La Torino di oggi non è quella di trent’anni fa. Lo dimostra il Museo Nazionale del Cinema, riaperto nel 2000 come un sogno e oggi uno dei simboli della città al pari della Mole Antonelliana che lo ospita.
Torino si è e si sta trasformando, non senza difficoltà, attraverso un apprezzabile processo introspettivo, ma soprattutto rivolgendosi al mondo.
Oggi che i grandi eventi sono quasi un’abitudine, così come gli investitori esteri e i flussi di studenti universitari, Torino non deve smettere di guardare al mondo. Come? Con competenza, visione e progettualità, affidandosi a figure di raccordo competenti e funzionali, investigando esempi virtuosi e partner imprenditoriali compatibili al nostro tessuto economico.
Torino non deve smettere di guardare al mondo
Un modello? Mi viene in mente la Polonia. Negli ultimi quarant’anni la Polonia è passata da un’economia socialista a una delle più dinamiche d’Europa. La forte crisi debitoria degli anni ’80, seguita da liberalizzazioni e dall’apertura al mercato internazionale, ci ha consegnato un Paese che dal ‘95 al 2025 ha segnato una crescita economica costante, con un tasso medio annuo del 3,93%.
Qualche calo c’è stato, ovviamente, come nel 2020 per la pandemia, ma la parabola dell’economia polacca è in ascesa da trent’anni, e le previsioni di crescita del PIL sono ulteriormente incoraggianti. Tre decadi, dunque, in cui il reddito è praticamente triplicato, all’interno di un processo di crescita “a lungo termine”, ideale per progettare e investire. In questo percorso, cruciale è stata la determinazione con cui la Polonia ha spinto la propria economia verso una spiccata internazionalizzazione; sempre a vantaggio del tessuto interno, e non speculandoci sopra.
Contributi UE, partnership ben studiate e sinergie economiche, hanno contribuito ampiamente alla prosperità di uno dei Paesi più intriganti, oggi, del nostro continente.
Italia e Polonia hanno storicamente un rapporto positivo: una solidarietà antica, l’italiano annoverato tra le lingue più popolari, il contributo nostrano allo sviluppo culturale polacco nel Rinascimento, i rapporti commerciali e quelli strategici nella NATO e nell’UE. Principali asset: Difesa, industria automobilistica e meccanica, energia, trasporti e logistica, collaborazioni culturali.
Torino e l’Italia possono proseguire su questo modello coinvolgendo figure competenti che curino connessioni e programmi, selezionate sia in ambito diplomatico che “tecnico”. Soggetti capaci e, preferibilmente, appartenenti al territorio; in questo modo le azioni messe in campo, anche da un punto di vista squisitamente etico, potrebbero essere costruite per valorizzare i territori coinvolti e non per logiche che non fanno bene a nessuno.
A Trieste, il 4 e 5 novembre, è andata in scena Selecting Italy, tra i principali appuntamenti nazionali dedicati all’attrazione degli investimenti esteri nel nostro Paese. L’Italia è oggi una delle destinazioni strategiche per il capitale internazionale, con un incremento stimato pari al +48% rispetto al 2024 e oltre 35 miliardi di dollari in arrivo. Grandi opportunità che devono essere realizzate.
A Trieste hanno provato a riassumere la “ricetta”: «Sarà fondamentale mettere insieme territori e imprese con chi ha voglia di investire in Italia, e far conoscere le potenzialità che ci sono nel nostro Paese».
I principali ingredienti: dialogo istituzionale di alto livello, coinvolgimento del mondo imprenditoriale e di investitori internazionali, focus su innovazione, sostenibilità e tecnologie avanzate, collaborazioni, networking e sviluppo territoriale, cultura… Buona fortuna a noi!
