Destinazione paradiso
Arrivi e sei davvero stanco, quelle dodici ore di volo, con scalo a Dubai, non sono certo un regalo per dorsale e cervicale, il sonno c’è e si fa sentire. Il contatto degli occhi, socchiusi col sole tropicale, ti rendono corpo estraneo in un luogo che ancora devi accettare. Ma, dopo pochi minuti, tutto cambia e la meraviglia ridesta sensi e sentimenti. Perché quando l’idrovolante si alza in volo da Malé l’oceano si schiera a parata, facendoti capire la ragione del tuo viaggio.
L’ouverture è un gioco pittorico dedicato al blu e a tutte le sue possibilità: l’azzurro chiaro di acque poco profonde e sabbiose, il turchese, che segnala lagune e barriere coralline, l’azzurro ceruleo, dove i fondali sono più profondi e luminosi, il blu cobalto, dove l’abisso non fa arrivare il sole, il blu marino, quasi nero, perché la profondità si accentua ancora e ancora, il verde acqua, più favorevole alla vita, alle creature minuscole o gigantesche che lo abitano.

Non hai ancora finito di stupirti – e intanto dorso e occhi si sono rigenerati come per incanto – che la magia prende il sopravvento. Perché, sotto di te, il buon Dio dei viaggiatori ha disteso l’arazzo delle Maldive: 1200 isole coralline – alcune piccole, altre piccolissime e in buona parte minuscole – tutte diverse tra loro, disegnano il pano rama come concepite da qualche genio del puntinismo astratto: Damien Hirst, Jennifer Bartlett, Jorinde Voigt.
L’arazzo in questione ha una superficie di 90.000 metri quadrati, e le isole abitate sono solo 200 del totale. Non c’è niente come le Maldive, questo è un capolavoro del nostro pianeta che non ha eguali, e che non assomiglia a null’altro. Il mare assoluto? Probabilmente sì, non solo per bellezza, ma anche per differenza. E la temperatura delle acque fa la sua parte: quando ti immergi ci sono mediamente due o tre gradi in meno rispetto alla superficie, per un godi mento senza pari, per un’immersione in qualcosa di primordiale, che ti connette idealmente alla componente liquida del nostro pianeta, che poi è il 71% della superficie terrestre.
Ma com’è nato questo capolavoro della natura? Charles Darwin, nel suo libro The Structure and Distribution of Coral Reefs, propose una teoria sulla formazione degli atolli corallini che, secondo lui, ebbero origine quando le isole vulcaniche (o veri e propri vulcani) si inabissarono nel mare. Un processo lento ma inesorabile, comune a tutto l’arcipelago. Col tempo i coralli, alla ricerca di nutrimento, risalirono in superficie e costituirono una barriera intorno all’isola sommersa, for mando così un atollo. Nelle Maldive ce ne sono 26, collegati, in un sistema complicatissimo e fascinoso di canali, correnti, bassi e alti fondali, alle 1200 isole dell’arcipelago.

La stessa parola “atollo”, usata in tutto il mondo, deriva dal maldiviano atholhu. Quella di Darwin è una spiegazione attendibile? Forse. Di fatto sinora nessuno ne ha scovata un’altra migliore. Ciò che i naviganti ben sanno è che l’unica cartografia di riferimento ha quasi duecento anni; redatta dal capitano britannico Robert Moresby, tra il 1834 e il 1836. Nonostante oggi ci siano mappature satellitari sofisticatissime, i formidabili marinai nativi continuano a preferirle, perché ricche di dettagli mai più rilevati.
Ma questa non è una realtà inchiodata dalla sua topografia: le Maldive si muovono, si spostano, vanno e vengono, cambiano con le stagioni e a volte per sempre, si spezzano per poi ricomporsi. Anche il loro numero non è stabile, perché qualcuna scompare e altre se ne aggiungono, talvolta solo occasionalmente. I velisti sanno che ci si può imbattere in un’isola senza nome, disabitata, che non è indicata in nessuna mappa. Chissà se, in un viaggio successivo, sarà ancora li?
Questo gioco tra onde, coralli, maree e vulcani sommersi, resta sostanzialmente un mistero. Certo che l’irrilevante altezza delle superfici emerse lo agevola; quel bianco che osserviamo dal cielo, circondato dal grande blu che lo circonda, più che una tavolozza è una bandiera, sventola se la natura lo ordina.

