Quello che una madre chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama adolescenza. Il mio primogenito è entrato nel tempo dell’Apocalisse ormonale e io voglio lasciare qui qualche appunto di sostegno a chi sta passando lo stesso mio difficile momento.
L’adolescenza è come la stupidità, non è percepita da chi ne viene attraversato, ma crea frustrazione al mondo circostante. Soprattutto nel genitore che capisce di non essere più l’unico a poter rovinare il figlio: l’adolescente ha l’età e soprattutto l’ardire di rovinarsi da solo.
Gli adolescenti vogliono tutto e subito dai loro genitori e in cambio danno poco e dopo.
Dell’adolescenza la cosa più impressionante a un occhio esterno sono i piedi. I piedi da bambino diventano dei monolocali. Tra l’altro monolocali poco areati.
L’adulto che bada a un adolescente deve essere per una volta pari, in qualche modo compiuto, su due gambe
L’adolescenza dei figli spesso corrisponde alla menopausa delle madri in una costante eco e contro-eco ormonale, di corpi che cambiano, peli che crescono mentre altri si diradano, lacrime che ingorgano, groppi in gola che non sgroppano.
Da qualche parte ho letto che con i figli bisogna parlare fino ai tredici anni perché poi non ascoltano più. Credevo fosse metaforico, invece è letterale. Gli adolescenti non sentono, una questione di frequenze, dopo i tredici anni la voce materna rientra sotto la dicitura acufene.
Sono brutali tra di loro, gli adolescenti. Al telefono soprattutto si parlano per monosillabi. Si chiamano per chiedersi di uscire, attaccano e non si sono chiesti di uscire, si mandano messaggi vocali per chiedersi di uscire. Non escono.
Intorno agli adolescenti tutto resta incompiuto, niente a posto, la carta nella plastica, la plastica nell’umido, l’umido sotto il letto. Dagli sportelli solo accostati e mai chiusi, pendono code di oggetti vari, fili di phon, manici di padelle, pinzi di stracci.
L’adolescente è l’asimmetria, un cerchio non chiuso, una fetta quadrata in una torta divisa in spicchi. L’adolescenza è l’età dispari, l’inciampo, il disequilibrio. L’adulto che bada a un adolescente deve essere per una volta pari, in qualche modo compiuto, su due gambe. Ma soprattutto deve esserci.
Non c’è lieto fine nel rapporto con gli adolescenti, il lieto fine è che l’adolescenza a un certo punto finisce e a noi non resta che aspettare fiduciose.
