E se Mario Bruneri e Giulio Canella si fossero incontrati ironizzando sul fatto che tutti si dicessero convinti che lo Smemorato di Collegno, di cui si ricorda il centenario in questo numero, fosse uno di loro, mentre loro, come Il fu Mattia Pascal, erano entrambi volontariamente scomparsi, facendo perdere al mondo le loro tracce? Cosa si sarebbero detti?
La locanda era quasi vuota, un pomeriggio qualunque di provincia. Odore di vino e di brodo. Due uomini sedevano allo stesso tavolo, guardandosi di sottecchi.
«Qui non chiedono mai i documenti – disse il primo – È comodo».
L’altro annuì. «È il motivo per cui ho accolto il suo invito. Ma non so ancora perché mi abbia cercato».
Si studiarono con discrezione, come fanno quelli abituati a non farsi riconoscere.
«Mi chiamo Mario» aggiunse il secondo, dopo un attimo.
Il primo esitò appena. «Giulio».
I nomi rimasero sospesi tra loro, più pesanti del previsto.
«Ha seguito quella storia? – chiese Mario, versandosi un po’ di vino – Quella di Collegno».
Giulio fece un mezzo sorriso. «Difficile evitarla. Giornali, tribunali… tutti a decidere chi fosse quell’uomo».
«E nessuno davvero sicuro – disse Mario – Tutti convinti che fosse Giulio. O magari Mario. Ed ecco perché l’ho cercata».
«E lui? Saprà chi è?» disse Giulio con un sorriso ironico.
Si fece un breve silenzio. Poi Giulio aggiunse: «Sa cosa penso? Che in fondo gli sia andata bene».
Mario alzò un sopracciglio. «Davvero? E perché?».
«In fondo aveva due vite tra cui scegliere. O meglio: due vite che lo sceglievano. Non è poco».
Mario bevve un sorso. «O forse non ne aveva nessuna. E gli altri hanno deciso per lui».
«Come spesso succede – replicò Giulio – Solo che di solito non si finisce sui giornali».
Mario lo guardò con maggiore attenzione. «Lei ha lasciato molto indietro?».
«Tutti lasciano qualcosa indietro. Sicuramente anche lei».
«Sì, ma non tutti lo fanno apposta».
Ancora silenzio. Poi, quasi con leggerezza: «Lasceremo credere per sempre che quell’uomo sia davvero uno di noi?» disse Mario.
Giulio annuì con la testa. «È la soluzione più semplice».
Mario appoggiò il bicchiere. «Fino a che non dovesse tornargli la memoria».
Una risata breve, trattenuta, ma sincera.
«Sa qual è la cosa più strana? – continuò Mario – Che la gente ha bisogno di una verità unica. Bruneri o Canella. Colpevole o innocente».
«È più rassicurante – disse Giulio – Le ambiguità mettono a disagio».
Si alzarono quasi insieme, lasciando qualche moneta sul tavolo, certi che non si sarebbero mai più rivisti.
«Arrivederci, Giulio».
«Arrivederci, Mario».
Uscirono senza voltarsi. Fuori, la strada era uguale a tante altre: abbastanza anonima da permettere loro di continuare a non essere nessuno.
