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Parchi naturali

Il respiro incontaminato dell'Italia

di GUIDO BAROSIO

Estate 2020

L’ESTATE 2020 ARRIVA AL MOMENTO GIUSTO PER FARCI SCOPRIRE I NOSTRI SANTUARI DEDICATI ALLA NATURA E AL SUO GRANDE PATRIMONIO. IN ITALIA I PARCHI NAZIONALI E REGIONALI COPRONO OLTRE IL 10% DEL TERRITORIO. DA NORD A SUD, UN ITINERARIO DI EMOZIONI E STUPORE

I parchi italiani sono un monumento che non siamo abituati a percepire come tale. Perché costituiscono l’altrove rispetto alle meraviglie consacrate dalla storia e dall’arte. Quando si offrono al mondo Roma, Venezia e Firenze, il discorso si potrebbe anche chiudere lì: non sono semplici città ma concetti, stati d’animo in continuo movimento, immaginario artistico universale. Se poi aggiungiamo – e l’elenco potrebbe essere infinito come la biblioteca di Borges Napoli, Torino, Milano, Siena, Palermo, Verona, allora l’Italia si inizia a sfogliare come un manoscritto miniato, una meraviglia per ogni pagina. I monumenti, quelli fatti dall’uomo, non sono un patrimonio democratico e l’Italia non teme confronti, rendendo disponibile oltre la metà della bellezza distribuita nel pianeta. Così, non sempre si osserva con attenzione l’immagine trasmessa dallo spazio, dove l’arte scompare ma la geografia dei colori invece no. Quella forma slanciata di terra, verde e neve, attorniata dal celeste di mare che circonda e completa, non ha eguali nel panorama europeo. Una prora nel Mediterraneo agganciata alla catena delle Alpi. Un’eccezione geologica e ambientale che si slancia dal continente per andare quasi ad ancorarsi contro le coste africane. Ecco, dalla stazione spaziale europea tutto questo si può cogliere con un solo sguardo, ed è la sintesi di un patrimonio parallelo più antico della presenza umana. I confini naturali segnalano l’Italia ben prima della storia. Le Alpi – neve, ghiacciai, rocce – chiudono verso nord con un arco ininterrotto. A sud si scende e tutto muta, anche il clima, e la flora, e la fauna.

Pianure e lagune, migliaia di chilometri di coste (lineari e frastagliate, con isole, golfi e speroni a picco sul mare), poi ancora monti, sabbie, laghi ovunque, fiumi che si muovono come tratti incerti di un pennino, panorami dolci e, all’improvviso, selvaggi. Insomma tutto, un atlante naturalistico potrebbe anche eliminare le pagine seguenti. Ma poi, quando si scende a terra, la presenza umana assume un ruolo dominante: città, strade, borghi, fabbriche, campi, il bello e anche il brutto, sovente ingarbugliati tra contrasti difficilmente rimediabili. Per sua fortuna l’Italia ha saputo proteggere una consistente porzione di ciò che c’era prima dei suoi abitanti. Un’azione lungimirante che ha ritagliato spazi liberi e fruibili da nord a sud, tutelando monumenti che si sono organizzati da soli attraverso i millenni.

I dolci panorami della Val d’Orcia

La formula è quella dei Parchi Nazionali, 25 in tutto, che coprono oltre un milione e mezzo di ettari tra terra e mare, pari al 10% del territorio nazionale. A questi si aggiungono ben 134 Parchi Regionali, un altro milione e 300mila ettari. La diversità geografica, geologica e paesaggistica italiana ne viene esaltata attraverso una proposta che parte dalle vette alpine per arrivare al Mediterraneo,alle isole, all’imponente cono del Vesuvio. L’approccio di questi ‘monumenti originari’ è assolutamente diverso rispetto alle frequentazioni delle città d’arte. Qui l’uomo è ospite ben prima di essere protagonista, varcando i confini di queste aree si avverte immediatamente che non siamo più noi a dettare le regole, ma torniamo a essere ospiti, testimoni, rispettosi avventurieri che armonizzano il proprio fisico con panorami imponenti e cascate, laghi che specchiano il cielo, strapiombi sul mare, isole dove l’uomo non si è mai insediato o dalle quali si è allontanato, vette che sfidano l’orizzonte, un mare dove non si pesca, un orizzonte dove non si vede una casa, sentieri che accompagnano indicando la rotta, come migliaia di anni fa, come quando gli unici abitanti erano pastori e forse cacciatori, ma che uccidevano solo per sfamarsi.

