Come la letteratura è complementare alla storia per comprendere il passato, così la condivisione delle esperienze di vita arricchisce il bagaglio personale di chi le ascolta. Lo scorso 11 gennaio, presso la Citroniera della Reggia di Venaria, è stato proiettato Liliana, docufilm dedicato alla vita della senatrice Liliana Segre, con la regia di Ruggero Gabbai (in sala dal 20 gennaio distribuito da Lucky Red).
La produzione del film è avvenuta prima del 7 e dell’8 ottobre, due date decisamente importanti per la storia contemporanea: «Due date che hanno segnato profondamente il mio carattere, il mio umore e la mia percezione dei fatti di cui sono ancora una volta testimone», ha commentato la Segre.
Il film è un arazzo composto da fili che coprono diversi piani di realtà: scene angoscianti dell’Olocausto lampeggiano tra le interviste girate in ambienti irenici e caldi. Liliana Segre nel film racconta come dopo molto tempo da quelle vicende, negli anni ’90, abbia sentito il bisogno di parlare e raccontare: «Il mio silenzio è durato 45 anni e, dopo depressione fortissima, ero un’altra». Anche i racconti dei figli di Liliana risultano densi di una carica emotiva senza filtri, rivelando vissuti e ricordi intimi.
L’evento alla Reggia – fortemente voluto da Michele Briamonte, presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude – è stato organizzato insieme a Claudia Conte, giornalista e scrittrice che ha moderato il dibattito cui hanno partecipato: il regista Ruggero Gabbai; il procuratore generale del Piemonte, Lucia Musti; il presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia; il presidente della Comunità Ebraica di Torino, Dario Disegni; il vicepresidente UCEI Giulio Disegni; lo scrittore Ugo Foà; il Prefetto di Torino Donato Cafagna.
Queste le parole del Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo: «Oggi più che mai ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte, perché barbarie come quella dell’Olocausto non si ripetano più. Contro i gesti di odio, di terrore, non c’è antidoto più forte della conoscenza». Una riflessione cui ha fatto eco Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera: «Ascoltare la storia di Liliana è un atto di amore verso la nazione e di responsabilità verso il futuro dello Stato».
Il film ci è piaciuto, ma ancor di più ci ha emozionato il dibattito che ne è conseguito, soprattutto attorno al tema dell’importanza della memoria, potenziale vaccino contro l’odio, la violenza e l’indifferenza «che a volte è più pericolosa della violenza stessa», chiosa la senatrice. Liliana Segre ha spiegato di aver elaborato il suo lutto grazie alla giovane età, all’amore e al diventare madre, sottolineando anche però che «l’ansia di essere prigionieri, anche dopo tanti anni di libertà, non ti abbandona mai».
Concludiamo ricordandovi che Liliana verrà proiettato nelle sale del Cinema Romano di Torino durante le giornate del 20, 21 e 22 gennaio.
