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Torino vista con gli occhi del cinema

Un tour tra le location cinematografiche con Antonella Frontani

di Tommaso Cenni

Primavera 2021

VEDERE TORINO CON GLI OCCHI DI ANTONELLA FRONTANI SIGNIFICA POSSEDERE UNO SGUARDO CURIOSO, ROMANTICO, CHE DI STORIE NE HA SCRITTE TANTE E DI CULTURA CINEMATOGRAFICA NE HA MASTICATA PARECCHIA. SIGNIFICA VEDERE IN UNA STRADA CIOTTOLATA LA CORSA DI SONIA BERGAMASCO, INTRAVEDERE DIETRO A UNA FINESTRA TONI SERVILLO NEI PANNI DEL DIVO ANDREOTTI E STEFANO ACCORSI CHE SVOGLIATO PASSEGGIA PER VIA LAGRANGE.

Cosa vuol dire vedere Torino con gli occhi di Antonella Frontani?

Significa vedere in una strada ciottolata la corsa di Sonia Bergamasco, intravedere dietro a una finestra Tony Servillo nei panni del divo Andreotti e Stefano accorsi che svogliato passeggia per via Lagrange. Non sono allucinazioni, è la nostra Torino vista con gli occhi del Cinema; sfondo e protagonista di diverse pellicole, ognuna importante a modo suo, che Antonella ci ha voluto raccontare.

Piazza Savoia

 

‘Il Divo’, Paolo Sorrentino (2008)

Il nostro viaggio ha inizio in medias res, nel bel mezzo di via Garibaldi, sono le nove di mattina di una giornata fredda di febbraio, e Antonella ci sta parlando di cinema. Ci parla de ‘Il Divo’, film del 2008 di Paolo Sorrentino, che proprio nel laboratorio cinematografico del Torino Film Festival ha mosso i primi importanti passi-cortometraggi di un’importantissima carriera.

 

L’opera valse a Sorrentino il Premio della Giuria a Cannes e una candidatura agli Oscar per il miglior trucco, che chiaramente coinvolgeva il personaggio di Giulio Andreotti, splendidamente interpretato da Toni Servillo. Questi sono i luoghi del Divo: via Garibaldi, gli uffici condivisi tra Palazzo Saluzzo Paesana in via della Consolata e Palazzo Birago di Borgaro, senza dimenticare lo scorcio su via della Misericordia; qui si muove un Giulio Andreotti ricostruito, in parte reinventato da Sorrentino, sicuramente meno ironico e più ermetico. Andreotti venne anche invitato dal regista napoletano all’anteprima del film, che non apprezzò mai, ritenendolo falso, tendenzioso e in parte cattivo; senza però chiederne tagli o censure, considerandolo comunque un mezzo di notorietà, seppur negativa, da buon politico quale era.

Palazzo Saluzzo Paesana

Passeggiando Antonella ci parla di un nuovo progetto che la coinvolge: un programma per Sky che andrà alla scoperta dei luoghi in cui si è formata l’intellighenzia culturale e sociale della città di Torino, con una prima puntata dedicata a Cesare Pavese, a tanti altri, e ovviamente al cinema. I luoghi, insomma, come location ma anche come attori, non banali, solo apparentemente muti. Chiacchierando di questi fatti giriamo su via della Consolata con l’idea di fermarci nella piazzetta omonima del Santuario e parlare di un altro film….

 

‘La meglio gioventù’, Marco Tullio Giordana (2003)

Il film tratta la storia italiana dal ’66 al 2003, data di uscita della pellicola, attraverso le vicende di una famiglia romana, e in particolare dei due fratelli Nicola (Luigi Lo Cascio) e Matteo (Alessio Boni). Vicino al bar storico della piazza troviamo il totem dedicato proprio a Lo Cascio e Boni, e Antonella ci parla del film, nato serie televisiva, che ha dato il la a una generazione nuova di attori italiani: da Jasmine Trinca a Riccardo Scamarcio passando per Sonia Bergamasco.

