temi, ospiti e modalità sempre più varie e rivolte a tutti i pubblici, realizzati grazie alla sinergia tra università, enti culturali, istituzioni, scuole e associazioni.
Per una settimana l’anno le Finals fanno qualcosa di simile con il centro di Torino, trasformandolo in uno spazio condiviso. A differenza di un grande evento, un museo come l’Egizio deve avere la capacità di non esaurirsi, ma di continuare a costruire valore e relazioni stratificate ogni giorno dell’anno».
Ambrogio Invernizzi
PRESIDENTE DI INALPI

«Torino e il Piemonte hanno dimostrato di saper trasformare i grandi eventi in occasioni di crescita, non soltanto sportiva, ma anche economica, culturale e sociale. Ospitare ogni anno le ATP Finals significa portare la città al centro dell’attenzione internazionale, rafforzandone l’immagine e la capacità di attrarre visitatori e investimenti. Ma il valore più importante è quello che resta nel tempo: l’orgoglio di una comunità che si riconosce in un progetto condiviso consolidando il ruolo di Torino come città dinamica, aperta e protagonista sulla scena internazionale.
La scelta di legare il nostro nome a quello dell’Inalpi Arena è stata particolarmente ponderata: non cercavamo semplicemente visibilità, ma una partnership coerente con i valori e le ambizioni di Inalpi. Siamo un’azienda nata a Moretta, profondamente legata al territorio, ma con una visione industriale e internazionale. Le Finals rappresentano eccellenza, impegno e capacità di competere ai massimi livelli: valori che appartengono anche alla nostra cultura d’impresa. Il ritorno va oltre la notorietà del marchio: significa dare visibilità a un territorio che innova, produce qualità e dialoga con il mondo.
Lo sport di vertice è anche una vetrina di come ci si alimenta, e ci insegna che i risultati non nascono per caso: sono frutto di allenamento, disciplina e attenzione alla persona. Recentemente abbiamo creato Inalpi Nutrition, per trattare in maniera ancora più approfondita il tema della nutrizione. L’alimentazione è parte integrante del percorso, non soltanto per un atleta, ma per chiunque voglia vivere in salute. Credo che le Finals possano lasciare ai giovani anche questo messaggio importante: prendersi cura di sé significa costruire ogni giorno le condizioni per esprimere al meglio il proprio potenziale, nello sport come nella vita».
Stefano Ricagno
PRESIDENTE CONSORZIO ASTI DOCG

«I grandi eventi oggi contano parecchio. Non solo per la naturale eco che danno a un territorio e alle sue eccellenze, qualsiasi esse siano, ma anche per rinnovare un aspetto che spesso viene ignorato o poco considerato, ed è invece cruciale: lo spirito di comunità che significa identità e che, insieme alla consapevolezza del proprio passato e del proprio presente, dà la percezione precisa di un futuro che esiste, che può essere già immaginato e che va oltre l’oggi e le generazioni attuali. Non è certamente poco… Parlo di un futuro che si costruisce sfida dopo sfida: la nostra filiera, ad esempio, si sta preparando alla fine dell’anno con determinazione, potendo contare su vini di assoluta eccellenza che nascono da un territorio Patrimonio UNESCO. Da sempre le feste natalizie fanno parte dei momenti clou del brindisi “Made in Italy”, di cui Asti Spumante e Moscato d’Asti sono protagonisti assoluti».
Giacomo Pondini
DIRETTORE GENERALE CONSORZIO ASTI DOCG

«La scelta di collaborare con le Nitto ATP Finals nasce (certamente non oggi) dalla necessità di accedere al palcoscenico iconico e seguitissimo del grande tennis mondiale e dei campioni che con le loro imprese ne animano la storia. In più, c’è un ragionamento legato anche al pubblico: il tennis, da tempo, non è più uno sport elitario, ma attraversa età e società; esattamente come le nostre bollicine che oggi sono allo stesso tempo pop e glamour.
Tutto evolve e il sostegno del Consorzio allo sviluppo di nuovi prodotti non si ferma mai; in questo senso mi fa piacere ricordare due iniziative che stanno riscuotendo grande successo: il primo è l’Asti Spumante Rosé, ottenuto dall’unione di due uve pregiate come il moscato bianco e il brachetto; l’altro è l’Asti Vibes, il cocktail a base di Asti Spumante e Vermouth di Torino che mette insieme due grandi espressioni del Piemonte vinicolo. Tutti elementi della nostra tradizione che si evolvono in chiave contemporanea».
Beniamino Savio
CEO E COFONDATORE DI AWE SPORT

