Oggi partiamo da una citazione di un piccolo libro (ma grande nel cuore) che ci è capitato di leggere, puntualmente consigliato da un collega lombardo (nessuno è perfetto) che in questa storia c’entra due volte. La prima volta con il suo consiglio letterario: una storia di fabbrica, pallone, provincia, in cui a un certo punto si dice che: «A prescindere da ciò che ci troveremo ad affrontare, non esiste uno stadio senza vento per le bandiere»; la seconda volta con una recensione culinaria.

In “trasferta” per lavoro a Torino ci ha chiesto una trattoria per provare gusti piemontesi veri, e noi gli abbiamo consigliato di fare tappa alla Trattoria della Posta (strada Mongreno 16).
Lui ci è andato e ci ha ringraziato. Pur non essendo chissà quale esperto di cucina nostrana, ha capito l’affetto, la qualità, la competenza con cui trattano la materia in quel della Posta. In quel luogo che i Monticone (oggi con Enzo) custodiscono da tre generazioni, fin dagli anni ’50, portando avanti una cucina casalinga ma non grossolana, autentica ma non grezza, gustosa e mai eccessiva. Tutte caratteristiche che conducono a dispensare consigli del tipo: «Se vuoi mangiare bene piemontese vai da Enzo, no?». Quasi fosse scontato, una banalità fin superflua da ripetere; d’altronde i Monticone sono lì ad aspettare i commensali da settant’anni.

Eppure ci sbagliamo, perché non si parla mai abbastanza (o troppo) dei posti in cui si sta bene. Non ci si deve stancare di leggere o cantare. E qui si sta bene, si legge la tradizione, si canta il piacere di stare a tavola. La formazione dei piatti che ci vengono serviti si recita come una formazione di calcio antica, di quando si aveva il tempo di impararle e le squadre erano fatte da 13 giocatori.

Tomini conditi, salumi misti, frittatine, ricotta con marmellata, palline di formaggio calde, vitello tonnato, torta di formaggio… Gli antipasti sono un godurioso girone che varia con le stagioni (anche se i formaggi sono sempre protagonisti), mentre tra i primi per noi il dogma è il dubbio (paradossale eh?): gnocchi ai formaggi o agnolotti? Per non sbagliare prendiamo entrambi. E poi, per secondo, ciò che offre la cucina di Enzo: finanziera, bollito misto, guancia… Certamente dipende dalla stagione, ma pure dalle verdure dell’orto della cascina della Posta e dai tagli dei fornitori di fiducia.
Per il dolce noi confidiamo sempre nella presenza della panna cotta, una delle migliori della città. Ma non dimenticate i gelati di produzione propria, una vera chicca. Insomma, l’intero menù della Posta è un’ode all’ampio lessico, piemontese e familiare, della nostra cucina. Una coccola unica, scandita dal ritmo lento di una trattoria come non ne fanno più (o almeno non con questa storicità).

E poi ci sono le tovaglie. Dedichiamo un momento alle tovaglie, a queste tovaglie, rigorosamente a quadri, super caratteristiche, indissolubili dal DNA di una vera trattoria piemontese. Le tovaglie a quadri sono come le bandiere (come quelle degli stadi col vento), simbolo di un certo tipo di ristorazione, testimoni di un’identità e di un affetto mai abdicati e sempre difesi.
La Trattoria della Posta è veramente il luogo adatto per intraprendere un tour culturale nella storia della ristorazione cittadina
La famiglia Monticone è proprietaria della Trattoria della Posta dal 1951 e ne porta avanti antiche tradizioni e buoni piatti piemontesi all’insegna della genuinità.
TRATTORIA DELLA POSTA
Strada Comunale di Mongreno, 16 – Torino
Tel. 011.8980193
Facebook: Trattoria della Posta Torino
Instagram: trattoriadellapostatorino
(foto CHIARA ARLOTTA e FRANCO BORRELLI)
(Servizio publiredazionale)

