Tennis (ATP Finals, dal 9 al 16 novembre) + Cinema (Torino Film Festival, dal 21 al 29 novembre) + Arte contemporanea (Torino Art Week con Artissima, dal 31 ottobre al 2 novembre). Durata complessiva, meno di un mese. I massimi festival europei – 16 giorni Spoleto, 21 giorni Avignone – superano tutti le due settimane. Però sono dedicati a una sola tematica, il teatro. Edimburgo, il più lungo, 25 giorni, mette insieme musica, prosa, lirica, parate militari, libri… Una formula che mi piace particolarmente, perché la capitale scozzese è un centro di media grandezza – 518.000 abitanti – che molto ha puntato su turismo, arte, tradizione, nuove vocazioni. Come dovrebbe, e potrebbe, fare Torino.
Ancora meglio Nantes – 700.000 abitanti con l’area metropolitana – dove il brand “Voyage a Nantes” ha unificato i team di turismo, cultura e patrimonio artistico. Senza avere la ricchezza monumentale di Edimburgo e Torino, la città bretone offre un festival permanente della creatività. Si ottimizzano le risorse, si massimizzano i risultati.
In Italia abbiamo percorso la direzione opposta, siamo la patria dei microfestival – più di tremila – durano tutti pochi giorni e hanno tematiche di nicchia, talvolta bizzarre.
Torino, invece, avrebbe un vantaggio strategico: dispone già di prodotti altamente spendibili, collocati in un periodo dell’anno preciso, che è poi quello giusto. Sono manifestazioni consolidate, di successo, assai ben gestite, posizionate nella stagione ideale del food, della lirica, del teatro. Ancora un plus? Si esce dal periodo estivo, affollato di eventi, dove i competitor nazionali e internazionali sono particolarmente agguerriti.
Se oggi ci fosse il festival che auspico, Sinner sarebbe il volto da incorniciare
“L’autunno è Torino!”, facciamone un brand, offriamo ai potenziali visitatori una narrazione complessiva, accattivante, contemporanea, che sia trasversale sui diversi media, che anticipi i tempi della comunicazione, ancora troppo “sotto data”. Quello che immagino non deve minimizzare gli attuali brand, ma, anzi, valorizzarli, renderli parte della medesima filosofia.
Per raggiungere l’obiettivo, per affermarsi, a Torino serve un soggetto nuovo, un city brand specifico, un punto di atterraggio nel momento ideale dell’anno.
Novembre deve essere il mese della nostra città; dove sport, arte e cinema offrono un formidabile cartellone eclettico. Dove il food è un elemento vincente dell’accoglienza, dove anche la regione offre appuntamenti memorabili, come la Fiera del Tartufo di Alba.
Nel mercato turistico globale si lavora per inventare il contenuto, mentre noi abbiamo già tutto. Ma lustrare la vetrina non basta: la narrazione, il marketing e la comunicazione vanno coordinate e orientate. Il mio (nostro) festival ha bisogno di un nome, che non è facile da individuare. Da una interazione con l’IA, vi sottopongo, a titolo di esempio: Flow Festival Torino, Pulse Festival Torino, The Art of Motion Festival Torino, Beyond Limits Festival Torino.
Per la cover di questo autunno abbiamo scelto Jannik Sinner. Trasgredendo una regola non scritta: mai due volte il medesimo volto in copertina. Però c’è un’evidente differenza: un anno fa celebravamo il campione, questa volta proponiamo “il torinese”, il cittadino onorario, il simbolo del tennis che ha fatto benissimo alla città, soprattutto in termini di visibilità universale. Coi suoi successi le Finals sono diventate un appuntamento irrinunciabile, e un punto fermo del calendario torinese. Se oggi ci fosse il festival che auspico, Sinner sarebbe il volto da incorniciare. Ma, se questo festival troverà la sua sintesi, il nostro magazine dovrà semplicemente procedere lungo il proprio cammino, iniziato nel 1988. Quello di una enciclopedia metropolitana in evoluzione, sempre pronta a recepire il meglio, per renderlo parte di un contenitore curioso, elegante, collezionabile. Da quasi cinquant’anni Torino Magazine ha sempre raccontato quel festival che ancora non c’è.