«Sono orgoglioso di essere nato a Torino, una città “underdog” che sa ancora stupire. Per chi organizza eventi questa capacità conta molto. Torino sa dare importanza, creando una dimensione di festa diffusa che nel nostro settore chiamiamo “festivalization”: l’evento si estende oltre il luogo della competizione e coinvolge la città. È un valore che un organizzatore può contribuire a costruire, ma che ha bisogno della partecipazione del territorio per esistere davvero.
Nel passaggio da Londra a Torino è cambiato anche il rapporto fra torneo e città. A Londra le Finals erano uno degli appuntamenti di un calendario ricchissimo. A Torino hanno trovato una città che le aspettava per celebrarle. La continuità delle Finals permette di coltivare questa relazione, trasformando un appuntamento in una parte dell’identità cittadina. Quando parliamo dell’impatto di un grande evento, guardiamo alle presenze, all’indotto… ma c’è anche un effetto sul posizionamento internazionale: un evento può portare una città nell’immaginario di persone che prima neanche la consideravano. Cambiando anche lo sguardo di chi la abita.
Da organizzatore, però, credo che una parte decisiva del valore si costruisca dietro le quinte. Con un lavoro che, se fatto bene, diventa quasi invisibile. Un grande evento porta con sé professionisti, competenze ed esperienze maturate in altri contesti. È una vera importazione di conoscenza che un territorio deve saper assorbire, se no le competenze tornano indietro con chi le ha portate. Eventi come le Finals sono un’occasione di apprendimento collettivo; un’eredità magari meno “immediata”, ma con un valore concreto. Evento dopo evento, Torino può rafforzare la propria capacità di attrarre, progettare e gestire appuntamenti internazionali».
Riccardo Zecchini
FOUNDER DEL PALAVILLAGE DI GRUGLIASCO, STRUTTURA D’AVANGUARDIA DEDICATA AL PADEL

«Il tennis e le ATP Finals sono certamente un traino importante, anche se spesso chi gioca a padel arriva un po’ da tutti gli sport, dal calcio, dal calcetto, dalla pallavolo… È un’occasione per socializzare, fare attività sportiva divertente e praticabile con una certa facilità.
Dal post Covid, tennis e padel sono entrati nella lista delle cose che “si potevano fare”, e da allora la crescita è stata continua. Oggi in Italia ci sono più di 15.000 campi da gioco, siamo la seconda nazione al mondo…
Tolta questa considerazione “personale”, è evidente che i grandi eventi sono fondamentali perché riescono a cambiare la percezione della città. Lo abbiamo pensato tutti con le Olimpiadi del 2006 e lo vediamo oggi con le competizioni importantissime che arrivano a Torino, dalla pallavolo al basket, fino appunto al tennis. Un patrimonio che dobbiamo valorizzare e che fa bene alla città: mio zio era il Commendator Zecchini, patron della Klippan Torino che portò in città la prima storica Coppa Campioni italiana del volley… Quindi il tema mi sta particolarmente a cuore.
Ovvio che nella “gara” ai grandi eventi bisogna fare i conti con alcuni aspetti preponderanti, anzitutto le infrastrutture. Oggi Torino ha l’Inalpi Arena, il Palavela (da sfruttare ancora meglio), l’Allianz Stadium, lo stadio Olimpico Grande Torino che potrebbe diventare un gioiello nel cuore della città… Avere strutture importanti genera appeal, la gente apprezza tutto: i luoghi dove si svolgono i match e poi la città nel suo complesso. Tutto migliora se devi competere e la città ne beneficia».