ALL’INTERNO DELLO SPECIALE #IOSONOTORINO, UNA SPETTACOLARE GALLERY PER RACCONTARE LA CITTÀ. A CORREDO, GLI AFORISMI PIÙ BELLI CHE L’ HANNO RESA FAMOSA NEL MONDO
ALL’INTERNO DELLO SPECIALE #IOSONOTORINO, UNA SPETTACOLARE GALLERY PER RACCONTARE LA CITTÀ. A CORREDO, GLI AFORISMI PIÙ BELLI CHE L’ HANNO RESA FAMOSA NEL MONDO
Raccontare non è un mestiere semplice. Immergere il lettore – e se stessi – nelle storie raccontate è una sfida che richiede passione, forse un po’ di puntigliosità. Consultando la Treccani, al lemma «Raccontare» si trova una definizione concisa e laconica: «Riferire fatti o parole, specialmente a voce». Già, ma chi scrive? Chi non ha a disposizione il tono della voce, l’espressione del viso e tutti gli altri elementi comunicativi non verbali, come può catturare in modo veritiero questi imprecisati «fatti o parole» e restituirli agli occhi di chi legge in forma scritta, senza tralasciare alcun particolare? Una sfumatura autunnale, un panorama mozzafiato come, ad esempio, la luna in equilibrio sulla punta della Mole. Quando si racconta una città, poi, la sfida si fa ancora più interessante. Perché una città non è un monologo facile a trascriversi, ma un’improvvisazione ragionata a più voci che atto dopo atto vede passare il microfono – o, in questo caso, la penna – a nuovi personaggi, stelle nel firmamento o meteore della vita metropolitana.
Torino Magazine questo guanto l’ha raccolto nell’estate del 1988 quando Jo Ferguson, «un’australiana a Torino», debuttava sulla copertina del numero 1 fotografata da Daniele Carnio. Negli Stati Uniti Bush diventava Presidente, a Seoul si celebravano i XXIV Giochi Olimpici. Qui si teneva la prima edizione del Salone del Libro e Cesare Romiti diventava Amministratore Delegato della FIAT. Trentadue anni dopo, Torino Magazine non ha smesso di comunicare la ‘bella’ città. ‘Bella’ non solo per il suo innegabile charme parigino, ma soprattutto perché in questo 2020 c’è bisogno più che mai di raccontare la bellezza, fissarla nella memoria, sentirsi parte integrante di essa. Il progetto #iosonotorino nasce con questa vocazione: raccogliere voci e idee per il futuro in 100 interviste, ‘ritratti di parole’, affiancando spettacolari scatti fotografici di quei dettagli a cui le lettere, da sole, non potrebbero rendere giustizia.
Ed è proprio a queste immagini della città che ora lasciamo la parola. Sono (quasi) le stesse vedute che nei secoli hanno ispirato – e continuano ad influenzare – pittori, filosofi, scrittori nella loro attività creativa. Loro prima di tutti hanno colto la composta eleganza e la raffinatezza della prima capitale d’Italia, svelandole al resto del mondo, quando forse nemmeno lei sapeva di essere tanto affascinante. Chi, meglio di loro, può dare voce a Torino. Perché descrivere la città è pura razionalità, ma raccontarla è un’arte.
«Senza l’Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Ma senza Torino, l’Italia sarebbe molto diversa» (Umberto Eco)
«Torino non era una copia in piccolo di Parigi anche perché, a differenza di questa, non fu città di sommosse, di barricate. È una città che produce eccentrici, solitari, genialoidi e talora tipi geniali, outsider, scrittori e pittori»
(Vittorio Messori)
«Entrare a Torino un bel pomeriggio d’agosto vuol dire trovare una città di portici, di stucco rosa e giallo, di innumerevoli caffè… i campanili in cotto, la luce morbida e gialla, la gamma di colori, la suggestione dei suoni»
(Henry James)
«Un altro giorno, un’altra ora, ed un momento; dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento; Il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco» (Subsonica)
«Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia» (Italo Calvino)
«Ah, ricordo un tramonto a Torino, nei primi mesi di quella mia nuova vita, sul Lungo Po… l’aria era di una trasparenza meravigliosa; tutte le cose in ombra parevano smaltate in quella limpidezza» (Luigi Pirandello)
«Torino, Il primo posto dove io sono possibile» (Friedrich Nietzsche)
«Abbracciata da un orizzonte alpino, che sembra un ibrido tra Parigi e New York» (Financial Times)
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