Torino, Estate 2023
Da che esiste il pensiero gli esseri umani si chiedono cosa sia e quali potenzialità abbia la propria funzione più ambita. Precisiamo gli esseri umani, perché la prima cosa da comprendere da ora in poi è se si ha a che fare con un proprio simile o uno che ci somiglia. Che ci somigli poi non è neppure necessario, perché potrebbe avere altra forma o essere invisibile, ma avere le stesse competenze e a breve molte di più. Come diceva una mitica espressione, “effetti speciali che voi umani non potete neppure immaginare”. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, noi umani non ne abbiamo neppur bisogno, grazie alla psicanalisi abbiamo superato questo primordiale complesso. Dicasi “intelligenza” quel complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare e adattarsi all’ambiente. Dicasi “artificiale” ciò che è artefatto, artificioso e si sostituisce al naturale. Può essere umile, geniale o dissociazione un’intelligenza che nega se stessa, la propria identità per riconoscersi nella propria creazione. Ma fa parte dell’ambizione umana superare i propri limiti a qualsiasi costo, per produrre un vantaggio, un maggior agio e poi ci si occuperà delle conseguenze potendo sempre contare sulla propria intelligenza.
Altri migreranno verso nord, sulle montagne, i barbari di domani, per ascoltare il canto degli uccelli
È una buona prova di autostima, superficialità o tutte e due, ma non sempre questo è intelligente. Non solo di questa però si nutre l’uomo, o meglio c’è chi se ne avvale gratificato dai vantaggi che ottiene indipendentemente dall’etica, dalla morale e persino con l’inconsapevolezza delle sue conseguenze. Per prima cosa va riconsiderato il principio di realtà, dove questa non sarà più necessaria, anzi meglio una a proprio uso e consumo che chiameremo realtà aumentata. Quando orgogliosamente la creatività che produce un’intelligenza artificiale presenta il vantaggio della sua creatura, la discussione si fa vivace. C’è chi sciorina giustamente gli enormi vantaggi in tutti i campi che questa produce e chi ne evidenzia i pericoli, ma la questione converge e si riassume in un concetto che si chiama “controllo”. Una maggior velocità delle cose della vita, un maggior agio e per molti una maggior qualità ha come contropartita una rinuncia alla libertà personale. Il diritto viene meno e la legge sulla privacy è uno scheletro di dinosauro. D’altronde qualcuno potrebbe dire: «Perché hai qualcosa da nascondere? No? E allora che problema hai?». Forse il primo vantaggio previsto sarà quello di creare un mondo virtuoso e sconfiggere il peccato perché questo non saprà più dove andare a nascondersi. Ma il controllo non è solo nei confronti della vita quotidiana degli esseri umani, ma di chi umano non sarà dopo avergli fornito un’infinita mole di informazioni e la capacità di usarle senza il limite del sentimento. Di questo poi se ne ha sempre più paura tanto che nel prossimo mondo sarà meglio avere qualsiasi cosa senza pagare in pegno questa pericolosa emozione. D’altronde l’intelligenza artificiale non l’hanno inventata i poeti. Il 61% degli europei dice sì all’intelligenza artificiale, ma l’88% di questi evidenzia l’attento bisogno del controllo. Il tema infatti si fa ancor più pericoloso quando ci si chiede chi ne sarà il gestore. Un organo dello Stato? La politica? Un ente privato che ne vince l’appalto? Qualunque sia la scelta la preoccupazione fa raggrinzire la fronte. C’è poi chi sostiene persino che sarà uno strumento di maggior democrazia, ma come da antica tradizione l’organizzazione di buone arti circensi porteranno il popolo ad applaudire persino Caligola ai Fori Imperiali. Altri migreranno verso nord, sulle montagne, i barbari di domani, per ascoltare il canto degli uccelli.
