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Editoriale

di Guido Barosio

Allenare la città

Quando la politica non convince e la religione non è più un riferimento sicuro, il coaching diventa una soluzione praticabile. Ovunque si moltiplicano corsi per motivare e motivarsi: brevi, sovente costosi, in qualche caso (raro) geniali, più spesso imbarazzanti. I guru storici sono Tony Robbins e Roberto Cerè, mentre i social offrono insistentemente qualcosa per migliorarvi. Bisogno di essere guidati? Certo. Ma il fenomeno, comunque lo si guardi, pone il problema della leadership, facendoci comprendere quanto sia necessaria e richiesta. Posto che non tutti possono essere leader di qualcosa, allarghiamo l’orizzonte e prendiamo in esame il soggetto che più di tutti merita di essere allenato: la città. E qui entra in campo l’establishment,che Google definisce efficacemente: «L’insieme dei detentori del potere economico e politico che occupano un posto di rilievo nella vita sociale e politica».

È la città il soggetto che più di tutti merita di essere efficacemente allenato. E qui entra in campo l’establishment, che deve offrire una leadership riconosciuta e una visione organizzata degli obiettivi. Una sfida politica, ma più ancora culturale e imprenditoriale

All’establishment – se opera opportunamente – spetta un ruolo di indirizzo, una visione organizzata degli obiettivi. L’establishment deve anche offrire una leadership riconosciuta, per usare un termine sportivo un allenatore, o più allenatori. Perché ormai non basta comandare, ma occorre creare condivisione, motivare la comunità, renderla partecipe e protagonista dei successi. Come accade in una vera squadra, dove «o si vince insieme, o si è distrutti individualmente» (cit. da Al Pacino in ‘Ogni maledetta domenica’). Torino vive un passaggio epocale: non è più la città dell’ebrezza olimpica, non è certo più la capitale italiana dell’industria, non è ancora la smart city che si vorrebbe, nel turismo e nel food ha potenzialità evidenti ma tentenna, ha raccontato al mondo che è bellissima, ma se lo sta di nuovo dimenticando. Città delle anticipazioni e dei cambiamenti, non sa che cosa sarà tra 10 o 20 anni. Mentre il mondo viaggia veloce, più veloce di lei. Il compito dell’allenatore, o degli allenatori, è quello di individuare la sfida, la coppa da portare a casa. Poi non basta, la comunità va allenata all’obiettivo, come nella sfida olimpica,come nell’affermazione della Torino industriale. È una sfida politica – perché amministrare una città non vuol dire concentrarsi su circoscritti, seppur lodevoli, progetti – ma più ancora culturale ed imprenditoriale. A chi guida la squadra serve una cabina di regia che individui: obiettivi, strategia, tattica, eccellenze disponibili (chi sono i nostri campioni?) e narrazione. Quest’ultima è fondamentale perché la città va raccontata. Gli scrittori, gli artisti, gli chef, i comunicatori, i fotografi e i musicisti torinesi devono essere chiamati a raccolta, perché a loro tocca un compito e la consapevolezza del compito.

A loro spetta lo sviluppo del brand ‘Torino dove è bello vivere’: un concetto sociale ed economico prima ancora che culturale. Ci sono classifiche che andrebbero almeno parzialmente scalate, oggi i 10 luoghi più fotografati al mondo sono tutte città. Ci trovate New York, Roma e Montecarlo, ma non il Grand Canyon o le Piramidi. È un segnale, perché oltre la metà degli abitanti del pianeta vive in città, e gli altri è lì che vorrebbero vivere. Dunque, è il tempo di sfide metropolitane e di progetti metropolitani: vivaci e innovativi, edonisti e produttivi. Poi ogni allenatore ha il suo stile, c’è Klopp e c’è Guardiola, c’è Sarri e c’è Conte, ci sono schemi diversi e personaggi differenti. Ma individuiamo velocemente i nostri, perché Torino ha bisogno di scritturare i suoi coach. Nelle pagine di Torino Magazine i potenziali e più accreditati allenatori li avete sempre incontrati e conosciuti. In questo numero vi raccontiamo Alberto Cirio, nuovo presidente della Regione Piemonte, coach di un territorio europeo dalle potenzialità evidenti e ambizioni in Champions League. Tra le interviste: Benedetto Camerana, architetto e presidente del MAUTO, professionista di riconosciuto profilo internazionale; Luca Davico, che puntualmente, con il Rapporto Rota, ci racconta la Torino che verrà; Mauro Berruto, che coach è stato per davvero, uomo di sport, cultura e narrazione; Enrico Iezza, da 30 anni esperto di mercato immobiliare, asset di importanza strategica per lo sviluppo urbano. Il grande servizio propone lo scenario della ristorazione under 30 in città (fruitori e chef): uno sguardo verso il futuro in un settore metropolitano d’eccellenza. I coach avranno bisogno della narrazione, testimonianza e valorizzazione di ciò che accade. Torino Magazine narra per indole e scelta di campo, nelle strategie del cambiamento siamo da sempre a nostro agio.