La macchia mediterranea si affaccia sul mare nel Parco dell’Arcipelago di La Maddalena

Lo sperone di roccia di Porto Venere

 

Invece, quando il visitatore affronta Venezia o Firenze, la prospettiva storica e artistica ha un valore irrinunciabile. Tutto si rivela attraverso la lezione dei secoli: i palazzi e le opere d’arte sono frutto della storia e dell’ingegno, la curiosità trova appagamento consultando le guide, assumendo le informazioni necessarie per comprendere chi ha creato che cosa, attraverso quali stimoli e commesse, con che prodigioso talento l’arte si è rivelata al suo genio. Brunelleschi e Michelangelo, Bernini e Leonardo sono i nostri antenati migliori, gli autori dell’Italia che sbalordisce ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo. Sono noi prima di noi e meglio di noi, ma appartengono alla nostra specie, al codice genetico di una nazione da sempre pronta a stupire e meravigliare. Ma la natura no, quella c’era a prescindere, quella ci è stata lasciata in eredità precedendo scalpelli e pennellate irripetibili. Il patrimonio ambientale è uno scenario teatrale unico che si è preparato attraverso milioni di anni per accoglierci. Il potere quasi esoterico di un parco naturale consiste proprio nel rimettere in scena questa antica meraviglia, allontanando dai nostri occhi le imprese dell’uomo, ma anche quella nefasta indole a modificare, correggere, qualche volta violentare lo spazio dove siamo venuti ad abitare. Quando decidiamo di visitare un parco il nostro atteggiamento cambia e sicuramente cambiano le nostre aspettative. L’elemento culturale storico e artistico lascia spazio all’immersione nel contesto, ma anche in noi stessi. Sovente è il silenzio a calmare i pensieri, che diventano più rarefatti, intimi, attenti ad accordarci con quanto ci circonda. Il passare dei secoli ha portato a un ribaltamento di prospettiva: per i nostri antenati il mondo naturale era ‘il mondo’.

Reti da pesca nel Delta del Po

Fino all’inizio del XX secolo oltre il 70% della popolazione umana viveva nelle aree rurali e a stretto contatto con l’ambiente, negli ultimi 20 anni c’è stato il completo ribaltamento. Oggi il 60% abita in contesti metropolitani, e il fenomeno continua ad aumentare. Quindi il nostro paesaggio mentale è la città: un paesaggio artificiale costruito dall’uomo e attorno all’uomo e condizionato dalle sue aspettative, dai suoi consumi, dalla necessità di relazionarsi rapidamente con tutto. E, quando si viaggia, ci si sposta, molte volte è un’altra città ad accoglierci. Abbiamo più dimestichezza con un grattacielo e una metropolitana che con una vallata alpina, il ristorante e non l’alpeggio sono il luogo del cibo, i nostri figli non hanno mai visto una scena di pesca, un orso, un lupo oppure uno stambecco.

