Torino, Speciale 2023
Nella straordinaria Pinacoteca a lui dedicata, e che ha sede nello “Scrigno” sul tetto del Lingotto, progettato da Renzo Piano, e dove sono conservate le opere che lui stesso, assieme a sua moglie, ha donato alla città di Torino, sono contenuti due soli suoi quadri, L’Hétaire dipinto nel 1901 e l’Homme appuyé sur une table, dipinto nel 1915. E non è dato sapere se loro due si siano mai incontrati: a Torino o in qualunque altro posto del mondo. A me piace pensare che questo sia accaduto e che si siano riconosciuti come spiriti affini. Certo, la differenza d’età era notevole. Giovanni Agnelli era infatti nato a Torino il 12 marzo 1921, mentre Pablo Picasso era nato a Malaga il 25 ottobre 1881. Ma è universalmente noto che dopo i trent’anni le differenze d’età sostanzialmente si annullano e Pablo era comunque un anziano decisamente arzillo. Sicuramente avevano in comune la ”visione”, ovvero la capacità di guardare il futuro e di
inventarlo, così come la passione per le donne. Di entrambi non si possono contare le relazioni, vere, o magari soltanto attribuite, che li hanno accompagnati nel corso della loro vita, ma è impossibile disconoscere che era estremamente difficile resistere al loro fascino, al magnetismo del loro sguardo, all’autorevolezza emanata dal loro modo di essere.
Li vedo seduti al tavolino di un caffè che guarda il mare, all’ombra di un pino marittimo, a scambiarsi confidenze sul genere femminile, oppure a parlare di calcio
Sicuramente avrebbero discusso, avendo idee politiche non proprio coincidenti, ma mi piace immaginarli a Vallauris, in Costa Azzurra, dove sostanzialmente Pablo si era ritirato dopo la seconda guerra mondiale e dove Gianni amava recarsi. Li vedo seduti al tavolino di un caffè che guarda il mare, all’ombra di un pino marittimo, a scambiarsi confidenze sul genere femminile, oppure a parlare di calcio, che per Gianni voleva dire Juventus, mentre per Pablo erano 200 litografie dal titolo più facile e immediato possibile, appunto Football: un campo appena accennato, calciatori in maglia rossa e azzurra stilizzati in una forma molto arcaica, con il centro del rettangolo di gioco, e della composizione, occupato dalla palla di colore giallo. Pablo, mentre conversava, non prendeva appunti ma, non sapendo stare senza disegnare, realizzava schizzi improvvisati persino sui tovaglioli di carta dei locali. Chissà se, precorrendo i tempi, conversando con Gianni gli sarebbe venuta l’ispirazione per un’automobile originale, mai vista prima. E sicuramente originale era la Citroën DS19 blu, di proprietà di un giovane giornalista recatosi ad Antibes per intervistarlo, unitamente ad alcuni suoi amici, e che Pablo gli fece parcheggiare in giardino. Durante l’intervista Pablo si assentò per circa un’ora e al ritorno, scusandosi, li condusse in giardino per mostrar loro l’auto sulla cui fiancata campeggiava in bianco Las guirnaldas de la paz, la ghirlanda della pace, che ritraeva una famiglia, alcuni fiori e un albero. Un’opera che Picasso, sotto gli occhi sbalorditi del giornalista che gli aveva fatto notare l’assenza della firma, siglò proprio sul parafango per autenticarla. Pablo è morto a Mougins, a pochi chilometri da Vallauris, l’8 aprile del 1973 ed è sepolto nel parco del castello di Vauvenargues, mentre Gianni è mancato nella “sua” Torino il 24 gennaio 2003 per poi essere tumulato nella cappella di famiglia, presso il piccolo cimitero di Villar Perosa. Essendo stato nominato Senatore a vita, il cerimoniale del Senato prevede l’allestimento della camera ardente che trovò posto proprio nella Pinacoteca del Lingotto, accanto ai due quadri di Pablo: Gianni e Pablo mai così vicini.