Il mare che cura e trasforma
Il contatto con la dimensione oceanica delle Maldive non è solo benefico, lo avverti come taumaturgico. E tu rispondi al suo richiamo, che poi è quello che ti ha fatto concepire un viaggio dove hai sorvolato tre continenti, per raggiungere il luogo delle tante isole che punteggiano un blu “che si muove anche di notte”, come canta Paolo Conte.

Così, quando finalmente ci sono, non posso che pensare a una delle più insidiose considerazioni di Alessandro Baricco: «Il mare non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti». Mare assoluto? Lo abbiamo già detto. Ma anche paradiso in pericolo.
Le Maldive hanno un’altezza media di un metro e mezzo, se il riscaldamento globale procederà di questo passo, tra pochi lustri, invece dei puntinati di Hirst, resteranno solo le tele di Klein, rese celebri dal blu profondo e uniforme, tanto per intenderci. L’uomo ha colonizzato l’arcipelago con mano leggera, almeno sinora. I suoi abitanti, musulmani, parlano il divehi, lingua indo ariana autoctona, e sono, per vocazione, formidabili pescatori.
In realtà dovremmo dire “lo erano”, perché, negli ultimi trent’anni, il turismo ha radicalmente modificato l’asset dell’economia maldiviana. Per primi arrivarono hippy e viaggiatori estremi, quelli con bagaglio minimale appresso e tanta voglia di scoprire un nuovo paradiso. Lo trovarono: popolazioni accoglienti e servizievoli, natura incontaminata, spese irrisorie per installarsi. Stiamo parlando degli anni Settanta, quando nell’arcipelago vennero installate le prime rudimentali guesthouse. Ma l’idillio durò poco. Le strutture di accoglienza si abbellirono, i prezzi vennero tarati verso l’up e, gradatamente, arrivarono le grandi compagnie del turismo internazionale.

Comunque, per come sono disposte nell’oceano, le Maldive non saranno mai preda dell’overtourism. Questione di spazi, di distanze, di frammentazione delle superfici emerse. Così, col tempo, ha preso corpo la formula: “un’isola, un resort”. Dove queste minuscole terre emerse sono ideali per ospitare una struttura con tutti i suoi servizi – ville, reception, piscine, ristoranti, approdi, strutture sportive – ma quasi mai più di una, sostanzialmente a causa della superficie ridotta.
Dalla formula, il concetto di esclusività: il turista vive in una tribù omogenea, in una location lussuosa e ricercata, isolata dalle altre, e senza confronti con le altre, dove trova tutto quello che può essere necessario al proprio soggiorno. Un piccolo paradiso tropicale – oggi ce ne sono un centinaio – a propria disposizione, ideale per settimane romantiche, per il relax assoluto, per i viaggi di nozze.
Quello che viene a mancare quasi completamente è il con tatto con i nativi, perché loro hanno le loro isole e voi la vostra. Gli unici maldiviani che conoscerete sono quelli che lavorano nel vostro resort, discreti e silenziosi, sembra quasi di non vederli. La visita ai villaggi è sostanzialmente interdetta (servono permessi speciali), perché non amano il contatto coi visitatori e il governo protegge e tutela l’inclinazione.

L’economia maldiviana vive due segmenti molto distanti tra loro. Nelle isole i nativi sono dediti alla di pesca – in quanto marinai abilissimi – e producono esclusivamente quello che gli serve: banane e frutta tropicale, sono minimali gli allevamenti di caprini e pollame. Ma una crescente quota della popolazione oggi è dedita al turismo, un comparto non ancora pienamente sviluppato, però in vertiginoso ammodernamento.
Protagonisti i player del mercato internazionale, ma, sempre più, anche realtà maldiviane. Nei resort ampio impiego del legno, riciclo e recupero delle acque, nessun edificio che supera, in altezza, le palme degli atolli. Due le soluzioni abitative più diffuse: beach villas, con piscina privata e accesso diretto al mare, oppure palafitte, le water villas, munite di scivoli per tuffarsi, uno per ogni unità. Tutto è proteso al pieno godimento del mare.
Quel mare che, come scriveva Hermann Melville: «È la più grande incarnazione della natura selvaggia e incompresa. Siamo attratti da esso come da qualcosa di misterioso e antico, che rispecchia la nostra stessa anima». Per questo viaggio abbiamo scelto due strutture di proprietà maldiviana, tra le più nuove ed esclusive dell’arcipelago, concepite e realizzate dal gruppo Sun Siyam Resorts.
Il sogno di Ahmed Siyam Mohamed
33 anni fa chi avrebbe mai immaginato che quel ragazzo di 14 anni, Ahmed Siyam Mohamed, mingherlino, nativo della minuscola isola di Kudafari, tra le più povere dell’atollo di Noonu, dove non c’era neanche l’energia elettrica, avrebbe creato un impero, regolarmente premiato con i massimi riconoscimenti turistici internazionali?
Ma questa è una bella fiaba, perché la tenacia e il talento sono stati premiati, e gli ambiziosi obiettivi raggiunti. Ahmed giunse a Malé cercando opportunità di studio e, per mantenersi, lavorò incessantemente in cambio di cibo e alloggio. È lui stesso a raccontarci quegli anni: «Il successo appartiene a coloro che lavorano sodo. Forse ora non ci crederà, ma tra il 1991 e il 1998 ho lavorato 22 ore ogni giorno, dormendo solo due ore per notte».

