Nel mondo dell’alta cucina, esiste un palcoscenico che rappresenta l’apice dell’eccellenza gastronomica, il premio Oscar, le Olimpiadi, i Mondiali dell’arte culinaria. Stiamo parlando del Bocuse d’Or, la competizione che da quasi quarant’anni celebra il talento e la creatività dei migliori chef del mondo che si riuniscono a Lione, ogni due anni, per una sfida all’ultimo piatto.
Una competizione conosciuta e riconosciuta a livello internazionale, tanto da essere inserita nel recente film diretto da John Crowley, We Live in Time – Tutto il tempo che abbiamo (2024). Florence Pugh nel ruolo di Almut Brühl, chef emergente determinata a lasciare il segno nella storia della cucina nonostante la sua malattia, affronta proprio questo concorso (le qualificazioni britanniche per essere precisi) con la stessa intensità con cui vive la sua esistenza, trasformando ogni piatto in un messaggio di passione e resilienza (tranquilli, non vi spoileriamo come finisce).
Ideata dal leggendario chef Paul Bocuse, la competizione rappresenta quindi il culmine dell’eccellenza gastronomica globale dal 1987. La gara prevede che ogni team selezionato (massimo 24), composto da un chef e un assistente (commis) sotto i 22 anni, prepari in 5 ore e 35 minuti due elaborate presentazioni: un piatto di carne e uno di pesce. Le creazioni sono valutate da una giuria internazionale di 24 rinomati chef, uno per ogni Paese finalista, che giudicano in base a criteri di gusto, tecnica, estetica e creatività.
In Italia, la selezione per individuare il proprio team si è tenuta il 18 marzo 2025 a Torino, durante l’Horeca Expoforum presso il Lingotto Fiere. È la prima volta che il capoluogo piemontese ospita questo prestigioso evento, organizzato in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi, accendendo i riflettori sulla manifestazione ‒ una delle più importanti dell’anno (ormai a livello nazionale) per il settore della ristorazione, dell’ospitalità e del food & beverage ‒ e sul territorio. Ad aggiudicarsi il primo posto è stato il varesino Matteo Terranova, chef de La Stua de Michil di Corvara in Badia (Bolzano) che, con i suoi piatti connotati da un forte legame con il territorio montano, ha incantato la giuria. Ma il suo percorso non finisce qui. Arrivare alla finale di Lione non è affatto semplice: il percorso per qualificarsi è lungo e selettivo, e solo i migliori riescono a conquistare un posto.
Tutto inizia con le selezioni nazionali appunto, organizzate in ogni paese partecipante, dove gli chef si affrontano in una competizione che segue regole simili a quelle della finale, con piatti imposti dalla giuria e un tempo limitato per prepararli. Il vincitore di ciascun paese ottiene il diritto di accedere alla fase successiva: le qualificazioni continentali.
A questo punto, il livello di difficoltà si alza. Le selezioni sono suddivise in quattro grandi aree geografiche: Bocuse d’Or Europe, Bocuse d’Or Americas, Bocuse d’Or Asia-Pacific, Bocuse d’Or Africa. Ogni continente ha un numero limitato di posti disponibili per la finale mondiale, quindi la competizione è serrata. I concorrenti devono dimostrare non solo abilità tecniche eccezionali, ma anche la capacità di valorizzare ingredienti locali, rispettando sempre i criteri di gusto, estetica e innovazione.
La partecipazione nostrana al Bocuse d’Or ha visto una crescita significativa negli ultimi anni. Nella finale mondiale del 2025, l’Italia ha ottenuto un orgoglioso settimo posto, la posizione più alta dal 2001. L’obiettivo, ovviamente, è quello di raggiungere l’eccellenza e portare il tricolore sul podio del Bocuse d’Or; vincerlo significherebbe entrare di diritto nella storia della gastronomia. Ma intanto noi ci accontenteremmo anche solo di arrivare in finale. Insomma, dal momento che con i Mondiali di calcio non riusciamo a ottenere soddisfazioni vere dal 2006, magari potremmo iniziare a tifare per questi di Mondiali. Quindi in bocca al lupo a Matteo Terranova e “speriamo di andare a Lione, Beppe!”.
