Estate 2023: Torino Magazine è una delle prime riviste a pubblicare una cover generata con AI. Precursori, ma anche sperimentatori. L’impresa non fu agevole, perché “il mezzo non conosceva il soggetto”, anche nelle sue evidenze simboliche, come la Mole. L’AI non era quella di oggi (assai più ricca di nozioni), ma neanche Torino aveva il medesimo posizionamento.
Questo perché in comunicazione esistono due livelli di notorietà: nel primo una destinazione diventa visibile ricorrendo a eventi di accertata fama (Olimpiadi, Expo, ATP Finals), nel secondo la destinazione supera per visibilità gli appuntamenti stessi, e li attrae “griffandoli” col proprio brand. Che si compone mettendo insieme elementi di arte, cultura, civitas, food, architettura, fascinazioni diverse e anche contrastanti.
Torino è passata al next level grazie alla prima fase e si sta calando nella seconda. Nel recente autunno le ATP Finals sono state le più torinesi della serie, francamente impensabile immaginarle altrove. Medesima torinesità per la settimana dell’arte contemporanea e per il TFF. Con la città nel ruolo di attrattore di eccellenze, non alla ricerca di qualcosa, o qualcuno, che la valorizzi. Durante le Finals sono stato intervistato dai colleghi del TGR di Bolzano. Tema: sicuramente Sinner, ma anche le città delle ATP, la ricaduta economica sul territorio, la bellezza di Torino regina del tennis.
E arriviamo al cinema, opportunità che Torino Magazine ha fortemente evidenziato in questo numero. Con Spike Lee in cover, una scelta peraltro anticipata nei quattro anni passati da Miriam Leone, Tim Burton, Matilde De Angelis e James Cameron.
La città come la leggerebbero Cameron, Burton e Spike Lee che vi proporrà una metropoli agrodolce, noir, acida e intrigante
Per noi la settima arte sotto la Mole non è certo una novità, piuttosto una strategia. Se volete verificare quanto Torino sia “cinematografabile” vi invito a esplorare le soluzioni che l’AI rende disponibili, basta fare le domande giuste: remake di film celebri, romantiche avventure incastonate nei nostri caffè storici e lungo il Valentino, musical coi Subsonica e Gabry Ponte, e ancora, la città come la leggerebbero Cameron, Burton e Spike Lee che vi proporrà una metropoli agrodolce, noir, acida e intrigante.
E nel futuro prossimo? L’icona del prossimo TFF sarà Marilyn Monroe, già ora la possiamo far rivivere tra piazza Vittorio e la Gran Madre. Ovviamente è tutto un gioco, ma un gioco che può editarvi una sceneggiatura completa, con interpreti e colonna sonora. Io mi ci sono dedicato perché oggi Torino è entrata nell’immaginario universale, come le altre grandi realtà metropolitane, tassello dopo tassello.
Ma la Torino cinematografica del nostro numero mette in evidenza anche un altro elemento: il set subalpino è vincente perché si lavora, e si lavora bene, su più fronti. Pagina dopo pagina, incontrerete Film Commission, il TFF, il Museo Nazionale del Cinema. Un sistema di realtà, strettamente connesse, che mettono insieme la città attrattiva (amatissima dalle produzioni nazionali e internazionali), un luogo, come la Mole, che esalta la cultura dell’onirico al massimo livello, un festival che ormai è nel calendario “di quelli che contano”, dove si va perché non si può mancare.
In Italia siamo i primi? No, Roma ha un set mondiale e la storia ineguagliabile di Cinecittà. Ma – parere personale – siamo più avanti di Venezia, che si accende solo una volta l’anno, e sicuramente di Milano, che non ha nessuna delle skill che abbiamo noi. Il nostro elemento distintivo? La visione del lavoro, la capacità di imporre (e creare) le professionalità che servono. L’economia diffusa sul territorio? C’è già e ci sarà sempre di più. Se non stai entrando (o sei già entrato) nel first level della visibilità, questo risultato non è concepibile. L’immaginario collettivo chiama Torino, la città risponde. Ciak, si gira.
