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Storie dal set

di Antonella Frontani

Il conte di Montecristo a Torino

Torino, Inverno 2023

Da anni Torino è diventata un set a cielo aperto, per fortuna. Il cinema l’ha scelta come luogo ideale per la bellezza delle location e per la professionalità offerta dalla Film Commission. Tra le tante produzioni ospitate, una mi ha particolarmente colpito: Il conte di Montecristo, un classico dal fascino intramontabile, uno dei romanzi più popolari di Alexandre Dumas. È la storia di Edmond Dantès, ingiustamente perseguitato, che nel finale si congeda impartendo una lezione morale da cui emerge un tratto inaspettato della sua personalità: dopo essersi spietatamente vendicato di tutti i suoi persecutori, confessa di provare un senso di pentimento per i propri eccessi. La trama e il suo finale fanno di questo romanzo un’opera “dark” che colpisce l’immaginario melodrammatico di ognuno. Una lezione di scrittura sulla ricerca dell’effetto. Chi non ha mai desiderato di diventare ricco inaspettatamente e restituire tutti i torti ingiustamente subiti? Il colpo di genio con cui Dumas conclude il romanzo è una lettera scritta dal protagonista al figlio dell’armatore Morrel che in gioventù tentò di difenderlo.

Un uomo che, simile a Satana, si credette per un istante uguale a Dio

Ecco, da quella lezione di morale l’autore restituisce la parola e la dignità al protagonista, che riprende in mano il suo destino e quello altrui con accentuati toni di contrizione e pentimento. «…un uomo che, simile a Satana, si credette per un istante uguale a Dio» è il ritratto che tratteggia di se stesso, nella lettera-confessione, quando complottava per distruggere l’esistenza dei suoi nemici. «…un uomo che ha riconosciuto, con tutta l’umiltà di un cristiano, che solo nelle mani di Dio si trovano l’infinita potenza e l’infinita sapienza», sono le parole con cui racchiude la richiesta di perdono e il tentativo di redenzione verso la purezza. La produzione italo-francese-inglese, di cui è capofila Palomar, è diretta dal danese Bille August, regista che ebbe la sensibilità di dirigere La casa degli spiriti. Tanti sono i luoghi affascinanti che Torino presta a questa storia, come Palazzo Cisterna, costruzione seicentesca che i principi Cisterna trasformarono in dimora aristocratica. E poi, Stupinigi, capolavoro settecentesco di Filippo Juvarra, una delle residenze sabaude proclamate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Sam Claflin, che interpreta Edmond, il conte di Montecristo, sembra una scelta perfetta e il suo ruolo sarà più affascinante del Philip che interpretò in Pirati dei Caraibi, perché questa storia è tratta da “un classico”, quei libri che recano in sé traccia di tutte le letture precedenti e che lasciano, dietro di sé, un segno indelebile nelle culture che attraversano. Libri che non smettono mai di raccontarci il loro messaggio. Libri che dovremmo rileggere perché anche noi cambiamo e ogni volta da essi scaturiscono riflessioni, conforto o interrogativi diversi sulla nostra esistenza. Perché i classici della letteratura «esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come memorabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale», lo sosteneva Italo Calvino…


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