A pochi minuti da Sassi, Torino cambia ritmo senza quasi avvisare. La città resta alle spalle, il traffico si dissolve tra le curve e all’improvviso ci si ritrova immersi in un paesaggio che sembra appartenere a un’altra dimensione: un bosco lussureggiante, prati di un verde intenso, costruzioni in mattoni dal fascino essenziale, cavalli che si muovono liberi tra gli alberi. Da cinque anni l’Associazione Rubens ha trovato qui la sua casa definitiva: Borgo Rubens, uno spazio che non assomiglia a nessun altro perché riesce a trasmettere immediatamente una sensazione rara, quella di sentirsi accolti.

Tutto nasce nel 2012 da un’esperienza personale di Francesca Bisacco, fondatrice e attuale direttrice. Biologa ricercatrice, in un momento complesso della sua vita aveva scoperto quanto Rubens, il cavallo che avrebbe poi dato il nome all’associazione, fosse riuscito ad aiutarla. Dopo anni di lavoro all’estero torna a Torino con il desiderio di unire le sue due passioni: i cavalli e le persone, forse anche grazie all’eredità del padre psichiatra, che le aveva insegnato a riconoscere nelle persone possibilità spesso invisibili. «In quegli anni non esisteva una normativa sulla pet therapy. Anche grazie alle nostre evidenze scientifiche portate al Ministero, riuscimmo a contribuire alla creazione di una regolamentazione per quelli che vennero definiti interventi assistiti con animali. Costruimmo un’équipe formata da professionisti e psicologi, e per alcuni anni trovammo casa presso maneggi altrui, dove offrivamo il nostro servizio di riabilitazione», racconta Francesca Bisacco.

Quello che mancava, però, era un luogo vero. Non soltanto un centro terapeutico, ma uno spazio capace di accogliere età, fragilità e storie differenti. Così nasce Borgo Rubens: sei cavalli che vivono nel bosco, un asinello mascotte dal nome Piccolo, diversi cani coinvolti nelle attività e tre chilometri di percorsi immersi nella natura. Oggi qui vengono costruiti percorsi personalizzati per persone “dai tre ai novant’anni”. Le aree di intervento principali sono tre: riabilitazione, educazione, formazione e avviamento al lavoro. Ambiti diversi, uniti dalla stessa convinzione: le relazioni, se vissute in un contesto positivo e bello, possono trasformare profondamente la vita delle persone.

La riabilitazione è una delle anime storiche dell’associazione. Rubens si è specializzata soprattutto nei disturbi comportamentali e nelle fragilità psicologiche. I cavalli, in particolare con i bambini, e i cani, soprattutto con adolescenti e adulti, diventano mediatori straordinari: aiutano ad abbassare le difese, a creare fiducia, ad aprire un dialogo spesso impossibile attraverso i canali tradizionali. «Da un anno e mezzo, abbiamo sposato un progetto dedicato agli adolescenti in difficoltà, nato in collaborazione con il Regina Margherita. I casi sono quadruplicati, un ragazzo su sette soffre di disturbi. Noi interveniamo come Centro Hygge, che ha dimostrato come il lavoro di un’equipe sanitaria in un contesto di socialità e piacevolezza possa aiutare a superare momenti difficili. Un neuropsichiatra e i nostri psicologi prendono in carico anche tutta la famiglia oltre ad accogliere i ragazzi», spiega Bisacco, che aggiunge: «Con il percorso COSP, invece, facciamo prevenzione invitando i genitori che vogliono confrontarsi sul proprio ruolo. Oggi tante famiglie si sentono sole nella gestione emotiva dei figli».

Accanto alla riabilitazione c’è tutta l’area educativa. Gli specialisti di Rubens entrano nelle scuole con progetti dedicati all’educazione emotiva e alla prevenzione del bullismo; al Borgo vengono organizzati centri estivi (basati su principi valoriali e sull’autonomia) e percorsi come Tocca a noi, dedicato all’autonomia delle persone con disabilità cognitive. E sono moltissime le classi che arrivano qui per vivere una giornata diversa. «Spesso per i ragazzi è il primo vero contatto con la natura vissuta in questo modo».

Negli ultimi anni Borgo Rubens ha sviluppato anche una dimensione legata alla formazione e all’avviamento lavorativo. Per concretizzare questo settore, ha inaugurato recentemente il bistrot sociale, aperto al pubblico a pranzo e disponibile per eventi, cene e incontri aziendali. Qui molti ragazzi con fragilità possono mettere in pratica ciò che imparano nei percorsi di formazione costruiti insieme a partner come Piazza dei Mestieri, Costadoro e Marchetti. «È incredibile la loro trasformazione. Le famiglie stesse riconoscono il valore di questa esperienza». Il Borgo è diventato anche una meta scelta da aziende e gruppi di lavoro per attività di team building e formazione esperienziale, ma ci sono anche persone che si siedono nel prato a fare smart working.

Non ultimo, grazie alla collaborazione con l’ASL qui arrivano pazienti psichiatrici coinvolti nella manutenzione del verde, nella cura degli animali, nella cucina o nella comunicazione, sempre affiancati da psicologi dedicati. «Qui mettiamo ogni giorno in atto una vera economia della cura – conclude il presidente di Borgo Rubens Carlo Tavella – Le persone che si occupano di questo luogo sanno che altri ospiti potranno goderne. Sentirsi utili, sentirsi necessari, è già una forma potentissima di rinascita».

Ed è forse questo il segreto di Borgo Rubens: la possibilità concreta di sentirsi parte di qualcosa di bello. In un tempo che spinge tutti a correre, qui si torna a respirare e ci si accorge che, forse, la cura nasce proprio quando qualcuno riesce a farti sentire parte di un mondo.
(foto FRANCO BORRELLI e BORGO RUBENS)