Una scena de ‘La meglio gioventù’

Con un’altra manciata di passi giungiamo proprio dove Sonia Bergamasco (nel film ‘Giulia’) si rifugia a seguito di una manifestazione degenerata in scontri con la polizia. Sono gli anni ’70, che Giordana ci fa rivivere attraverso le vie limitrofe a via Garibaldi di una Torino operaia, grigia e un po’ dismessa; anni di evoluzione, confronti e prossimamente anche di piombo, da cui Giulia fugge trovando riparo nel cortile di Palazzo Scaglia di Verrua, in via Stampatori.

Palazzo Scaglia di Verrua

Ci siamo emozionati e, pellicola dopo pellicola, abbiamo inseguito l'evoluzione di una città che si scopre raramente ferma

La concitazione post-scontri lascia spazio all’estasi e all’ammirazione per questo cortile decisamente atipico per l’architettura torinese. Progetto e affreschi del 1585 permettono unicamente la meraviglia, e il mondo pare chiuso fuori da un portone. Così che risulta ancor più evidente l’isolamento dato dalla bellezza, di contro a una realtà esterna cruda e che sta mutando, fra chi si sposta al nord con il sogno di studiare, il dibattito politico e l’integrazione più o meno riuscita di vecchi e nuovi arrivati. Su un lato del cortile, a dimostrazione di come la bellezza antica sa, e può, sposare la modernità, Antonella ci mostra una boutique di profumi e fragranze: Via Stampatori Home, un altro gioiellino del posto.

Via Stampatori Home

Torneremo in un altro momento, ora ci concentriamo sul lavoro di Giordana per riportare una città in pieno fermento e rinnovamento, in vista delle Olimpiadi del 2006, all’atmosfera degli anni ’70. Un’operazione non da poco. Ne è testimone la location della manifestazione della famosa fuga: la Biblioteca Civica Bianca Guidetti Serra di via Barbaroux, che nel 2003 non aveva ancora ricevuto le cure della recente ristrutturazione, ed essendo abbastanza malconcia si prestava perfettamente alle esigenze sceniche di Giordana. Ora, invece, è un piccolo gioiello che merita una visita.

Biblioteca Civica Bianca Guidetti Serra

Sempre guidati lungo l’itinerario scelto da Antonella, ci muoviamo più o meno agili fino a piazza Castello, che tagliamo per raggiungere la Cavallerizza in via Verdi. Perché? Perché questo è luogo di mondo, inclusione e internazionalità; infatti qui Antonella ci parla di….

 

‘Venuto al mondo’, Sergio Castellitto (2012)

Cavallerizza Reale

Piazza Castello

Film di Sergio Castellitto del 2012, tratto dal romanzo omonimo di Margaret Mazzantini, premio Campiello 2009, di cui il regista tradusse felicemente il successo letterario. Cast prestigioso, produzione internazionale condivisa tra Italia e Spagna, e che infatti vede protagonisti Penélope Cruz ed Emile Hirsch. Sullo sfondo la guerra in Bosnia degli anni ’90, ricostruita in parte nei Balcani e in parte a Torino, che veste i panni di una Sarajevo decisamente martoriata.
Gemma (Penélope Cruz) si rifugia proprio nella Cavallerizza Reale e in quelle riprese Torino appare come un ideale paesaggio da guerra civile. Tra l’altro la Cruz si innamorerà della riservatezza dei torinesi, elogiando il clima mite cittadino che le permise, con tutta la famiglia al seguito, compreso il marito Javier Bardem, di cenare al Del Cambio e concedersi shopping quasi pop per le vie del centro. Compostezza d’animo sabauda.
Scendiamo poi giù, a riscoprire una Torino a noi più vicina, passeggiando per via Lagrange, mentre Antonella ci racconta del felicissimo esordio alla regia di Marco Ponti, ormai vent’anni fa.

 

‘Santa Maradona’, Marco Ponti (2001)

‘Santa Maradona’ è considerato ancora oggi tra i migliori film del regista piemontese, con la partecipazione di giovani attori destinati poi al successo: Stefano Accorsi, Libero De Rienzo, Anita Caprioli, Fabio Troiano… Calati nel contesto di una Torino già cambiata, non più operaia ma dinamica, diretta verso le Olimpiadi. Ponti ci racconta la fragilità e il senso di spaesamento dati dalla nuova apertura verso il mondo. Andrea Straniero (Accorsi) è il protagonista, laureato in lettere e non in ingegneria, alla costante ricerca di un’occupazione ma perso allo stesso tempo nella movida torinese per la prima volta rappresentata, raccontata ed esportata nel resto d’Italia.