La svolta avvenne nel celebre molo N°1 di Malé, quando comprese che le guide turistiche ricevevano commissioni a ogni visita. Così, dopo la scuola, ogni giorno dedicò tutte le sue energie alla ricerca e alla guida dei turisti in giro per la capitale. I riscontri furono immediati, anche dal punto di vista economico. Negli anni seguenti l’istituto alberghiero, la laurea, la prima agenzia di viaggi, il seme dal quale nascerà il suo gruppo, che oggi conta 3000 dipendenti e cinque resort.
La lungimiranza di Ahmed lo ha portato a intuire che il turismo maldiviano non deve consolidarsi come fenomeno statico, ma che le nuove sfide sono quelle di un approccio ludico e attivo, non più sola mente contemplativo, e fortemente proteso verso una sensibilità blue & green, rispettosa dello straordinario patrimonio ambientale dell’arcipelago.
A piedi scalzi nel Siyam Iru Fushi
La classe di uno stile inconfondibile, il relax, la ricerca dell’armonia con la bellezza di una natura onnipresente. Come scrisse Jules Verne: «Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre. Il suo respiro è puro e sano. È un immenso deserto, dove l’uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita ai suoi fianchi».
Sun Siyam Iru Fushi, aperto nel 2008, 5 stelle del gruppo alberghiero 100% maldiviano Sun Siyam Resorts, si trova nella estremità meridionale dell’atollo di Noonu e dista 45 minuti di volo panoramico, in idrovolante, dal Velana International Airport di Malé. Questo resort, la cui spa e alcuni dei ristoranti, come quello francese e italiano, sono pluripremiati, occupa 21 ettari su un’isola benedetta dalla lussureggiante foresta tropicale.
Ma ciò che colpisce al primo sguardo è la spiaggia, con sabbia fine e bianca, delimitata da un lato dal verde smeraldo della vegetazione e dall’altro dal turchese del mare. Da percorrere a piedi, la mattina presto o al tramonto, lungo tutto il perimetro dell’isola: solo spiaggia, senza soluzione di continuità. Eleganza e semplicità si respirano in questo resort dall’atmosfera rilassata, dove si vive da mattina a sera a piedi nudi.

Iru Fushi è adatto a tutti. Alle famiglie (i più giovani, sotto i 15 anni, non pagano) e agli adulti in generale: piscina adults only, 14 ristoranti di specialità e una spa firmata Thalgo France, con oltre 140 diversi trattamenti. Le camere, veri e propri appartamenti, sono 221, delle quali 138 beach villas e 80 water villas. Grande suggestione nelle overwater, che hanno un pannello trasparente dove osservare, direttamente dal letto, la vita sotto marina.
Tra i ristoranti – un vero festival quotidiano di sapori – vanno menzionati l’Islander’s Grill, pesce appena pescato alla griglia, The Trio, cucina italiana contemporanea, Bamboo, per chi ama i gusti asiatici, Taste of India, profumi e spezie del subcontinente, Teppanyaki, sushi e sashimi, e Flavours, cucina francese d’autore. Reflections, in posizione strategica per l’appuntamento fisso con il tramonto, è un bar con infinity pool a sfioro, lunga 25 metri.
La pluripremiata spa by Thalgo si trova in un’area appartata del resort, immersa in una vegetazione tropicale di palme e alberi in fiore. Nelle venti salette a disposizione degli ospiti si effettuano oltre 140 trattamenti utilizzando tecniche orientali, comprese quelle maldiviane, e occidentali. Un medico ayurvedico residente, guida gli ospiti attraverso i trattamenti maggiormente indicati per il loro benessere.

