C’è un angolo di Torino dove la tradizione incontra la rivoluzione gentile della cucina e del vino. È il ristorante Tratto, un nome semplice, ma ricco di significato: un tratto di strada che ha visto una champagneria trasformarsi in uno dei luoghi più vivaci del panorama gastronomico torinese.

Tutto inizia nel dicembre 2022, quando Eros Pia, anima imprenditoriale del locale, apre con un altro nome una champagneria. Ma il vero viaggio comincia nel gennaio 2024, con l’arrivo di Daniele Rasetto, Daniele Lanzolla e Luca Tomaino: giovani affiatati, competenti, uniti dal desiderio di creare un luogo in cui celebrare buon vino, cucina d’autore e accoglienza autentica.
Nel febbraio 2025, Tratto diventa a tutti gli effetti un ristorante. In cucina troviamo Luca Tomaino, cuoco di talento cresciuto con maestri come Lo Priore e Marchesi, affiancato da Dennis Loconsolo. In sala brillano Daniele Rasetto, sommelier laureato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e il collega Daniele Lanzolla.

Come si analizza un ristorante? Partendo dalle sue parole d’ordine. La prima di Tratto? Ospitalità. Ovvero quella capacità di accogliere con calore e semplicità, e far stare bene. La seconda è cucina, che qui pone le radici nella tradizione, per poi essere reinterpretata con creatività e rispetto. Mentre la terza è cantina, un’evidenza che racconta l’amore di questa squadra per i buoni vini: tanti “naturali”, fermentazioni spontanee, niente lieviti selezionati né solfiti aggiunti. Scelte consapevoli, sia etiche che sensoriali, tra grandi maison e piccoli produttori straordinari.
Da questo giugno, la proposta di Tratto si è arricchita con un nuovo menu degustazione pensato per raccontare al meglio la cucina di Luca, tra abbinamenti arditi e sapori puliti. La stagionalità è il filo conduttore, a 360°, i piatti cambiano spesso, ma alcuni sono ormai dei capisaldi.
Cosa abbiamo assaggiato noi? Partenza con slancio: ostrica, salicornia e midollo, un piatto iconico, in carta dal primo giorno. L’ostrica, selezionata da Mauro Pallottino, viene cotta nella sua acqua e completata con besciamella al midollo di manzo (senza burro), acciughina del Cantabrico e una leggera bruciatura in superficie; menzione d’onore alla salicornia che aggiunge freschezza e croccantezza marina.

Secondo slot dedicato al vitello “stonnato”, una geniale rivisitazione: carpaccio di vitello, maionese alla colatura di alici, katsuobushi, palamita cruda marinata nella soia e riduzione di fondo bruno. Un piatto elegante, ricco, che ribalta la prospettiva classica.
Terzo assaggio: sua maestà il risotto (Riserva San Massimo), cotto in bianco alla parmigiana, mantecato con camembert al latte crudo (dal fornitore di fiducia Amaury Fromager in via Bogino) e burro acido. Cremoso e nitido, ogni cucchiaio è un piccolo capolavoro.
Ulteriore e doverosa menzione alla già citata carta dei vini: 400 referenze a bottiglia, con diverse, interessanti proposte al calice (ideali per chi preferisce assaggiare con misura). E poi, in fondo al menu, la lista dei fornitori: una scelta che parla di rispetto, trasparenza e orgoglio per le materie prime.

Tratto è così: si entra per curiosità, si esce felici, si torna innamorati.
Tratto è un nome semplice, ma ricco di significato: un tratto di strada che ha visto una champagneria trasformarsi in uno dei luoghi più vivaci del panorama gastronomico torinese
La proposta di Tratto si è arricchita con un nuovo menu degustazione pensato per raccontare al meglio la cucina di Luca, tra abbinamenti arditi e sapori puliti
TRATTO
Tel. 331.4694961

(foto MARCO CARULLI e TRATTO)
(Servizio publiredazionale)