L’aspro panorama della Murgia Materana

La natura – ma raramente quella europea, piuttosto quella africana o dei ghiacci polari – ci arriva dai documentari del National Geographic, e gli animali li conosciamo come i protagonisti di una serie di Netflix. Quindi il parco naturale ci apre, a sorpresa, un altro orizzonte, che sovente è un orizzonte prossimo, facilmente raggiungibile da casa, disponibile a costi calmierati, ben insediato nel nostro territorio anche se non lo conosciamo come si dovrebbe. Lo si potrebbe definire un esotico di prossimità. È in quel contesto, dove i nostri antenati erano di casa, che possiamo ritrovare una dimensione indispensabile al nostro benessere, interiore prima ancora che fisico, dove la mente anticipa la conoscenza e trae vistosi benefici. Senza neanche una piena consapevolezza, dentro di noi avviene la trasformazione: guardiamo quello che ci circonda con occhi nuovi, ma è uno sguardo semplice e primitivo, che ci ricongiunge a una matrice comune, quella della natura che ci ha creato per esserci in quei luoghi, ma per esserci senza produrre modifiche strutturali, senza piegarli ai nostri reali o presunti bisogni. Insomma, un’altra storia. Che però oggi, ancor più rispetto al recente passato, è una storia che assume nuovi significati e imprescindibili priorità. L’uomo dell’antropocene – l’epoca geologica attuale, nella quale all’essere umano sono attribuite le cause principali di modifiche territoriali, strutturali e climatiche – ha fatto danni progressivi evidenti. Il riscaldamento globale e la plastificazione degli oceani sono dati di fatto ormai inconfutabili, per contro movimenti come Friday for Future, ispirato a Greta Thunberg, aggregano con efficacia le generazioni più giovani. La stessa epidemia di COVID-19, pur se non correlata direttamente alle emergenze ambientali, ha posto l’accento sulla necessità di una vita più consapevole dei valori legati alla natura. Quasi una risposta interiore, una più accentuata ricerca degli spazi verdi, del mare, di un contesto incontaminato nel quale trovare rifugio, armonia, serenità. L’estate degli italiani sembra quindi procedere verso un orizzonte tracciato con determinazione: destinazioni nazionali (oltre il 90% delle scelte) e attenzione alle mete di prossimità con particolari valenze naturalistiche. Facile quindi immaginare un boom di presenze nei parchi naturali, con soggiorni anche di media durata, e non solo più l’instant travel degli anni passati. Con le nostre immagini di questo servizio non vogliamo proporvi itinerari didascalici; semplici, anche se efficaci, illustrazioni di panorami e paesaggi. Ma il tentativo è quello di svelarvi l’anima dei luoghi, connettendovi con quel genius loci che rivela l’intima bellezza di contesti ambientali, qualche volta imponenti, in altre occasioni romantici e riposanti, forse impervi, ma sempre a portata di mano, comunque puri e incontaminati. Per arrivarci, auto, aereo e treno non sono sufficienti; ci dovrete mettere l’impegno di camminare, di sintonizzarvi col tempo richiesto dai vostri passi, serviranno la mente e lo sguardo liberi, una moneta che non costa ma deve essere spesa per raggiungere l’obiettivo. E adesso qualche proposta, da nord a sud, per procedere a colpo sicuro. Sotto le insegne dello stambecco alpino. Il più antico parco nazionale italiano ha una superficie di oltre 70mila ettari e si divide tra due regioni: Piemonte e Valle d’Aosta. Al centro del sistema il panorama è dominato dalla vetta del Gran Paradiso, unica cima oltre i 4mila metri interamente in territorio italiano.

Il maestoso contesto del Gran Paradiso

Tutte intorno, cinque vallate concentriche che propongono i caratteristici ambienti alpini: ghiacciai, complessi rocciosi, boschi di larici e abeti. Le proposte di soggiorno – che oggi mirano a una permanenza più lunga dei visitatori – comprendono attività sportive, di benessere e relax, ricreative, culturali ed escursionistiche. Non a caso il claim scelto per la comunicazione è ‘Rallenta il ritmo, rimani nel Parco’. L’autore Franco Vassia ci svela il Gran Paradiso attraverso il fascino della tavolozza alpina: «L’errore più grande commesso da Van Gogh, da Toulouse-Lautrec e da Klimt credo sia stato quello di non essere nati qui, i colori li avrebbero trovati già tutti predisposti: il verde smeraldo per la primavera, la fiamma rossa del fuoco per l’estate, l’oro ambrato per l’autunno e l’argento vivo per l’inverno». Nel suo recente libro ‘Il Gran Paradiso visto da Franco Vassia’, ci spiega come entrare nel parco con queste parole: «È molto semplice: basta aprire completamente gli occhi insieme alla mente. E poi bussare e ancora bussare. Lievemente».

Lo stambecco alpino, emblema del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Sempre montagne, ma altre montagne, nel Parco Nazionale delle Dolomiti. Qui lo spettacolo alpino ha un fascino quasi cinematografico, reso spettacolare da cime che sembrano opere d’arte contemporanea, quasi astratte nel loro ascendere aguzze verso il cielo. Altre montagne si assomigliano tra loro, ma come le Dolomiti ci sono solo le Dolomiti.

Come opere d’arte, le vette delle Dolomiti si stagliano tra cielo e acqua

Icona inconfondibile, la sagoma delle Tre Cime di Lavaredo, foto d’obbligo sempre bellissima con qualsiasi condizione meteorologica. Intorno laghi smeraldo, foreste e vallate, un invito continuo verso una bellezza che muta in continuazione scenario e prospettiva.

