Torino, Inverno 2024 – 2025
È giusto scrivere di loro proprio nel numero che porta in copertina la fotografia di Lidia Poët, la prima donna avvocato in Italia. Fra di loro si sono conosciute, per ragioni anagrafiche, solamente a coppie, ma nelle praterie del cielo, nello spazio riservato ai giuristi, siedono sicuramente vicine, e in prima fila.
Adelina Pertici ed Elisa Resignani, le prime due donne notaio. Graziana Calcagno e Giulia De Marco, due delle prime otto donne a vincere il concorso in magistratura bandito nel 1963. «Se una donna medico fa ripugnanza, una donna notaio fa ridere, una donna avvocato spaventa», così scriveva il drammaturgo francese Ernest Legouvè, nella sua Historie morale des femmes nel 1848. Parole che oggi ci fanno sorridere, ma che dimostrano quanto difficile sia stato il cammino delle donne nelle professioni.
Nata nel 1888 a Roma, Adele (Adelina) Pertici si laureò in Giurisprudenza a Urbino nel 1913. Nello stesso 1913 presentò la sua domanda per essere ammessa come praticante al Consiglio Notarile di Roma. Il 9 gennaio 1914 il Consiglio, con una decisione tanto coraggiosa quanto lo era stata quella dei colleghi avvocati di Torino quando il 9 agosto 1883 ammisero nell’Ordine Lidia Poët, deliberarono la sua iscrizione al registro.
Quattro pioniere, ma soprattutto quattro donne indimenticabili
Come un copione che si ripete però, anche in questo caso il Procuratore del Re fece ricorso davanti al Tribunale di Roma, richiamando il divieto per le donne di ricoprire pubblici uffici: i notai erano pubblici ufficiali e non liberi professionisti. In primo grado l’iscrizione venne ritenuta legale, perché lo svolgimento della professione era comunque subordinato a un eventuale successivo superamento dell’apposito concorso. Ad accogliere il ricorso del procuratore del Re invece fu la Corte di Appello di Roma, che alla fine, con sentenza dell’8 aprile 1914, decretò la radiazione della dottoressa Pertici dal registro dei praticanti.
Nel 1919 tuttavia venne approvata la cosiddetta Legge Sacchi che apriva nuove opportunità professionali per le donne, riconoscendo finalmente loro il diritto di esercitare le libere professioni. Grazie alle nuove disposizioni Adele Pertici, nel 1920, riuscì a far convalidare la sua iscrizione, ma rinunciò alla professione e si dedicò all’insegnamento e alla famiglia. Fu così che la ventisettenne di Novara Elisa Resignani che, nel 1927, si presentò al concorso nazionale e superò la prova, divenne la prima in Italia abilitata all’esercizio della professione notarile nella sede, da lei scelta, di San Germano Vercellese.
Graziana Calcagno nacque ad Arenzano nel 1938 e a seguito dell’abrogazione, con la Legge n. 66 del 9 febbraio 1963, della ancora insufficiente Legge Sacchi, in quanto continuava a prevedere, per le donne, il divieto di entrare nella Pubblica Amministrazione, riuscì ad iscriversi e a superare, unitamente ad altre 7, il concorso in magistratura. Una vita dedicata al Tribunale per i minori di Torino fino ad essere nominata capo della Procura Minorile del Piemonte e della Valle d’Aosta. “Togliere definitivamente un bambino dai genitori è peggio che condannare all’ergastolo” affermò alla prima intervista nel nuovo incarico.
Unitamente a lei superò quel primo concorso anche Giulia De Marco, nata a Cosenza, nel 1940. Un’altra vita consacrata ai minori fino a diventare Presidente del Tribunale per i minori di Torino. Graziana si è spenta nel 2018, Giulia soltanto lo scorso anno. Adelina, Elisa, Graziana, Giulia, quattro pioniere, quattro donne indimenticabili.
