Chi lavora a contatto con le aziende e con l’evoluzione del mondo imprenditoriale, da qualche anno si imbatte ripetutamente nelle cosiddette tematiche ESG.
Di cosa si tratta? Di una sensibilità “nuova”, focalizzata sull’attenzione ad ambiente, impatto sociale e governance. Seguire queste direttive significa rivolgersi a un modo di lavorare (e vivere) più sostenibile, verso l’ambiente e le persone. Un lavoro idoneo dal punto di vista ESG è prima di tutto idoneo da un punto di vista umano, ma è spesso proprio la sostenibilità umana ad essere tra lasciata.
Un esempio? Solo un italiano su dieci pratica con continuità attività sportiva. E ci pensiamo adesso che Torino accoglie le ATP Finals, che celebriamo la cover di Jannik Sinner, che vediamo i bambini in piazza giocare a tennis… E dunque ci ricordiamo dell’importanza dello sport, a livello sociale, culturale e di salute. E di quanto l’attività sportiva dovrebbe essere accessibile alla fetta più ampia di popolazione possibile, ma spesso purtroppo non è così.
Eppure i benefici derivanti dallo sport non giovano solamente al nostro corpo, ma anche alla mente: l’attività fisica svolta almeno tre volte a settimana può ridurre fino al 32% il rischio di demenza oltre i 65 anni (Zhao, Tranovich, Wright, 2014, ndr); influendo sullo stress (Murray & Cardinale, 2015, ndr), facilitando il rilascio di endorfine (Goldfarb & Jamurtas, 1997, ndr) e migliorando l’efficienza del sistema immunitario (Jonsdottir, 2000, ndr). Inoltre, dati alla mano, praticare sport rappresenta un sostegno anche a livello emotivo, incrementando fiducia in se stessi ed entusiasmo.
Dunque, di fronte a questa mole di effetti positivi, come mai gli italiani non praticano tutti attività sportiva? La risposta non è semplice, e mescola problemi di accessibilità, temi socio-culturali e argomenti molto più personali e intimi. C’è chi ha poco tempo, chi pensa di averne poco, chi non è ben predisposto all’attività fisica o agli ambienti dove essa viene praticata, o ancora chi ha delle necessità decisamente specifiche che ne limitano l’operatività.
Dall’analisi di queste perplessità, Mario Blandina e Marco Alfano hanno posto le basi per la nascita del progetto 20 Training Lab; che prima ancora di diventare impresa di successo, è stata un’idea rivoluzionaria, inclusiva, attenta alle problematiche già citate.

E qual è questa idea? Un format di allenamento alternativo, sartoriale, intimo, in cui essere seguito a stretto contatto da un professionista dedicato, attraverso un programma di attività fisica di 20 minuti, e supportato da macchinari all’avanguardia. Un training ideale per chi vuole affrontare sessioni dalla massima resa (ovviamente individuata caso per caso), con il minor spreco di tempo possibile. Il tutto, in un ambiente assolutamente dedicato, in cui l’unico obiettivo è prendersi cura del cliente con competenza e sensibilità.
«L’idea nasce nel 2017, ragionando insieme su un’intuizione di un personal trainer che lavorava con Mario – ci racconta Marco Alfano, socio e co-founder di 20 Training Lab – Ci siamo resi conto che l’offerta di attività sportiva non teneva in considerazione molti soggetti che quindi non trovavano una proposta adatta alle loro necessità. Da quell’evidenza abbiamo lavorato per costruire una visione prima ancora che un’impresa».
Così a marzo 2018 apre il primo centro 20 Training Lab, il primo banco di prova, la prima pietra di una storia destinata a un grande successo. «Subito ci siamo accorti del potenziale di questo format – ci con fessa Mario Blandina – Nel primo fine settimana di prova abbiamo svolto 60 prove in tre giorni, con una percentuale di iscritti dell’80%. Lì abbiamo veramente capito che avevamo tra le mani un progetto innovativo, in parte unico, perché teneva conto delle esigenze concrete delle persone e puntava sulla funzionalità delle sessioni».
Nel giro di un anno le sedi diventano cinque, e nel 2019 nasce l’idea di rendere il format replicabile attraverso franchising. La pandemia ferma alcune attività, ma non le idee, infatti il lavoro prosegue e a settembre 2020, dopo la ripartenza, aprono 11 nuove sedi in franchising.
Un’espansione rapidissima che Marco Alfano interpreta così: «Credo che dal punto di vista del rapporto con il cliente, il successo evolutivo di 20 Training Lab si articoli su tre elementi fondamentali: la privacy vera e garantita (nei nostri punti ci si allena massimo 2/3 per volta), il tempo ridotto della sessione (con l’efficienza ai massimi livelli) e il raggiungimento concreto di risultati utili. Poi ovviamente tanto hanno fatto le scelte di comunicazione, che hanno raccontato la nostra visione a un pubblico ampio e interessato».

Prosegue Mario Blandina: «Sotto il profilo “tecnico” credo che una delle chiavi di volta sia stata la decisione di affidarci a personal trainer dedicatissimi, preparati e realmente al fianco dei clienti; cosa che nelle normali palestre solitamente non accade. Per quanto riguarda il business invece penso che la grande svolta sia stata quella di poterci confrontare con un mercato non saturo, ma anzi ricco di possibilità. Una cosa che raramente si verifica nel mondo del lavoro, ma noi ci siamo trovati davanti una platea enorme, praticamente di 30 milioni di italiani».
Attualmente 20 Training Lab è una realtà ben consolidata e in costante espansione, a ottobre 2024 ha raggiunto le 81 sedi in tutta Italia, e punta a raddoppiarle entro la fine del 2025. Da spettatori esterni non possiamo che interrogarci sulle ragioni di questo exploit: alcune motivazioni sicuramente le abbiamo già affrontate, ma crediamo che la vera svolta sia stata la capacità di affrontare il tema dell’attività sportiva sia con un approccio macro che “micro”, interessandosi alle sfumature cruciali del mondo del training e allo stesso tempo ponendo sempre la persona al centro.
«In qualche maniera sentiamo di stare un po’ cambiando l’ecosistema degli allenamenti in Italia – concludono Marco e Mario – Ad esempio abbiamo introdotto una figura nuova in questo settore, ovvero il personal trainer che è anche gestore di una sede. Non a caso abbiamo creato una nostra academy interna, che ci permette di formare i trainer sia da un punto di vista tecnico che gestionale. D’altronde le sedi saranno sempre di più e le figure di questo tipo sempre più importanti».
Nel futuro? «Una cultura di training rivoluzionata. Con una dimensione di fitness intelligente e accessibile, “di vicinato” per certi versi; così che la possibilità di fare sport entri concretamente nelle giornate di ogni italiano».
Ecco, in questo novembre torinese vedremo i tennisti più forti del mondo nella nostra città, vivremo a chilo metro zero il grande sport mondiale, e in qualche modo entrerà a far parte per dieci giorni della nostra quotidianità. L’ambizione di 20 Training Lab è che questo accada non solo a novembre, ma ogni giorno, a Torino e oltre, perché lo sport deve essere parte integrante della nostra società e di una nuova, sana cultura da costruire insieme.
Un training ideale per chi vuole affrontare sessioni dalla massima resa (ovviamente individuata caso per caso), con il minor spreco di tempo possibile
L’allenamento EMS di 20 minuti è un metodo innovativo che incrementa la stimolazione naturale dei muscoli grazie a degli elettrodi applicati in una tuta speciale.
20 TRAINING LAB
(foto 20 TRAINING LAB)
(Servizio pubbliredazionale)



