News

Willie Peyote

«Dal caos nascono sempre le idee migliori»

di Alessia Belli

IL 25 OTTOBRE, ANTICIPATO DAL SINGOLO ‘LA TUA FUTURA EX MOGLIE’, È USCITO ‘IODEGRADABILE’, IL QUINTO ALBUM DEL RAPPER TORINESE. ASPETTANDO L’INIZIO DEL SUO TOUR, CHE LO VEDRÀ CALCARE I PALCHI DEI PIÙ IMPORTANTI  CLUB D’ITALIA, LO INCONTRIAMO PER PARLARE DEL TEMPO, DI POLITICA, DI LIBERTÀ E DI UN CERTO AUTUNNO TORINESE…

Non usa tanti giri di parole ma va dritto al punto. Il suo flow è senza filtri, divertente, dalle rime sottili e vivaci, provocatorie, capaci di raccontare la nostra realtà con intelligenza, ironia e un pizzico di cinismo. Non a caso il suo album di debutto si intitolava proprio ‘Il manuale del giovane nichilista’. Willie Peyote, nome d’arte di Guglielmo Bruno, è un rapper e cantautore torinese – e i suoi album più recenti, ‘Educazione sabauda’ e ‘Sindrome di Tôret’, lo confermano, nel caso aveste dei dubbi – che non ama farsi incasellare da etichette oggi più che mai labili, come quella di artista indie. Ma forse è anche un po’ per questo suo flow così eclettico, in grado di superare i confini del rap e raggiungere anche altre atmosfere sonore, che oggi rappresenta uno dei protagonisti del panorama musicale contemporaneo più apprezzati in Italia. Ci aveva visto giusto Fabio Fazio che, nel 2017, lo ha invitato a Che tempo che fa per cantare uno dei suoi pezzi più famosi e discussi, ‘Io non sono razzista ma…’, e così i Subsonica, che lo hanno coinvolto nel loro ultimo disco per la traccia ‘Incubo’ e in tutte le successive tappe del tour.

In questo disco ho voluto inserire anche molte sfumature del primo indie vero, come gli Artic Monkeys, i Blur, i Gorillaz, arrivando in qualche modo persino agli Oasis

Con quattro album all’attivo, un successo di pubblico e di critica sempre crescente, Willie Peyote presenta ‘Iodegradabile’: il primo disco pubblicato con una major, Virgin Records, per 12 pezzi che raccontano il quadro sociale e antropologico del nostro Paese, tra denuncia sociale, politica del governo gialloverde e relazioni sentimentali. Ancora una volta, emergono quei testi ironici e taglienti a cui ci ha abituati, accompagnati in questo caso da sonorità più elettroniche e minimal, con chiari richiami al mondo musicale brit degli anni ’90. ≪In questo disco ho voluto inserire anche molte sfumature del primo indie vero, come gli Artic Monkeys, i Blur, i Gorillaz, arrivando in qualche modo persino agli Oasis≫, sottolinea Willie Peyote, che ha lavorato al progetto insieme al producer Frank Sativa e alla band All Done, composta da Kavah, Danny Bronzini, Luca Romeo, Dario Panza e Marcello Picchioni. In copertina, invece, una sorpresa: spunta il suo volto, rielaborato in un artwork firmato EBLTZ e accompagnato persino da una data di scadenza…

Al mercato di Porta Palazzo

Con questa cover, con l’intro e il titolo ‘Iodegradabile’, non lasci spazio all’immaginazione: i leitmotiv di questo nuovo lavoro è il tempo, la sua transitorietà. Come hai scelto questo tema ‘filosofico’?

In realtà si e scelto da solo. Sara che sono invecchiato e quindi il tempo mi pesa in maniera diversa (ride, NDR), ma mi sono reso conto che una delle ansie più grandi e universali e proprio la fine delle cose, delle relazioni, della vita. In questo disco volevo far riflettere sul fatto che tutto ha una data di scadenza e sul motivo per cui tentiamo di sopravvivere a noi stessi, lasciando un segno sul mondo≫.

Sei un rapper ma nei tuoi tratti distintivi c’è da sempre la voglia di sperimentare tra i generi. Possiamo allora interpretare questo titolo, e questo concetto di transitorietà, anche come una metafora del tuo percorso artistico dagli esordi a oggi?

