UST diventa azionista di maggioranza. Cosa cambia per Italdesign?
«Mi piace parlare di evoluzione, più che di una svolta. La storia di Italdesign è fatta di cambiamenti: siamo nati dall’incontro di due famiglie, poi siamo diventati una sola realtà e successivamente siamo entrati nel Gruppo Volkswagen. Ogni passaggio ha accompagnato l’evoluzione del mercato e della nostra offerta. Oggi l’automotive è sempre più digitale, connesso e complesso. UST porta con sé quelle competenze in AI, software e digital transformation che si integrano con il nostro patrimonio di design, ingegneria, costruzione di preserie, serie limitate e ultra-limitate È un acceleratore e crea una proposta che separatamente non avremmo potuto offrire con la stessa forza».

In un’auto sempre più software-defined, cosa farà la differenza?
«L’integrazione. Non basta più aggiungere software a un prodotto esistente: le funzioni sono così numerose che bisogna decidere fin dalla progettazione che cosa sarà il veicolo e come dialogheranno le sue parti. Dall’altra parte senza hardware non esiste automobile. Ci sarà sempre una “scatola” con sedute, finestre, climatizzazione, sicurezza, intrattenimento. La carrozzeria non scompare: cambia il modo in cui dialoga con il resto del veicolo. In questo doppio volto dell’automotive, l’arrivo di UST rafforza la capacità di Italdesign di gestire la complessità. La nostra ambizione è accompagnare i clienti dal concept alla produzione, mettendo insieme hardware, software, design e ingegneria digitale. Il ruolo di integratore fa già parte del nostro percorso, ovviamente, ma oggi, con UST, può crescere».
In questo processo qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale?
«Gli strumenti sono sempre cambiati: dal tecnigrafo al CAD, fino all’AI. Italdesign ha cercato nel tempo di integrare le tecnologie migliori nei propri processi. L’AI può certamente semplificare e arricchire il lavoro, ma non sostituire esperienza, creatività e capacità di scelta. Può aumentare il contenuto, non cancellare il valore umano».

In tutto questo fermento, Italdesign guarda anche oltre l’automotive?
«Sì. L’automotive resta centrale per tradizione, ma da tempo lavoriamo su prodotti ad alta tecnologia in altri settori. Abbiamo realizzato interior per aerei ed elicotteri, e ottenuto la certificazione EN9100 per l’aerospazio. Guardiamo anche a robotica e mobilità avanzata. Nuovamente, UST ci permetterà di accelerare questa diversificazione».
Che spazio resta per serie speciali e pezzi unici?
«Uno spazio importante. Persistono la passione per la guida, la personalizzazione, il desiderio di possedere qualcosa di unico. E oggi c’è un forte interesse per la reinterpretazione delle icone del passato. Qui emerge il nostro mestiere di carrozzieri e la creatività italiana: un patrimonio che i brand continuano a riconoscere. Il digitale amplia le possibilità, ma il desiderio di un prodotto speciale rimane».

Un’ultima riflessione sul territorio in cui Italdesign è nato e continua a operare: quale ruolo può avere il Piemonte nella nuova mobilità?
«Il Piemonte ha una cultura industriale profonda: meccanica, elettronica, design e molte altre competenze accomunate dal saper fare e dal fare bene. Se le nostre aziende riuscissero a fare ancora più sistema, attirerebbero ulteriori investimenti, talenti e clienti. La Vehicle Valley nasce con l’obiettivo di valorizzare questo patrimonio dell’automotive, e l’ingresso di UST dimostra che siamo sulla strada giusta. Il nostro obiettivo è dunque continuare a crescere guardando in alto, ma con le radici ben piantate qui, nel nostro territorio».

(foto FRANCO BORRELLI e ITALDESIGN)