Una scena di ‘Santa Maradona’

La narrazione si sposta nel centro città, nelle passeggiate in via Lagrange, e nell’accidia che Bart (De Rienzo), coinquilino di Andrea, incarna. Torino cerca una vocazione e risposte nello stimolo olimpico, i personaggi di Ponti cercano anche loro qualcosa, probabilmente se stessi, e ne escono sfilacciati; tenuti in pugno dal medesimo disegno superiore che ne dirige movimenti e destini. Ponti li definisce ‘nichilisti ottimisti’, figure dai tratti contrastanti tra luci e ombre. Sopra questi personaggi veglia il senso di quel titolo, ‘Santa Maradona’, che Antonella ci spiega riprendendo le parole di Ponti.

Antonella Frontani

Il riferimento è ovviamente a Diego Armando Maradona, al gol segnato di mano contro l’Inghilterra nell’86: quella mano non sua ma ‘de Dios’, che era allo stesso tempo truffa, genio e presa per i fondelli di tutta una serie di regole imposte.
Pallone, misticismo e una Torino pre-olimpica, nel tempo di un cambio di strada, lasciano spazio a un salto indietro di venticinque anni, fino al maestro del giallo-thriller cinematografico italiano: Dario Argento.

 

‘Profondo Rosso’, Dario Argento (1975)

Piazza CLN

Piazza CLN è indissolubilmente legata all’iconico Blue Bar di ‘Profondo Rosso’ (1975), trasposizione cinematografica ricostruita del dipinto ‘Nighthawks’ di Edward Hopper del 1942. Il film è la seconda pellicola del trittico di Argento che comprende ‘L’uccello dalle piume di cristallo’ (1970) e ‘Suspiria’ (1977), il quale rappresenta il passaggio del regista dal thriller al genere horror. La piazza vuota in cui Carlo ubriaco parla a Marc emana un profumo di atmosfere alla de Chirico che ben si sposa con il noir di Dario Argento, che a sua volta ama spostarsi tra il liberty torinese e il mistero delle ville in collina. Il progressive rock dei Goblin e le composizioni di Giorgio Gaslini firmano una colonna sonora che il regista inizialmente non assecondava, ma che ben presto divenne, insieme al film, un cult.
La strada del nostro tour ormai non è propriamente tutta in discesa ma perlomeno è diritta e ci conduce attraverso via Roma fino all’atrio della stazione di Porta Nuova.

Via Roma

Questo è sicuramente il luogo più evocativo di un film fondamentale (almeno per ciò che riguarda la cultura cinematografica cittadina – parola di Antonella), e cioè…

 

‘Così ridevano’, Gianni Amelio (1998)

Borgo Medievale, Parco del Valentino

Film vincitore del Leone d’Oro nel 1998 a Venezia. Chi scrive non ha visto il film, si sente in colpa e ci tiene a farselo raccontare per bene da Antonella. L’atmosfera ricreata da Amelio è quella della Torino che accoglieva l’emigrazione dal Sud, che si faceva carico dei sogni di tanti italiani; in un ritratto quasi neorealista della tensione e della poesia che integrazione e cambiamento esercitano sulla società. Questo sforzo evolutivo evidenzia tutto il mordente di Torino, chiamata a confrontarsi con se stessa e con il diverso, che è anche futuro. E in quest’ottica di arrivi e partenze l’atrio della stazione nel film diventa emblematico e centrale, con i treni che collegano mondi e aspirazioni differenti. Struggente e profondamente contemporaneo, assolutamente da recuperare.
Dai treni al verde del Parco del Valentino, fino alle storie racchiuse nel Borgo Medievale, per addentrarci nelle vicende con cui a suo tempo Paolo Giordano incantò milioni di lettori.