I parchi in questo caso sono numerosi e coinvolgono tre regioni: Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli. Il maggiore è il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, con i suoi 31512 ettari. Osservando queste vette John Ruskin ci viene in soccorso, legando le montagne a un’architettura di sogno e di pinnacoli: «Le montagne sono le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di neve».

L’uomo e il mare, ma anche il mare, l’uomo e la montagna. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre – Patrimonio mondiale, ambientale e naturale dell’UNESCO – propone un habitat unico dove l’Appennino ligure scende a capofitto verso le onde, in un panorama verticale che abbraccia i due elementi. Nel contesto di abbagliante bellezza la presenza umana è tutt’altro che simbolica: i liguri da secoli si sono prodigati in un’agricoltura eroica, vincente grazie ai muri a secco che sorreggono i terrazzamenti coltivati a picco sul mare.

La convivenza tra agricoltori, pescatori e ambiente naturale è particolarmente evidente nei borghi che danno il nome – le Cinque Terre – al parco: Manarola, Corniglia, Riomaggiore, Vernazza e Monterosso, tutti incantati e dipinti come un quadro, abbarbicati alla roccia, in esposizione panoramica verso il sole e l’azzurro. In alto il falco pellegrino osserva e volteggia sulle falesie. mentre i visitatori hanno a disposizione 120 chilometri di itinerari e sentieri per il trekking tra coste a strapiombo, muretti a secco, terrazze per la vite e villaggi apparecchiati per il presepe. Fabrizio Caramagna ci spiega: «I terrazzamenti liguri, fatti di pietra e ulivi e braccia d’uomo e colline a picco sul mare, sono un’opera di storia e civiltà altrettanto importante che le piramidi o le cattedrali del Medioevo».

Come presepi sul mare, i villaggi delle Cinque Terre si aggrappano alle rocce

Dall’alto al piatto, all’acqua ferma, al fascino di un fiume che entra nel mare – creando un ancestrale rito di passaggio abitato dalla natura – lentamente, quasi immobile. Siamo nel delta storico del Po, la seconda ‘zona umida’ più vasta d’Europa, il paradiso naturale per l’avifauna in un mutevole paesaggio di terra e di acque.

Le magiche atmosfere del tramonto sul Delta del Po

Qui si impone una biodiversità che l’uomo ha saputo tutelare con attenzione, riuscendo a imporre un concetto diverso di parco, dove lo sguardo non abborda le vette e il movimento delle onde, ma spazia verso un orizzonte senza ostacoli. In alto, tra la bassa vegetazione dove si infiltrano le acque, trovano dimora oltre 300 specie di uccelli: cormorani, gabbiani corallini e sterne. Mare e fiume non hanno un confine preciso, dolce e salmastro coesistono in diverse gradazioni. Nel Parco del Delta del Po il turismo è necessariamente slow, praticato senza fretta a piedi, oppure utilizzando bici, barca e canoa. Il silenzio è la colonna sonora ideale, rotto soltanto da un quieto movimento d’acqua, da un battere di ali, dal suono di un remo che accompagna la navigazione.

La storia dell’uomo e la natura concorrono alle armonie sognanti del Parco Naturale della Val d’Orcia, Patrimonio mondiale dell’umanità per l’UNESCO e fonte di ispirazione per i pittori senesi della Scuola del Rinascimento.

I dolci scenari della Val d’Orcia ispirarono i pittori del Rinascimento

Le interazioni tra la componente rurale e il suggestivo contesto ambientale propongono campi coltivati e vigneti, strade bianche, casolari e cipressi, tante occasioni per lo sguardo e preludio a una visita nell’incantata Pienza, la città ideale concepita da Papa Pio II. Il parco comprende anche due antiche stazioni termali: Bagno Vignoni, con la sua indimenticabile Piazza delle Sorgenti, l’antica vasca lunga quasi 50 metri dove si raccoglie l’acqua termale, e Bagni San Filippo, con il Fosso Bianco, il grande deposito calcareo nel bosco. La commissione UNESCO giustificò l’inserimento della Val d’Orcia nella lista con queste due motivazioni: «È un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo rinascimentale per rispecchiare gli ideali del buon governo e per creare un’immagine esteticamente gradevole. Le immagini, e in particolar modo le riproduzioni dei suoi paesaggi da parte della Scuola Senese, in cui si raffigura la gente vivere in armonia, sono diventate icone del Rinascimento e hanno profondamente influenzato il modo di pensare il paesaggio negli anni futuri».

