
«D’inverno il mio paese è il paese del fango, come in primavera è il paese dei peschi e dei ciliegi in fiore, d’estate è il paese delle lucertole e delle lepri e d’autunno è il paese dell’uva, delle vendemmie nere della Barbera». Lo ha scritto Davide Lajolo, scrittore, politico e giornalista italiano, nato proprio a Vinchio. Nelle sue parole, come in molti suoi scritti in generale, torna con decisione il rapporto stretto con questa terra; e il tema, fondamentale, del mondo del vino. Perché se sei nato qui, i riflessi del sole sugli acini d’uva sono riflessi dell’anima, e gli orizzonti dei filari sono presenti negli occhi fin da che si ha memoria di se stessi. Inizia così la storia di Vinchio Vaglio, nata come Cantina Cooperativa nel 1959, proprio dal legame fortissimo con questa terra; e dalla volontà di salvare questa zona vitivinicola da una remunerazione delle uve ormai insostenibile.
500 ettari circa di terra coltivata, più di 1 milione di bottiglie
Unire le forze per poter avere un altro peso sulla determinazione del prezzo dell’uva: questa era la missione, che ben presto evolse verso nuovi lidi, come ci ha raccontato il direttore, Marco Giordano: «Vinchio Vaglio nasce fin da subito da una sorta di disputa, che in maniera un po’ involontaria si è poi rivelata una scelta lungimirante: ovvero quella di posizionarsi al confine tra Vinchio e Vaglio, in una pianura che poi ha permesso di estendere notevolmente la produzione, cosa che sulle colline (più complesse da coltivare) non sarebbe stato possibile. Dopo lo scandalo del metanolo, a fine anni ’80, siamo stati tra i primi in Italia a credere in un piano di rivalorizzazione della Barbera, all’epoca parecchio screditata, attraverso il progetto “Vigne vecchie”, che avrebbe recuperato vigne di almeno 50 anni per produrre Barbera di qualità. Quello che era sempre stato un vino da tavola e poco di più, sarebbe diventato un vino di qualità, con affinamento in legno e una dignità differente. E così è stato. La prima annata del nuovo corso risale al 1987, e si trattava principalmente di vino sfuso, apprezzatissimo fin da subito».

Ma il salto evolutivo, verso l’eccellenza a 360° che oggi Vinchio Vaglio rappresenta, arriva qualche anno dopo. È infatti nei primi anni 2000 che alla qualità del prodotto si affianca un nuovo modello commerciale e distributivo, con un sistema di agenti sempre più ampio, che nel tempo ha portato Vinchio Vaglio a imbottigliare l’intera produzione del suo vino (un modello di efficienza che in Italia ha i massimi riferimenti nei produttori altoatesini).

Oggi Vinchio Vaglio può contare su quasi 200 associati, 500 ettari circa di terra coltivata, più di 1 milione di bottiglie prodotte ogni anno. Ne ha fatta di strada la cooperativa, che oggi oltre alla Barbera produce un’ampia gamma di altri vini. Esportando in Italia e all’estero, anche attraverso format innovativi: un esempio è la Bag in Box (per chi non lo sapesse è un contenitore per vino sfuso formato da un sacchetto di materiale plastico per alimenti contenuto dentro a una scatola di cartone, con un rubinettino per gustare il vino in modo pratico, conveniente e rispettoso dell’ambiente). «Le Bag in Box sono molto apprezzate in Italia, ma soprattutto all’estero (specie in nord Europa). Ci siamo lanciati in questa avventura nel 2008, e oggi produciamo moltissime Bag in Box, nei formati da 3 e 10 litri, rispettivamente per la ristorazione e per le enoteche». Uno degli elementi fondamentali del successo di Vinchio Vaglio è proprio il dialogo tra storicità e un progressivo aggiornamento tecnologico, sia delle strutture che delle macchine: «Dal 2008 possiamo contare su un’intera nuova linea di imbottigliamento quasi completamente automatizzata da 5000 bottiglie all’ora. E nel 2011 abbiamo installato il primo impianto fotovoltaico. Questo perché per noi è e sarà sempre imprescindibile la missione di prendersi cura di questo territorio. Con le azioni per salvaguardare la Riserva Naturale della Val Sarmassa, con il progetto dei Nidi (un percorso nel bosco adiacente la cantina ideato dall’architetto Andrea Capellino, ndr) oggi sede di eventi, picnic, degustazioni immersi nella natura, con le tante iniziative dedicate all’opera letteraria di Davide Lajolo, che a questa terra è sempre stato legatissimo».
La cultura dialoga con la qualità del lavoro, con la fatica, con la programmazione: «Abbiamo ricevuto recentemente la certificazione Equalitas, un rinomato standard in tema di sostenibilità nel mondo del vino, non solo ambientale, ma etica e sociale. La cooperativa è nata più di sessant’anni fa con l’obiettivo di creare reddito per questa terra, per le famiglie di qui, insieme, per il bene delle generazioni a venire. Fa parte del nostro DNA. E nei calici dei vini Vinchio Vaglio c’è tutto questo, ci sono decadi di studi, passione, innovazione, e tanto amore per questi luoghi».
La storia di Vinchio e Vaglio Serra è la storia dell’amore dei loro abitanti per il Monferrato, una terra difficile, magra, dai pendii accentuati, le cui vigne scoscese e a strapiombo ai margini dei boschi sono state educate a prezzo di fatiche inenarrabili.
Una storia che inizia come Cantina Cooperativa nel 1959, proprio dal legame fortissimo con la propria terra, il Monferrato; e dalla volontà di salvare questa zona vitivinicola da una remunerazione delle uve ormai insostenibile
VINCHIO VAGLIO
Regione San Pancrazio, 1 – Vinchio (AT)
Tel. 0141.950903
(foto VINCHIO VAGLIO)
(Servizio publiredazionale)


