Il secondo approfondimento di questo speciale food è dedicato a un altro classico del panorama gastronomico cittadino, una perla in parte “nascosta”, ma indubbiamente un punto di riferimento. Perché diciamo un “classico”? Non è difficile spiegarlo, basta un aneddoto recentissimo: l’ultima volta che siamo stati da queste parti al tavolo vicino c’era uno dei più importanti ambasciatori dell’Erbaluce nel mondo, pioniere di ristoranti a New York e altrove.
In pratica: chi conosce la qualità, conosce il Belvedere. E chi ama la buona cucina, sceglie spesso di affidarsi all’estro di chef Luca Carità. Qui troverete una clientela solidissima, composta da parecchi aficionados, ma anche da chef, imprenditori, produttori vitivincoli. Gente che vuole mangiare bene in serenità. Un’occorrenza facilitata dalla posizione del ristorante, ai confini di Torino, con un dehors magnifico affacciato su un giardino meraviglioso.
New entry simbolo della voglia di qualità e ricerca
Ma facciamo un passo indietro. Questo approfondimento gastronomico lo dedichiamo al Ristorante Belvedere anche perché questa primavera ha festeggiato i 60 anni della sua onorata attività, che ha visto avvicendarsi al suo timone più generazioni, e che oggi vede la terza, Luca e Alessandra, stabilmente sul ponte di comando. Forse è stato proprio Luca, attraverso la sua cucina, a dare la svolta più importante di questi 60 anni al Ristorante Belvedere, che con questa terza generazione ha decisamente vissuto un cambio di passo, un netto salto di qualità in avanti.

Come è successo? «In realtà è stato un passaggio abbastanza naturale. La base di partenza è sempre la tradizione, quella della cucina piemontese e della mia famiglia; io ho voluto aggiungere una sempre maggiore attenzione alle materie prime e un po’ di estro, di freschezza insomma».
E la clientela più “antica”, lo zoccolo duro, come l’ha presa? «Direi bene. Anche perché le ricette più amate, quelle che i clienti chiedono, qui le troveranno sempre. Per me sono elementi imprescindibili, fanno parte della mia identità».
Ecco, identità è un termine fondamentale in questa storia: non è semplice coniugare un così lungo percorso con un futuro da conquistare. Luca ci è riuscito, in maniera brillante peraltro, attraverso passaggi attenti e graduali. Oggi il Belvedere è un ristorante curato, con una scenografia “teatrale”, in grado di elaborare un menù allo stesso tempo cantore dell’eccellenza gastronomica piemontese e divertente, interessante, stimolante.
Ne sono diretti ambasciatori i piatti che Luca ci ha preparato: ovvero i funghi fritti (la stagione, la tradizione golosa, il contatto con la terra), la tagliata di cervo (new entry simbolo della voglia di qualità e ricerca), la panna cotta (leggermente rivisitata e quindi giusto mix di tradizione ed estro). Quando sono i piatti a parlare, meglio lasciare il discorso a loro, anche perché la maggior parte degli chef (e Luca non fa eccezione) è gente di poche parole che affida alle pietanze il senso delle proprie idee.

Insomma, il Ristorante Belvedere è l’approfondimento giusto, di questi nostri consigli gastronomici da luglio a ottobre, per provare la tradizione culinaria piemontese con un quid in più, giovane e qualitativo. Onorando, peraltro al meglio, i 60 anni di questa attività.
Menzione d’onore alla carta dei vini del Belvedere, che non è solo sempre più mastodontica, ma simbolo diretto della voglia di evolvere propositivamente. Consiglio spassionato: non perdetevi davvero questi meravigliosi funghi perché quando finisce la stagione poi ve ne pentite.