Lo snorkeling è una attività imprescindibile: qui è facile osservare da vicino gli abitanti del mondo subacqueo, dove la star è il pesce pagliaccio, che si può incontrare nel Nemo Garden, impianto restitutivo di barriera corallina a pochi metri dalla riva. Per le immersioni, il diving center certificato SSI organizza non soltanto corsi, ma anche uscite per esplorare la barriera corallina, dove si trovano mante, squali nutrici e leopardo, che nuotano tra le thila, le formazioni coralline che dal fondale si ergono fino a 5 metri dalla superficie.
Molti sono coloro che scelgono le Maldive per viaggi di nozze e anniversari, in questo caso le proposte romantiche à la carte rispondono a ogni esigenza. Compresa quella di noleggiare un’isola deserta, minuscola e dalla sabbia bianchissima, dove godersi l’intera giornata, ma anche gli sfizi gastronomici degli chef di Iru Fushi. Prima di partire sarete invitati a piantare la vostra palma, il migliore augurio di buon ritorno in questo angolo di paradiso.
Siyam World, il meglio della ristorazione tropicale
Il dinamismo, il fine dinner, i maestri del football inter nazionale, il mare vissuto in tutte le sue dimensioni e molto altro ancora. Perché, come affermava Jacques Cousteau: «Il mare, una volta che ha catturato il tuo sguardo, ti tiene nella sua rete di meraviglia per sempre».
Inaugurato a ottobre 2021, il Siyam World Maldives, resort cinque stelle di nuova concezione, è l’ultimo nato del Gruppo. Si trova su una delle più grandi isole delle Maldive, Dhigurah, nell’atollo di Noonu, a 40 minuti di idrovolante dall’aeroporto di Malé. La struttura propone un nuovo concetto di vacanza nell’arcipelago dell’Oceano Indiano, offrendo agli ospiti non soltanto mare e lunghe spiagge, ma anche un ventaglio di esperienze per una vacanza completa, inclusiva e divertente, in assoluto “attiva”.

La principale caratteristica di Siyam World è l’estensione della sua isola, ben 54 ettari, per una lunghezza di 1,7 chilometri e una larghezza di quasi 4,5. Siamo in un contesto naturale unico e raro alle Maldive: oltre alle spiagge e alla barriera corallina, è presente una vegetazione rigogliosa e varia, dove hanno trovato rifugio molte specie animali. Per ridurre l’impatto sulla natura del luogo, il resort è stato concepito in diverse aree, ognuna delle quali offre propri servizi e punti ristoro. Ci si sposta facilmente con mini bus elettrici che si arrestano a fermate prestabilite, ma sono anche sempre pronti a dare un passaggio.
Infinite le tipologie di camere. Ben 16 sistemazioni differenti, con proposte che spaziano da 89 fino a 3.000 metri quadrati, dalle pool beach villas a pochi passi dalla spiaggia, alle water villas sull’acqua, con scivolo per tuffarsi in mare, fino alle strutture da 2 a 5 camere da letto. In totale le unità abitative arredate in ricercato design contemporaneo – sono 469, delle quali 181 sulla spiaggia, o nelle immediate vicinanze, e 288 sull’acqua.

Immersa nella vegetazione tropicale, Veyo Spa (il nome significa “vite”, un omaggio alla folta e rigenerante vegetazione dell’isola) è il luogo dove ricaricarsi o farsi coccolare da massaggi e trattamenti. I prodotti utilizzati sono locali, con la maggior parte dei massaggi a base di oli medicali tradizionali maldiviani o di erbe tropicali. Come Veyo Signature, per rilassare i muscoli e alleviare le tensioni, oppure Veyo Scrub, un trattamento a base di sabbia, erbe o polpa di cocco per uno scrub pro fondo.
Fiore all’occhiello di Siyam World è la ristorazione, un vero festival internazionale permanente, dove la regia è firmata dall’executive chef Aaron Slater. Tra le pro poste che spaziano in ogni dire zione noi abbiamo particolarmente amato: Takrai, che serve cucina thai, l’indiano Kurry Leaf, lo spagnolo Andalucia, Arigato, raffi natissimo giapponese sulla spiaggia, dove sushi e sahimi vengono preparati con il pescato dell’oceano (una marcia in più rispetto ai migliori ristoranti nipponici internazionali).