E adesso il mare, quello dei sogni e delle leggende, il Mediterraneo privo della presenza umana come lo affrontò Ulisse. Impossibile non arrendersi a reminiscenze classiche quando si affronta con meraviglia il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, situato a nord est della Sardegna, in prossimità delle Bocche di Bonifacio. L’area è costituita da una galassia di isole (tutte disabitate), isolotti, scogli e rocce, modellati dal forte maestrale e dalla corrente delle Bocche. Le insenature e le cale delle sue isole danno luogo a una miriade di approdi naturali e si mescolano con i colori del mare e delle acque cristalline. Icona dell’arcipelago, l’ipnotica Spiaggia Rosa di Budelli, sottoposta a forti vincoli di conservazione che proibiscono l’accesso all’arenile e allo specchio acqueo antistante.

Il paesaggio marino incontaminato di La Maddalena

Si narra che, come esiste il ‘mal d’Africa’, esiste anche il ‘mal d’Abruzzo’, perché questa terra ha, come poche altre, il potere di stregarti, accordando la tua anima con una natura imponente, selvaggia, in gran parte libera e dominante. La regione di Parchi Nazionali ne ospita ben tre, ma quello del Gran Sasso e Monti della Laga è il più grande, con ben 141mila ettari, vero monumento continentale alla biodiversità.

Scenografie medievali dei Monti della Laga

Il suo cuore è costituito dal massiccio del Gran Sasso d’Italia: un gigante dal volto rude e misterioso, sormontato dalla vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande, che sale a 2912 metri. Di estremo interesse il Calderone, il più meridionale tra i ghiacciai d’Europa. Simbolo riconosciuto di questi monti è il camoscio d’Abruzzo, ma si possono anche osservare cervi, caprioli e il loro predatore per eccellenza: il lupo appenninico. Da qualche tempo ha fatto la sua ricomparsa l’orso marsicano, in alto sorvola il cielo la maestà dell’aquila reale.

Il tramonto colora le vallate del Gran Sasso

Il Vesuvio è un signore silenzioso ma non certo completamente addormentato, anche se dopo l’ultima eruzione del 1944 è considerato quiescente. Ora viene comunque monitorato con attenzione, perché le sue attività potrebbero tornare pericolose minacciando una popolazione di oltre 700mila abitanti. La sua fama è legata alle celebre eruzione del 79 d.C. che distrusse le città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia. La sua caratteristica forma conica domina il Golfo di Napoli e un’ascensione verso il cratere offre una posizione panoramica straordinaria. È proprio questo percorso che rappresenta la principale attrattiva del Parco Nazionale del Vesuvio, dove i colori del mare, l’estensione della città e degli altri comuni dell’area contrastano con il fascino lunare del vulcano e del suo inconfondibile patrimonio geologico. Storia e tragedie leggendarie, bellezza e natura modellata dalla lava, non c’è niente come il Vesuvio, la sua mole austera e lineare testimonia la forza della natura quando tende i muscoli.

Vesuvio, il fascino ancestrale delle pendici vulcaniche

E siamo arrivati in fondo all’Italia per esplorare il Parco della Murgia Materana, dove la storia dell’uomo, anche antichissima, si è armonizzata con la natura e le sue opportunità. Infatti questa è la zona del ‘tufo’ (il cui nome esatto è calcarenite), che ha svolto un ruolo essenziale nelle forme assunte dal paesaggio, disegnando rupi, valloni e grotte utilizzate fin dai tempi più remoti. Coi secoli venne messa a punto una tecnica denominata ‘architettura in negativo’, dove non si costruiva, ma si tagliava materia dalla roccia scavandola per ricavarne strutture abitative. Ancora più a sud – stretto intorno al maniero di Castel del Monte – troviamo il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, dove la vita ha scritto pagine remote e fascinose, testimoniate dalle orme di dinosauri in marcia verso un antico mare e dai reperti archeologici dell’Uomo di Altamura. Più tardi, per secoli, queste terre vennero percorse dai pastori erranti. Il 2020 è un anno dove il rallentamento delle attività antropiche ha permesso un nuovo respiro al pianeta. È il momento giusto per approcciare santuari dove il verde si divide la tavolozza col celeste dei mari, del cielo e dei laghi. I monumenti dell’Italia sono anche questi, e hanno un respiro profondo. L’estate arriva al momento giusto per farceli incontrare.

(Foto di MARCO CARULLI e PIXCUBE)