«Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica». Che bella questa frase di Salvador Allende. È affascinante e pure vera… Poi ognuno vive le sue piccole o grandi rivoluzioni, in ogni ambito e contesto.
Siamo stati a Rivoli, in via Fratelli Piol 16/A, in pieno centro storico, per farci raccontare una bella storia: quella de La Piola di Via Piol; ristorante inaugurato nel 2018 da chef Mimmo Girioli, insieme ad Antonio e a tutto il resto del team. Una squadra giovane (Mimmo, il più “vecchio”, è classe 1990), ma soprattutto determinata, che nel giro di una manciata di anni è riuscita a rendere questo posto un vero punto di riferimento per la gastronomia rivolese (e non solo).

Sapori e ricordi di nonne persi nel tempo
Attraverso un percorso sicuramente non semplice che Mimmo ci racconta così: «Quando abbiamo aperto probabilmente non avevamo compreso a fondo questo posto: nel tempo ci siamo accorti che i rivolesi hanno voglia di mangiare bene tanto la tradizione quanto piatti più elaborati o di mare. Durante il Covid che, paradossalmente, è stato un momento per noi complicato ma di grande fermento, il nostro cavallo di battaglia erano i crudi di pesce, per farti un esempio».
Archiviato il capitolo pandemia, i ragazzi della Piola di Via Piol si sono presi tutto lo spazio che meritavano, con fame e coraggio, e soprattutto con le idee chiare. «La nostra intenzione è sempre stata quella di mettere il cliente al centro – ci spiega Mimmo – non ci interessano più di tanto le mode, vogliamo che qui ci si possa sentire un po’ a casa, mangiando bene, in un ambiente aperto a tutti».
E questa missione viene portata avanti grazie a un menù divertente e sorprendente, fatto di tradizione, intuizione, provocazione, qualità. Una carta fruibile un piatto alla volta o attraverso i percorsi studiati dagli chef, che esaltano materie prime e ricette anche “povere” (virgolette d’obbligo perché nessun piatto è povero, ndr), con grande rispetto delle tradizioni, ma allo stesso tempo con voglia di giocare.

I piatti che abbiamo preso noi sono il manifesto ideale di questa filosofia: c’è il risotto con il midollo (qualcuno all’assaggio si è commosso… sopraffatto da sapori e ricordi di nonne persi nel tempo), c’è il crudo di pesce (omaggio alla Piola che fu), c’è un albese tonno e carciofini che è allo stesso tempo tipico e provocatorio, evoluzione nuova e citazione alla cucina anni ‘80. Il quadro, complessivo, riassunto in questa successione, è un simpatico gioco gastronomico che ci ha incuriosito.
D’altronde le rivoluzioni si fanno da giovani, e per quanto nel futuro chef Mimmo desidererebbe un locale su un piano solo e una cucina centro-sala per “ammiccare” ai propri commensali, l’impressione è che il menù racconti già tanto dell’identità di questo posto, e la gente di qui lo ha capito; in effetti Rivoli ha sì 50.000 abitanti, ma nel cuore è un “paesone” che se non sei vero, autentico, lo percepisce. E sicuramente non ti premia.
A scegliere i tavoli della Piola di Via Piol (che piola è nell’anima e nelle atmosfere, meno nei piatti), è oggi una vera community di appassionati, che fa gli scherzi “alla carbonara”, che partecipa agli eventi, che segue la newsletter del ristorante per rimanere sempre aggiornata.

La Piola di Via Piol insomma ci ha convinto, perché ha tecnica, sentimento e quel profumo di rivoluzione (sostanziale, non di facciata) che appartiene alle imprese giovani. Ultima nota: all’entrata vengono conservate su uno scaffale delle bottiglie vuote: sono quelle aperte qui per occasioni importanti. A che si brinda dunque? Alla Piola e alla prossima bottiglia vuota.

