
Nel 1960 va in onda la prima puntata della trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto, Roma accoglie le XVII Olimpiadi estive e a Torino giungono quasi 70.000 emigrati in cerca di una nuova vita. Nel 1960, sempre a Torino, Rosario Vecchione apre la sua prima pasticceria, in via Ormea. Un’impresa coraggiosa, certamente non facile, che dopo dieci anni di lavoro e discreto successo, porta ancora una volta a un’altra scommessa: lo spostamento in via Sansovino. In una zona torinese non semplice, “di frontiera”. Per tutti è una decisione chiaramente sbagliata, azzardata; ma in quell’intuizione ci sono più di 50 anni di successivi riconoscimenti. L’idea della Pasticceria Rosario, in una zona con forte presenza di emigrati dal sud, è sia semplice che geniale: creare un luogo in cui i clienti potessero trovare i dolci autentici del meridione.
Rosario da più di 60 anni sceglie la sua strada, fatta di amore, passione, fatica, ricerca
La mossa vincente sta nell’immaginare un paniere di prodotti che sia anche un simbolo: di quella terra “abbandonata”, degli affetti, delle abitudini traslate, di casa insomma. E che quindi non fossero espressione di una singola regione, ma di tanti territori diversi. All’epoca Gaetano Vecchione, figlio di Rosario, “timoniere” oggi di questa storia, non aveva ancora dieci anni: «Ricordo che mio padre creava ciò di cui le persone sentivano la mancanza, riusciva con i suoi dolci a portare un pezzo di casa loro qui, a Torino. C’era una comunità di esuli istriani molto importante qui vicino, e lui si era messo in testa di preparare anche dolci tipici della loro tradizione. I dolci delle ricorrenze, di Natale, Pasqua, del Santo Patrono… Non preparavamo semplici dolci, ma testimoni di tradizioni e affezioni lontane: credo sia stato questo uno dei motivi del successo della Pasticceria Rosario».

Una delle altre ragioni di diverse decadi di onoratissima attività è la ricerca costante di una qualità sempre al massimo, nella produzione e nella scelta delle materie: «Per noi è un tema fondamentale – continua Gaetano – e infatti instauriamo unicamente rapporti direttissimi con le aziende che ci forniscono le materie prime. Un esempio sono i canditi che abbiamo utilizzato per le nostre colombe, più grandi, più teneri… Non potevo sopportare che si “scartassero”, sono parte integrante della ricetta tradizionale. Non è mai esistito il compromesso nei confronti della qualità, ed è stato mio padre a trasmettermi questa filosofia». Nel 1993 Gaetano parte per l’Uruguay, un’altra scommessa che, come più di vent’anni prima, tanti bollano come “sbagliata”. L’idea è aprire una pasticceria a Punta del Este, uno dei luoghi più eleganti e prosperi della costa sudamericana, ovviamente senza compromessi in termini di qualità e italianità (vera, non di facciata). Nonostante lo scetticismo, anche qui ecco un successo: «Sono stati quindici anni incredibili. Poi sono tornato a casa e ho provato a “pensionare” mio padre, ma è durata poco, e lui ha deciso di aprire il Caseificio Rosario, in via Pietro Cossa, con gli stessi principi della Pasticceria. Anzi, si è poi creato un bellissimo legame: infatti la bufala eccelsa del caseificio la ritroviamo qui nei cannoli. Siamo strenui difensori della tradizione, ma amiamo il dialogo, un esempio sono queste classiche aragoste campane, ma farcite con la straordinaria crema di nocciola tonda del Piemonte»
Capitolo a sé meritano poi le zeppole di San Giuseppe: «Sono uno dei simboli della pasticceria campana. Nel giorno di San Giuseppe qui non ci si può muovere, non facciamo in tempo a produrre che vendiamo. È incredibile la forza della nostra cultura, l’amore per queste tradizioni. Infatti la nostra decisione è comunque quella di produrle tutto l’anno, perché c’è chi si sente a casa solo con una buona zeppola, fritta e ripiena di crema pasticcera ovviamente».

di Rosario
Gaetano definisce la sua pasticceria “vecchia”, una definizione orgogliosamente onesta, perché come tiene a specificare: «La nostra pasticceria è “empirica” e controcorrente. Cura l’importanza delle radici, costruisce certezze, riproducibili e trasmissibili alle nuove generazioni. Il comfort food di domani sarà quello di “ieri”, è una tendenza internazionale. La serenità che ritroviamo in un morso di una zeppola non è paragonabile ad altro. Una semplice colazione è un percorso emozionale».
Rosario è confortante come la pasta al sugo delle nonne, fatto bene come le cose di una volta, emozionante come la sigla di Tutto il calcio minuto per minuto sentita oggi. La gente si riconosce in questo bancone perché il vero riconosce il vero, e perché gli opposti non si attraggono, al massimo si affascinano. I rapporti solidi sono fatti della qualità del tempo trascorso insieme, e di tanta affinità. Rosario da più di 60 anni sceglie la sua strada, fatta di amore, passione, fatica, ricerca; fatta di persone che tornano ogni volta qui, perché Rosario in fondo è sempre Rosario. E per fortuna.

L’idea della Pasticceria Rosario, in una zona con forte presenza di emigrati dal sud, è sia semplice che geniale: creare un luogo in cui i clienti potessero trovare i dolci autentici del meridione
Nel 1960, sempre a Torino, Rosario Vecchione apre la sua prima pasticceria, in via Ormea. Un’impresa coraggiosa, certamente non facile, che dopo dieci anni di lavoro e discreto successo, porta ancora una volta a un’altra scommessa: lo spostamento in via Sansovino.
(foto MARCO CARULLI)
(Servizio publiredazionale)

