L’altro giorno si rideva leggendo uno slogan un po’ sempliciotto, ma simpatico, pubblicizzava un sugo per pasta e recitava così: «Un piacere per gli gnocchi». Giocando tra la frase fatta “un piacere per gli occhi” e un certo affetto verso gli gnocchi stessi, addirittura goduti dal proprio condimento. Un’idea carina. Ecco, a volte, esplorando i ristoranti di questa città, l’impressione è che per fare ristorazione bastino idee carine. Ma non è così. O meglio, lo è solo in parte, perché servono sicuramente intuizioni simpatiche, ma poi sono necessarie tecnica, materie prime, esperienza… e la capacità di mettere a sistema tutto questo.
Nel suo editoriale su questo numero Dalia Rivolta cita, tra le altre reference, anche quelle ricette belle sul menu, pesanti da digerire, elogiando l’efficacia delle cose fatte per bene, costruite per funzionare e durare nel tempo, come i frigoriferi di una volta (questo lo aggiungiamo noi).

Quindi, se cerchiamo una cucina torinese (con licenza per brevi fuoriporta), che duri da tempo e nel tempo, con abbinamenti interessanti ma non pesanti, competenza, materie prime, esperienza e sì, anche qualche idea carina… a noi viene in mente subito Ca’ Mia – Casa Albano.
Così, con in testa questa bizzarra riflessione del giovedì mattina, abbiamo preso Marco Carulli e siamo andati a pranzo in quel di Moncalieri, con l’ambizione di dare riscontro pratico al dialogo interiore di cui sopra (ovviamente scattando anche qualche foto).

Chi ci accoglie da Ca’ Mia – Casa Albano? Ovviamente lo shabby-chic, che noi citiamo spesso, ma che magari qualcuno non conosce. Un paio di cenni storici: parliamo di uno stile che si è imposto soprattutto negli Stati Uniti durante gli anni ’80, rievocando tratti e mobili tipici delle case inglesi di campagna o, in alcuni casi, delle decorazioni svedesi della Valle della Loira. Sicuramente uno stile non per tutti, ma che, dosato a modo, espone a un fascino abbastanza unico. E qui da Ca’ Mia calza assolutamente a pennello, anticipando anche esteticamente quel dialogo tra classico e moderno, radici ed esotismo che ritroveremo a tavola; nelle ricette di chef Marco Albano, Davide Tedesco e di tutta la loro giovane brigata.
E proprio per capire l’anima di Ca’ Mia, tra idee “carine” e suggestioni più complesse, ci dobbiamo inevitabilmente addentrare in questo menu, attraverso i piatti che abbiamo scelto (e che cambiano davvero con il mutare delle stagioni, non “a chiacchiere”, almeno 5/6 volte all’anno).

Partiamo da un affresco di Piemonte, un classico come il ghiacciolo al mare d’estate che non stanca mai da bambini fino alla fine dei tempi: sua maestà la battuta di Fassona, qui con maionese alla nocciola e cruditè di sedano. Il cult, il dolce e il fresco, quasi come Il Buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone (anche se qui sono tutti buoni). Continuiamo il tour. A proposito di mare a Moncalieri: gnocchi con vongole veraci, zucchine e datterino semi-dry. Ci vien da dire: un piacere per gli gnocchi! Ma le risate in sala stanno a zero, perché questi gnocchi sono una questione serissima, come i giochi dei bambini. Come la suprema di faraona arrosto alle erbe, accompagnata da una caponatina di verdure: un gol al novantesimo con lo stadio che esulta commosso tutto assieme. Una goduria senza stagione, valida sempre e ovunque. La nostra preferita.

Insomma, non per vantarci, ma avevamo ragione: serve ben altro oltre a delle idee carine per fare ristorazione di qualità. Serve un lunghissimo elenco di buone pratiche che è complicato riassumere su una pagina di carta, ma poco male perché basta sedersi a tavoli come quelli di Ca’ Mia per sfogliarle tutte nel giro di un pranzo.
