C’è un filo che attraversa la storia della Consulta per le Persone in Difficoltà (CPD): la capacità di non fermarsi mai. Non accontentarsi di ciò che già funziona, ma interrogarsi continuamente su cosa possa essere migliorato. È qui che si annida la sua identità più autentica: l’innovazione come responsabilità. Racconta Giovanni Ferrero, direttore di CPD: «Siamo partiti nel 1988 facendo principalmente advocacy (e continuiamo a farlo: ad esempio insieme ad altre 250 ETS e grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, abbiamo creato Disabilità in rete, incontri e bilanci biennali per capire cosa sta succedendo davvero nel settore). Poi, dopo il Covid, abbiamo ampliato lo sguardo anche alla povertà. Oggi portiamo avanti entrambi gli ambiti, ma sempre con un’idea chiara: trovare nuove occasioni per attirare l’attenzione su di noi».

Non si tratta di visibilità fine a sé stessa, è una questione di sostenibilità economica. Perché il lavoro sociale, per continuare a esistere, ha bisogno di essere sostenuto. E allora la domanda diventa inevitabile: come farlo in modo nuovo? «Ci siamo chiesti come potessimo rendere la raccolta fondi più efficace e coinvolgente – prosegue Ferrero – Se le aziende investono nel team building, perché non offrire qualcosa che abbia anche un impatto sociale? Così abbiamo iniziato a proporre sessioni di volontariato in sede – per esempio la preparazione dei pacchi natalizi per le persone più fragili – oppure veri e propri percorsi esperienziali. I dipendenti possono mettersi in gioco, vivere attività pensate per le persone con disabilità, muoversi in carrozzina, utilizzare visori per simulare la disabilità visiva, cimentarsi in giochi sensoriali. Andiamo oltre la formazione, è un cambio di prospettiva».

È qui che la CPD si distingue davvero: trasformare ogni iniziativa in un’occasione di consapevolezza condivisa. Un’innovazione che genera valore su più livelli: personale, aziendale, sociale. Sempre in questo contesto di novità, è nato qualche anno fa anche Sorrisi solidali, un progetto che intreccia solidarietà, collaborazione e sostenibilità, nato grazie all’appoggio di Fondazione CRT. «Lo abbiamo costruito insieme a enti che supportano famiglie con bambini – spiega Maurizio Montagnese, presidente di CPD – L’idea è attivare nuove alleanze, con il Terzo Settore certo, ma anche con le aziende che partecipano in prima persona: raccolgono materiali, ad esempio scolastici, e poi vengono in sede ad aiutarci a preparare i pacchi. È un progetto che unisce economia circolare e inclusione. Io la definisco una forma di “riciclo della solidarietà”, perché nulla si perde e tutto genera valore».

Un altro tassello fondamentale di questo percorso è l’Agenda della Disabilità. Nata nel 2019, di nuovo in collaborazione con Fondazione CRT, rappresenta uno strumento concreto per tradurre i principi in azioni. «Abbiamo voluto strutturare una risposta chiara alla domanda: cosa può fare la società per il mondo della disabilità? – riprende la parola Ferrero – Abbiamo definito buone pratiche, le abbiamo raccolte in una piattaforma accessibile e le abbiamo affiancate a momenti di confronto come il convegno “Dalla responsabilità all’impatto”, ospitato l’8 maggio scorso al Cottino Social Impact Campus».

Ma anche qui la CPD non si ferma, ampliando ulteriormente questo primo progetto programmatico nell’Agenda della Disabilità Italia, presentata proprio al Cottino Social Impact Campus. «L’Agenda della Disabilità Italia rappresenta un ulteriore passo – sottolinea Montagnese – Abbiamo infatti istituito un corso di alta formazione, in programma da luglio 2026 a gennaio 2027, dedicato a disabilità, inclusione e Disability Management. È uno dei primi percorsi così strutturati e così strettamente connessi al territorio. Coinvolgerà aziende, assistenti sociali, operatori e organizzazioni provenienti da tutte le 20 regioni italiane. L’obiettivo è rafforzare competenze e capacità di generare impatto reale».

A questo si aggiunge il premio “Agenda della Disabilità”, dedicato alle aziende che si distinguono per una comunicazione inclusiva e accessibile, ideato per completare lo storico premio “Paolo Osiride Ferrero”. «Partecipare significa mettersi in discussione, valutare il proprio stato e immaginare nuove azioni – osserva Montagnese – È un modo per diffondere una cultura dell’inclusione che sia concreta, misurabile, replicabile». Perché è proprio sulla cultura che si gioca la partita più importante. «Le aziende sono fatte di persone – conclude Ferrero – Quando un messaggio arriva dai vertici e attraversa tutta l’organizzazione, diventa un moltiplicatore straordinario. E quelle stesse persone porteranno quella cultura anche fuori dal lavoro, nella vita quotidiana».
www.cpdconsulta.it
www.agendadelladisabilita.it
(foto MARCO CARULLI e CPD)