Nel filone de La paura fa novanta stagione XII dei Simpson (celebre ricorrenza d’ottobre dell’iconica serie TV americana dedicata alle parodie del brivido) c’è una puntata in cui la famiglia installa un sistema di casa intelligente dotato di un’intelligenza artificiale che finisce per ribellarsi ai suoi padroni. Una evidente presa in giro dell’ecosistema delle case intelligenti e una parodia di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.
Ecco, siamo tendenzialmente abituati a pensare a case moderne, zuppe di domotica, che come in una distopia alla Asimov, si ribellano a noi uomini che ci eravamo illusi di poterle controllare; ma quante volte abbiamo pensato a noi che non ci prendiamo abbastanza cura della nostra casa? Poche.
Eppure la casa è il luogo che custodisce la nostra intimità, che racchiude i nostri sogni, ci presenta agli altri più di ogni curriculum, culla ambizioni, placa le ansie, facendoci sentire probabilmente più sicuri che in qualunque altro luogo (o almeno dovrebbe essere così). Se un posto ci fa sentire bene diciamo che è “come casa” e quando torniamo da un viaggio lontano non diciamo “si torna a Torino”, ma “a casa”.
Come rispondete se vi chiediamo che rapporto avete con la vostra casa? E soprattutto, avete un rapporto con la vostra casa? Queste domande ci riconducono a un famoso libro, in realtà nato da un blog, dal titolo Apartment Therapy (2010) scritto da Maxwell Gilligham-Ryan. Un libro, diventato poi cult, che sdogana il significato di apartment therapy, ovvero il concetto che le case siano organismi vivi di cui prendersi cura. Creature fluide, direttamente legate a chi le abita, e occuparsene vuol dire prima di tutto occuparsi di noi stessi. Un approccio al tema sia atavico che innovativo, oggi abbastanza di moda, e per capirci di più abbiamo contattato Selina Martinello, creatrice de L’Officina di Céline, interior e garden designer, che in Liguria e un po’ ovunque si occupa proprio di apartment therapy.
Selina, questa è una branchia dell’home design?
«Non proprio. Ovviamente centra con l’arredamento, ma penso che più che altro sia una filosofia, una sensibilità che invita a costruire ambienti che ci supportino e ci ispirino. Ogni elemento della casa ha un impatto profondo sulla nostra vita».
Cos’è una casa per te?
«Una casa non è solo il luogo in cui viviamo, ma il luogo che ci aiuta a diventare chi vogliamo essere. È impensabile non prendersene cura in modo adeguato».
Sarebbe un po’ come trascurare noi stessi, però spesso lo facciamo…
«Come dicevo, la casa è uno specchio del nostro mondo interiore, quindi sì, esistono momenti in cui ci trascuriamo, e probabilmente facciamo lo stesso con la nostra casa. Allo stesso modo, quando attraversiamo un cambiamento importante, magari positivo – un lavoro nuovo, una nuova fase della vita – spesso sentiamo il bisogno di modificare la nostra casa, di evolvere insieme a lei».
Quindi siamo collegati?
«Assolutamente. Bisogna però averne consapevolezza. L’apartment therapy è anche un modo per prendere coscienza di noi, dei nostri spazi, delle nostre direzioni. Tutto passa attraverso le idee con cui decidiamo di trattare la nostra casa, che poi sono le stesse che rivolgiamo a noi».
È molto spirituale come impostazione…
«Certamente lo è. Non a caso il vero lusso oggi è più esperienziale che materico. Una casa di lusso non è soltanto un luogo con finiture pregiate, ma uno spazio che trasmette benessere, equilibrio e ispirazione. Uno specchio in cui possiamo vederci come la migliore versione di noi stessi».