≪Certamente, anzi forse il vero obiettivo di tutto quello che faccio è che non sia mai uguale a se stesso. Sarebbe noioso e poco stimolante innanzitutto per me, e poi anche per gli ascoltatori. È vero che educarli al continuo cambiamento e difficile, perché i tuoi fan si aspettano che tu faccia sempre quello per cui ti hanno conosciuto, ma ognuno di loro si e affezionato alla mia musica per un motivo, un pezzo, un disco che era diverso da quello che lo ha preceduto o seguito. Io ascolto tanti generi musicali diversi e come ascoltatore mi sentirei limitato a sceglierne uno solo, quindi cerco di proporre una carrellata di tutto quello che piace a me per primo. So che le aspettative su questo album sono tante, ma sperimentare e una mia esigenza, non credo che i cambiamenti facciano male e penso che dal caos nascano sempre le idee migliori≫.

In alcuni nuovi pezzi – come ‘Mango’ e ‘Cattività’ – parli proprio di questo, del diritto alla libertà, sia come uomo che come artista…

≪La libertà per me è avere sempre la possibilità di cambiare idea. In ‘Mango’ dico “Io mi sento responsabile di ciò che scrivo / e non vi devo niente in cambio più di ciò che scrivo”: trovo sia giusto che un artista debba necessariamente rendere conto ai propri fan, ma tutto ciò che va al di là del musicista deve essere rispettato. Fuori dal palco sono un ragazzo normale, è la musica che deve parlare per me≫.

A differenza di molti altri tuoi colleghi che si sono trasferiti a Milano, tu hai scelto di restare, e resistere, a Torino…

≪Credo continuerò a vivere qui per tanti motivi, uno di questi e che non mi trovo del tutto a mio agio nel ritmo di vita milanese, quel dover essere sempre all’altezza della situazione, a tutti i costi. A Torino, invece, puoi ancora camminare per strada lasciandoti incantare dai suoi angoli nascosti, i cortili interni, i ballatoi. Mi piace molto passeggiare quando non c’è nessuno, soprattutto in autunno. E poi mi affascina in particolare un’idea del passato di questa città, com’era negli anni ’30 e nel secondo dopoguerra. Ricordo ancora i racconti della mia famiglia sulla Torino di una volta, ed e interessante vedere quanto sia cambiata nel tempo. Di questa città amo le cose che ancora non conosco≫.

E cosa pensi, invece, della sua scena musicale contemporanea?

≪Si sta risvegliando, ci sono tante realtà a livello embrionale che stanno per germogliare. Come spesso accade, quando qualcuno o qualcosa nell’interesse della nazione riaccende i riflettori sulla città, allora a Torino si riaccende di riflesso anche la musica. Si ravvivano i luoghi, ed è come se questa spinta restituisse orgoglio e voglia di fare anche a tutti gli altri≫.

A proposito di ‘altri’ torinesi noti, cosa puoi raccontarci della tua recente esperienza al fianco dei Subsonica e che importanza ha avuto nel processo creativo del disco? In ‘Cattività’, ad esempio, troviamo anche una loro breve incursione con ‘Preso Blu’…

≪Inserire un richiamo a quel pezzo e stato un modo per dichiarare pubblicamente quanto siano stati fonte di ispirazione per me, sia nel passato che oggi. Stando a stretto contatto con loro, e una volta superata la fase da fan della prima ora e l’emozione per l’opportunità che mi era stata data, ho imparato davvero tanto. È stato come fare un master nel mestiere del musicista. Non credo riuscirò mai a ringraziarli abbastanza≫.

Tornando al disco, tra le tematiche che affronti non mancano alcuni riferimenti diretti al mondo della politica. Sulla situazione attuale del Paese, la tua visione nichilista permane o nutri qualche speranza?

≪La situazione di quest’ultimo periodo non mi fa ben sperare. L’analisi che vorrei venisse fuori dal disco e che non si può continuare a polarizzare cosi tanto la discussione: non sopporto che le persone che hanno un ruolo istituzionale, ma anche simbolico, si esprimano con un atteggiamento comunicativo che crea ulteriore distacco da chi la pensa in maniera differente. Chi è convinto di avere una cosa intelligente ed edificante da dire deve trovare il modo adatto per spiegarla a tutti, non rivolgersi solo a chi condivide già le sue idee. Bisogna cercare di confezionare il messaggio nel modo migliore possibile, anche a costo di semplificarlo. L’obiettivo dev’essere aspirare a una comunicazione più efficace e, per farlo, oggi più che mai è necessario uno sforzo da parte di tutti≫.

(Foto di UFFICIO STAMPA)