 

‘La solitudine dei numeri primi’, Saverio Costanzo (2010)

Sul set di ‘La solitudine dei numeri primi’

Torinese, prima fisico, poi scrittore made in Holden, scrisse nel 2008 ‘La solitudine dei numeri primi’, romanzo di formazione dal titolo oggettivamente seducente, che conquistò una platea di pubblico enorme vincendo Premio Strega e Campiello. Dal romanzo, nel 2010 Saverio Costanzo tirò fuori un film, riuscendo nella non facile impresa di bissare un tale successo letterario. E proprio tra gli alberi del Valentino va in scena la complicata infanzia dei due controversi protagonisti, Luca Marinelli e Alba Rohrwacher. Con in testa una visione di Torino ormai irrimediabilmente cinematografica, Antonella ci conduce a quella che sarà l’ultima tappa del viaggio; stavolta ci si va in macchina, direzione Venaria Reale.

Reggia di Venaria

Per ultima Antonella ha tenuto una pellicola pop di successo, realizzata però come si addice a un gesto della settima arte, infatti nel 2013 Riccardo Milano gira…

 

‘Benvenuto Presidente!’, Riccardo Milano (2013)

Kasia Smutniak in ‘Benvenuto Presidente!’

Opera comico-surreale-satirica sulla politica italiana, con protagonisti Claudio Bisio e Kasia Smutniak.
Tra le sedi delle riprese ci sono Palazzo Reale, l’Accademia delle Scienze e Palazzo Civico per le scene al Quirinale; ma la scelta di Antonella cade su una scena in particolare: la Galleria di Diana alla Reggia, trasformata per l’occasione in una pista di pattinaggio, con tende vere a cui Bisio neopresidente si appende, immaginiamo con notevole apprensione generale.

Galleria di Diana, Reggia di Venaria

Il regista gioca quindi con le istituzioni, con la serietà della burocrazia, in un film sicuramente da box office ma con un interessante vena satirica che coinvolge non solo personaggi e cariche, ma anche gli stessi luoghi del potere. Per alcuni di noi vedere la Galleria di Diana in questa nuova veste di pista per roller è il compimento di sogni e immaginazioni di bambini in visita alla Reggia in gite di quarta elementare. Paradossalmente, quindi, il nostro giro in compagnia di Antonella Frontani, giornalista, scrittrice, appassionata di cinema, amica di Torino Magazine, si conclude fuori città, e mentre in macchina la giornata ci concede del sole pomeridiano nonostante la bassa temperatura, questo allontanamento esplorativo apre alla consueta riflessione finale.

Antonella Frontani, Tommaso Cenni e Guido Barosio

Abbiamo visto Torino in svariati tour con gli occhi di una guida turistica, ne abbiamo apprezzato i monumenti e le storie che li avvolgono; abbiamo scoperto aspetti della nostra città che ignoravamo e ascoltato storie che ci hanno trasportato in tempi lontani. Grazie ad Antonella siamo riusciti a popolare Torino di nuove figure, più o meno recenti, osservando ogni strada da dietro una cinepresa, guidati dalle sue parole, ci siamo emozionati e, pellicola dopo pellicola, abbiamo inseguito l’evoluzione di una città che si scopre raramente ferma. Ci portiamo a casa di conseguenza, come sempre d’altronde, la voglia di farci trasportare ogni volta da occhi nuovi, perché Torino ha sempre qualcosa di diverso e interessante da offrirci, basta sapere dove cercare.

 


I luoghi del cinema

‘Il Divo’, Paolo Sorrentino (2008): via Garibaldi, Palazzo Saluzzo Paesana, Palazzo Birago di Borgaro, via della Misericordia

‘La meglio gioventù’, Marco Tullio Giordana (2003): via della Consolata, piazzetta della Consolata, Palazzo Scaglia di Verrua, via Stampatori, Biblioteca Civica Bianca Guidetti Serra

‘Venuto al mondo’, Sergio Castellitto (2012): piazza Castello, Cavallerizza Reale, via Verdi

‘Santa Maradona’, Marco Ponti (2001): via Lagrange

‘Profondo Rosso’, Dario Argento (1975): piazza CLN

‘Così ridevano’, Gianni Amelio (1998): via Roma, stazione ‘Porta Nuova’

‘La solitudine dei numeri primi’, Saverio Costanzo (2010): Parco del Valentino e Borgo Medievale

‘Benvenuto Presidente!’, Riccardo Milano (2013): Reggia di Venaria


Leggi la rubrica di Antonella Frontani sulla settima arte raccontata a Torino

 

(Foto di FRANCO BORRELLI)