Anche se la digitalizzazione è entrata nella vita quotidiana da molti anni, sia per le persone sia per le imprese, è oggi che la vera trasformazione sta prendendo forma. La carta lascia spazio ai processi digitali, l’archiviazione diventa immateriale e i dati assumono un ruolo sempre più centrale e strategico.
«In una prima fase di questo processo, le aziende tendevano a conservare ed elaborare i dati nei propri server interni – spiega Simone Bigotti, amministratore delegato di BBBell – Oggi invece la tendenza è quella di spostare l’archiviazione su grandi Data Center, in grado di garantire continuità operativa e livelli di sicurezza molto elevati».
Strutture complesse che ospitano centinaia di server e sono progettate con criteri avanzati: sistemi di backup energetico, protezione antincendio e monitoraggio costante. Ma perché i Data Center sono sempre più richiesti? La risposta è nella crescente complessità degli strumenti digitali. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie richiedono una potenza di calcolo sempre più elevata e un consumo energetico significativo, difficilmente gestibile all’interno di infrastrutture aziendali tradizionali.

È in questo scenario che si inserisce il Data Center BBBell di Torino, cuore della strategia dell’azienda. Situato nella sede operativa del complesso Piero della Francesca, è stato recentemente oggetto di un importante intervento di ottimizzazione che ha portato al raggiungimento della certificazione ANSI/TIA-942 Tier III.
«Abbiamo, tra il resto, un sistema antincendio a gas che permette di spegnere eventuali fiamme senza danneggiare le macchine e, durante l’inverno, utilizziamo il free cooling, raffrescando gli ambienti con aria esterna», racconta Bigotti.
Quando un’azienda decide di digitalizzare, però, sta davvero considerando tutti i rischi? A ben pensarci, bastano un errore o un imprevisto perché i dati vadano persi. Per questo BBBell ha rafforzato la propria infrastruttura con Data Center a Milano e Alessandria, seguendo i principi del Disaster Recovery.

«Le strutture sono distanti tra loro circa 100 chilometri, una distanza studiata per garantire sicurezza e continuità: possiamo replicare negli altri siti tutte le informazioni critiche dei clienti, dalla contabilità ai segreti industriali, al fine di assicurarne la conservazione».
Accanto alla sicurezza, esiste anche un tema di performance quotidiana. La velocità dei programmi dipende infatti dalla cosiddetta latenza, influenzata non solo dalla qualità della rete, ma anche dalla distanza fisica. «La domanda che sono solito porre è perché affidarsi a un Data Center oltreoceano quando si può contare su infrastrutture nazionali», sottolinea Bigotti.
È proprio questa la sfida di BBBell, che ha costruito una rete di proprietà efficiente, direttamente collegata ai propri Data Center italiani nella volontà di dare un segnale forte. Il tema della conservazione dei dati, poi, si intreccia inevitabilmente con quello della sovranità digitale.

«La normativa diventa in tal ambito un elemento cruciale. Tengo a ricordare come in Europa le regole sulla protezione dei dati siano particolarmente stringenti, mentre in altri contesti molto meno. Il controllo dei dati è e sarà sempre più un campo di battaglia», osserva l’AD.
Per le aziende e la pubblica amministrazione, la domanda diventa quindi inevitabile: a chi affidare i propri dati? «Sì ai dati virtuali, sì alle infrastrutture digitali, ma l’operatività deve restare reale. Rivolgersi a BBBell significa scegliere un operatore italiano, con sedi sul territorio e un approccio basato su prossimità, controllo e affidabilità».
In un mondo sempre più immateriale, è proprio questa concretezza a fare la differenza.
BBBELL

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(Servizio pubbliredazionale)