Da poco inaugurato è il Kaage, ristorante maldiviano (“sala da pranzo” in divehi), con ricette e piatti della tradizione locale, rivisitati in chiave contemporanea. Una nota a sé merita il Barrique Wine Cellar, per lo showcooking dinner. In una grotta scavata sotto la spiaggia si trova il nirvana di ogni gourmet: etichette dei maggiori produttori mondiali, champagne d’annata, una elegante boiserie che ospita la cucina di Mangal, chef indiano con esperienze in tutto il mondo.
Invenzioni sorprendenti, un métissage di ogni dove, risultati di levatura Michelin, due stelle, anche tre. Per noi, incontestabilmente, una delle migliori esperienze gastronomiche mai provate. Con l’obiettivo di arricchire ulteriormente l’offerta food, Sun Siyam Resorts ha lanciato un’attività di Chef Residencies, con rinomati ospiti del set internazionale. L’iniziativa mette in primo piano il talento dei cuochi abbinato ai prodotti maldiviani, per offrire una visione di cucina senza confini e sempre nell’ottica della sostenibilità.
Tra i protagonisti: Claude Bosi, due stelle Michelin, e patron del Bibendum, nella iconica Michelin House a Londra; Sebastian Frank, due stelle al berlinese Horváth; Tom Brown, chef stellato nel quartiere londinese di Hackney; l’italiano Andrea Aprea, due stelle a Milano. Ai Siyam Resorts si sta affermando il concept di vera cucina “del futuro”: ibrida, sensuale e tropicale.

Prossima tappa a fine anno, con la presenza di due tra i migliori chef del Regno Unito, Tom Brown (un ritorno assai gradito) e Brad Carter, lo chef stellato Michelin dietro Carters of Moseley. Insieme, creeranno un menu che fonde tradizione e sperimentazione, tropicalismo e innovazione europea. E durante la giornata cosa fare? Le possibilità per un soggiorno “attivo” sono infinite, con una continua evoluzione dell’offerta: si va dal più grande parco acquatico del sud-est asiatico alle attività a motore: parasailing, flyboard, seabreacher, moto d’acqua semi sommergibile, fino all’ultima adrenalinica novità:
CudaJet, lo zaino dotato di motore per nuotare sott’acqua. Sorprendente il mermaiding, disciplina acquatica che riproduce il nuoto delle sirene, dove si indossa una guaina pinnata dai fianchi fino ai piedi. Appena inaugurata l’unica pista da go-kart alle Maldive (con vetture rigorosamente elettriche), lo Speed Racers Circuit, che si snoda su una superficie di 205 metri quadrati. Gli spazi del resort sono concepiti in modo che la privacy e la tranquillità degli ospiti sia totalmente garantita.
Chi vuole dedicarsi alle diverse proposte può farlo senza interagire in alcun modo con coloro che prediligono il relax totale, in spiaggia o in piscina. Ma scoprire l’ambiente marino resta imprescindibile. Thuhu, ovvero Mariyam Thuhufa, 27 anni, è la biologa marina in servizio dall’apertura del Siyam World. Insieme al suo team si occupa di programmi di ripopolamento dei coralli (coral propagation e reef restoration) e del censimento delle tartarughe marine.

Le escursioni proposte, dallo snorkeling a quelle più impegnative, sono una vera esplorazione in un mondo fantastico. Con poche basilari istruzioni ci siamo trovati a nuotare in una composizione coloratissima di pesci tropicali, osservando mante e tartarughe marine. Il massimo dell’emozione provata? L’incontro con una nuvola di minuscoli pesci damigella, che hanno danzato intorno a noi, a lungo, con movimenti perfettamente sincronizzati.
Altro punto di eccellenza del Siyam World è il football camp, dove i giovani ospiti (in un campo regolamentare FIFA) hanno avuto, e avranno, la possibilità di allenarsi con: Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Michael Owen, Este ban “Cuchu” Cambiasso, Carles Puyol, Marco Materazzi, Robert Pirès, Juan Sebastián Verón, Eric Abidal, Bobo Vieri, e, prossimamente, Rio Ferdinand. Bene, l’idrovolante che ammara dolcemente nelle acque del Siyam World ci fa capire che è ora di tornare. L’ultimo regalo di questo viaggio è la visione di atolli e isole dall’alto, che rivediamo in un rewind emozionante, pronto a cedere il passo alla nostalgia.

Inevitabile pensare al mito fondante di questi luoghi, che la leggenda vuole creati dal gigante Alfivr, benevolo e celeste. Fu lui a far discendere l’arcipelago dal cielo, trasmettendo ai nativi il dono della navigazione e del l’astronomia. E oggi quelle stelle sono un firmamento marino. Tali resteranno, se sapremo fare buon uso di questo dono ancestrale.
(Foto di MARCO CARULLI)

