C’è una data precisa che ha segnato la nascita di Piazza dei Mestieri: il 4 settembre 1986, quando Marco, il più grande amico di Dario Odifreddi e Cristiana Poggio, a soli 24 anni muore per un incidente in una gita in montagna durante una vacanza di giovani universitari di Comunione e Liberazione. Dopo l’iniziale ribellione, il dolore si trasforma nel desiderio di restare fedeli all’amicizia e trovare il modo per non spendere la vita inutilmente. Da questo percorso umano e professionale gli amici di Marco fondano, dedicandola a lui, la Piazza dei Mestieri. A quel gruppo di amici se ne sono aggiunti negli anni tanti altri, partecipi di una serie di storie che ha coinvolto più di 100.000 tra ragazzi e ragazze.

La Piazza dei Mestieri, oggi presente a Torino, Milano e Catania, è anzitutto un luogo fisico che i giovani possono percepire come una casa, sentendosi affiancati da adulti che li prendono sul serio, che seguono il loro percorso formativo, che li accompagnano sul lavoro, ma soprattutto che vogliono loro bene. Dario Odifreddi: «È questa la grande sfida dei nostri tempi, ridare fiducia e speranza ai giovani, cosa possibile solo se noi per primi abbiamo speranza e se siamo disposti ad ascoltarli e accompagnarli (per davvero) nelle inevitabili cadute del loro percorso di crescita umana e professionale. Questa è la missione della Piazza dei Mestieri: dar vita a luoghi in cui i giovani adolescenti possano riversare tutto il loro sentire, i loro successi e le difficoltà».

Da oltre 20 anni Piazza dei Mestieri offre così corsi professionali che portano alla qualifica o al diploma. Contemporaneamente, vengono realizzati progetti speciali volti a rinforzare le competenze: «Da 7 anni abbiamo integrato il lavoro sulle cosiddette soft skill facendole diventare parte integrante del percorso formativo e ora stiamo lavorando su come integrare l’intelligenza artificiale nei percorsi educativi. Ma l’idea della Piazza è quella di essere un vero hub educativo: per questo abbiamo costruito una rete con 100 scuole della città, con cui progettiamo iniziative che supportano gli insegnanti delle scuole medie e superiori. Così come da 20 anni promuoviamo il progetto della Casa dei Compiti, per aiutare gli studenti in difficoltà nelle ore del post scuola; costruendo anche numerosi progetti per l’integrazione degli stranieri di prima e seconda generazione».

Ma come dice il nome stesso: studiare non è il fine ultimo. Qui alla Piazza dei Mestieri si impara facendo: «La scommessa originale più impegnativa e innovativa del modello della Piazza dei Mestieri risiede nell’aver fatto convivere formazione e lavoro. Troppe volte si sente dire che i giovani che escono dalle scuole non sono in grado di affrontare il contesto lavorativo. Ecco, qui abbiamo scelto di “anticipare il problema” creando esperienze professionali all’interno del corso stesso».

I giovani, durante il percorso formativo, sono coinvolti a rotazione nelle business unit: cuochi e camerieri, a pranzo, affiancano nel ristorante della Piazza i professionisti che diventano per loro veri e propri maestri; gli acconciatori si mettono alla prova nelle sessioni dedicate alle signore del quartiere; gli aspiranti birrai, panettieri, pasticceri e cioccolatieri seguono attivamente le produzioni dei relativi settori; gli studenti di informatica e di comunicazione vivono l’esperienza nell’agenzia di comunicazione interna. «Ma per rendere questa esperienza davvero utile – continua Cristiana Poggio – occorre puntare all’eccellenza: è questa la molla che ci ha portati ad avere il nostro ristorante sulla guida Michelin, le nostre birre pluripremiate in Italia e in Europa, il nostro pane giudicato tra i migliori della città da Slow Food, il cioccolato riconosciuto tra i maestri del gusto e così via».

Tutto questo non sarebbe possibile senza l’indispensabile alleanza tra pubblico e privato. Dario Odifreddi: «Perché ci sia sostenibilità nel tempo è necessaria la partecipazione di più soggetti: enti pubblici, aziende private, fondazioni… Una sostenibilità che non è solo economica, ma anche legata all’essere aiutati davvero a scoprire e a rispondere alle esigenze del tessuto produttivo. La stessa ristrutturazione dell’edificio in cui ci troviamo, l’ex complesso industriale della conceria Fiorio di San Donato, è stata possibile grazie al supporto della Regione Piemonte, del Comune, della Fondazione CRT e della Compagnia di Sanpaolo. A questi soggetti se ne sono uniti molti altri come ad esempio Fondazione Cariplo, Intesa Sanpaolo, Iren, Oreal, Stellantis, Fondazione CDP… Il risultato è questo: una chiara espressione di bellezza che ha portato alla riqualificazione dell’intero quartiere».

Perché la bellezza, ci dicono dalla Piazza dei Mestieri, dovrebbe essere un elemento imprescindibile della nostra vita: la Piazza è esteticamente bella, così bella che in oltre vent’anni non è mai apparsa una scritta su un muro, a dimostrazione di come i ragazzi la sentano come una casa costruita per loro: «Ci relazioniamo con famiglie che spesso non hanno la possibilità di educare al bello. Noi ci proviamo. È anche per questo che organizziamo eventi culturali come il concorso annuale di poesia e prosa, il jazz d’autore e il teatro, incontri con personalità del mondo del lavoro, della cultura e dello sport». Il “rischio” di un’esperienza virtuosa e apprezzata come la Piazza dei Mestieri può essere a volte quello di scivolare verso il “solo” mantenimento dello status quo, che spesso si traduce nel classico “si è sempre fatto così”. Ma qui si è pensato anche a questo, costruendo insieme a imprenditori e professionisti dei tavoli di confronto per parlare di tutto quello che viene fatto, dall’impostazione educativa al budget, fino alle sperimentazioni innovative e ai nuovi modelli progettuali, guardando sempre ai cambiamenti dei giovani. È questa l’entusiasmante sfida che si rinnova ogni mattina quando si aprono i cancelli della Piazza dei Mestieri e che si conclude ogni sera quando chiudono il Ristorante e il Pub della Piazza.
(foto MARCO CARULLI e PIAZZA DEI MESTIERI)