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Le ATP Finals in cover

Crederci e crederci sempre

di Guido Barosio

Autunno 2023

QUANDO DECIDEMMO DI DEDICARE LA COVER A RAFA NADAL ERAVAMO NEL 2021, IN CITTÀ SI PARLAVA PIÙ DI COVID CHE DI TENNIS. PER LA SECONDA EDIZIONE DECIDEMMO DI USCIRE DALLA CRONACA, PREMIANDO UN ALTRO GRANDISSIMO, CON UN TRIBUTO AL RE DEL TENNIS: ROGER FEDERER. SCELTA LA SECONDA, LA TERZA COVER ERA GIÀ IDENTIFICATA CON UN ANNO DI ANTICIPO

Cover Rafa NadalQuando decidemmo di dedicare la cover a Rafa Nadal eravamo nel 2021, in città si parlava più di covid che di tennis, e il nostro fu un gesto forte e coraggioso. Non si sapeva ancora quanto la pandemia avrebbe condizionato l’evento e le incognite erano davvero tante. Ma noi decidemmo (senza neanche troppi dubbi) di puntare sull’evento, come occasione di rilancio della città. La scelta di Nadal fu emotiva prima ancora che tecnica: palmares siderale certo, ma anche carica di umanità e simpatia che ce lo facevano preferire agli altri. Poi Rafa le Finals non le aveva mai vinte e Torino sembrava essere l’ultima occasione. Poi non è andata così, ma non importa, la scelta del simbolo si rivelò vincente. Ma fu con la seconda edizione che avvenne la svolta. Le ATP Finals sono un evento che si replica negli anni, la città che se le aggiudica può capitalizzare nel tempo visibilità, turismo e reputazione. Quindi, per noi, fu l’occasione di affiancare la città ripetendo un gesto, una scelta, un segnale di incoraggiamento e di orgoglio. Ma il problema fu chiaro fin dall’inizio: su chi puntare? Su un campione italiano? Ma le incertezze sulla qualificazione erano troppe. Così decidemmo di uscire dalla cronaca, premiando un altro grandissimo, con un tributo al re del tennis: Roger Federer, il migliore di tutti a detta di tutti.

Se non si vince la sfida della comunicazione, i grandi eventi restano delle incompiute e affascinanti utopie

Con Nadal incorniciammo il ruggito, la sua grinta da guerriero, per Federer puntammo su un profilo quasi statuario, col volto ispirato alle monete di Roma imperiale. Scelta la seconda, la terza cover era già identificata con un anno di anticipo. Novak Djokovic ha rappresentato – con Rafa e Roger – un ventennio di tennis, dove questi tre formidabili tennisti hanno vinto tutto, lasciando agli altri soltanto le briciole. Fare la conta degli slam, dei tantissimi titoli ottenuti, è un puro esercizio di stile. Cover Roger FedererQuello che in fondo conta è il tifo partigiano di milioni di appassionati, perché ciascuno dei tre è un archetipo, un prototipo del tennista ideale. Forse, chiusa la loro era, il numero uno dei numeri uno sarà Nole, per la semplice ragione che è ancora in attività, longevo e determinato. Ma c’è dell’altro nella nostra scelta. Abbiamo sempre deciso di accompagnare la città nelle sue sfide. Arrivando in molti casi primi e con largo anticipo. Pensando che se non si vince la sfida della comunicazione, i grandi eventi restano delle incompiute e affascinanti utopie. In questo Torino non è maestra. Fatto il botto dell’assegnazione, il cammino riserva appannate energie; si ha sempre la sensazione che la città respiri in ritardo le opportunità conquistate con fatica e meriti. Cover Novak DjokovicNoi, consapevoli di portare nella testata il nome della città, abbiamo percorso altre direzioni. Ripassando i numeri precedenti si scopre che le Olimpiadi 2006 per noi iniziarono tre anni prima, con un’apposita rubrica, per poi arrivare a due edizioni “dedicate”. I centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, furono anticipati, già l’anno precedente, con un inserto di 40 pagine. E poi, sotto data, l’irresistibile cover di Benny, che ridisegnò Cavour. Ora guardiamo con piena soddisfazione ai nostri tre campioni, perché non sono un’eccezione, un colpo di fulmine sotto data. Sono un progetto di comunicazione strategica a fianco della nostra Torino, una bandiera editoriale che segna quel cammino metropolitano che per noi è iniziato nel 1988. Chi ci sarà in cover ad ottobre 2024? Stiamo cominciando a pensarci da oggi.