
Nell’approfondimento del nostro alfabeto food torinese abbiamo incontrato tante certezze e diverse sorprese. Siamo stati alla Trattoria Torricelli, a cui hanno recentemente dedicato alcuni begli articoli sulla carta stampata; e dopo un tour nell’ormai storico ristorante di via Torricelli 51, ci viene naturale esclamare: “I” come insalata di mare. E voi direte: ma come, a Torino? Certamente, perché l’insalata di mare è uno dei tanti piatti cult di questo posto, rinomato e conosciuto dai gourmand torinesi.
Lo abbiamo riferito anche a Domenico Del Vecchio, che della Trattoria è chef e patron, e ci ha risposto così: «E che ci vuole a fare un’insalata di mare? Basta avere un prodotto ottimo».

Attenzione ai dettagli e di conseguenza ai clienti
In questa frase, semplice e un po’ provocatoria, c’è una buona fetta della mentalità della Trattoria Torricelli, che prima di tutto è più che altro un bel ristorante, in piena Crocetta, intimo, elegante, e in cui si mangia molto bene. In modo schietto, diretto, senza troppi fronzoli. Alla cucina di Del Vecchio ci si affeziona in fretta, e non siamo noi a dirlo, ma i tanti clienti che da 14 anni scelgono questi tavoli (dentro o fuori, nel bel dehors coperto).
Commercialisti, avvocati, artisti (vedi Galliano), e poi dottori, notai, professori… Domenico è orgoglioso della sua platea e se ne prende cura con un modus operandi abbastanza singolare; noi un po’ non ci credevamo, e quindi abbiamo chiesto delucidazioni: «È tutto vero, l’ho spiegato anche ad altri giornali. Tengo sempre due tavoli disponibili per i miei clienti più abituali o storici. Per me è un segno di rispetto e fiducia. E lo faccio soprattutto quando in città ci sono eventi, come le ATP Finals, che portano tanta gente. Io desidero che chi sceglie la Trattoria tutto l’anno abbia sempre un posto qui ad aspettarlo».

Non a caso, Torricelli non vive grazie a una clientela “di passaggio”, non ha nemmeno più un’insegna vera e propria, ma ha la sua community. Domenico la dice così: «I nostri clienti ci scelgono, non “capitano”». Vuoi per il menù, per la bravura di Domenico, per questo modo “atipico” di trattare la propria clientela… ma in 14 anni la creatura di chef Del Vecchio e di Graziella è diventata un simbolo cittadino, un cult gastronomico alla Scorsese, preciso e iconico.
Ecco, ma cosa si mangia alla Trattoria Torricelli? Ci sono ovviamente i cavalli di battaglia, tra i quali la già citata insalata di mare (immutabile ed essenziale), ci sono i classici della tradizione piemontese (Domenico è abruzzese ma qui da oltre 50 anni), ma probabilmente il leitmotiv della Trattoria è la cucina di mare. Una cucina ogni volta puntuale, pulita, senza voli pindarici, come quasi non la si trova più in giro.
Qualche spunto? Dritti al loro baccalà mantecato (leggero e sfizioso come dev’essere), e poi sui primi, sempre di pesce, senza tralasciare i tagli di carne pregiata. In chiusura noi prendiamo un bunet, un caffè e due chiacchiere con lo chef che fa il giro dei tavoli (può farlo solo chi ha ancora un cuoco vero).
In chiusura, cosa ci ha colpito della Trattoria Torricelli? Sicuramente il ritmo, che pare appartenere a un altro tempo; è il ritmo delle cose fatte per bene, con attenzione ai dettagli e di conseguenza ai clienti. Il tempo passa, i ristoranti aprono e chiudono, preparano il ramen, incalzano con il fusion, ti fanno ordinare ai tablet… E va tutto bene, il mondo è bello anche perché evolve. Però è confortante vedere che in mezzo a tutto questo movimento, certe insalate di mare non cambiano mai, al massimo fanno dei giri immensi e poi ritornano…


