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Ca' Mia

Il lessico del gusto

Primavera 2024

SIAMO TORNATI A TROVARE MARCO ALBANO E LA SUA CREATURA: CA' MIA CASA ALBANO. UN RISTORANTE STORICO E RINNOVATO, OGGI PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA BUONA CUCINA A DUE PASSI DA TORINO

Ca' Mia - Marco Albano e Davide Tedesco

Marco Albano e Davide Tedesco

Lessico famigliare è un famoso libro della scrittrice Natalia Ginzburg, pubblicato nel 1963. Parla di tanti argomenti, di dolore, insegnamenti, anche di guerra, e soprattutto di famiglia. D’altronde ci si può scegliere quasi tutto nella vita, non la famiglia, nel bene e ovviamente anche nel male.

Siamo tornati a trovare Marco Albano, timoniere e chef (insieme a Davide Tedesco) di Ca’ Mia– Casa Albano, a distanza di un po’ di tempo, con l’intenzione di fare un ulteriore passo all’interno della sua filosofia gastronomica e del suo, appunto, lessico famigliare. Dopotutto è complicato scindere Marco dalla storia della sua famiglia, e in particolare dalle gesta di suo padre, uno dei cuochi più famosi del nostro territorio, stra-premiato, sempre elogiato… Un vero padre fondatore della ristorazione nel torinese. Marco ha raccolto questa eredità, per certi versi anche impegnativa, e l’ha portata nel futuro, a modo suo. «Diciamo che con una famiglia così, volente o nolente sono cresciuto in mezzo alla cucina e alla realtà di un ristorante. È un qualcosa che ormai ho nel DNA fin da quando sono piccolo. Ho poi studiato all’alberghiero, fatto varie stagioni in ristoranti in montagna e al mare, sono stato a Villa Sassi, alla Ciau del Tornavento… Ho fatto tutta la mia gavetta insomma». E poi? «Poi nel 2017 ho raccolto l’eredità di mio padre, e quindi di conseguenza Ca’ Mia».

Ca' Mia - Battuta piemontese, con la variante stagionale di ottimi carciofi

Un classico: la battuta piemontese, con la variante stagionale di ottimi carciofi

1.300 etichette di vini da tutto il mondo

La prima cosa che avete fatto? «Un’importante ristrutturazione. Necessaria per molti versi, proprio a livello pratico; ma anche necessaria per me. Infatti non ha riguardato solo l’estetica di Ca’ Mia, ma anche la pro posta culinaria. Chiaro, l’impronta del territorio, la cura per la tradizione gastronomica piemontese, quella c’è e ci sarà sempre; però abbiamo anche provato a portare un po’ di freschezza in cucina, con idee e tecniche nuove». Fa bene ogni tanto scavare un po’ nel passato: serve a comprendere meglio il presente. Cos’è oggi Ca’ Mia – Casa Albano? Semplice: è nuovamente un riferimento di buona ristorazione per il territorio. È un luogo elegante, attento ai dettagli, con una personalità forte e ben definita, ovvero quella di Marco e Davide.

A partire proprio dagli ambienti, in uno stile un po’ shabby chic, però molto curato, che ricorda certe estetiche di Provenza o Costa Azzurra. Una scelta decisamente identitaria, che ha rivoluzionato l’abito del locale, donando a queste stanze uno stile senza tempo, di quelli che sanno sempre trovare la strada della contemporaneità. Allo stesso modo, anche la cucina di Ca’ Mia ripercorre il sistema valoriale voluto da Marco, e coniuga quindi tradizione e innovazione senza sbavature. Davide ce lo conferma: «Dopo tanti anni di esperienza, abbiamo il nostro equilibrio. C’è la tradizione: quella non può mai mancare, e i clienti la chiedono, specie se sono stranieri… E poi ci sono ricette un po’ più azzardate, per stupire ogni giorno i clienti, che peraltro sono sempre più esigenti. E noi ci facciamo trovare ovvia mente pronti».

Ca' Mia - Saltimbocca di branzino su vellutata di cavolfiore e gocce di ribes nero

Saltimbocca di branzino su vellutata di cavolfiore e gocce di ribes nero

La cosa che più ci impressiona? L’attenzione per le materie prime. Sembra un concetto scontato, addirittura inflazionato, ma non è così. E ve lo spieghiamo in due piatti presi dal menù: battuta di carne con carciofi e tataki di tonno, finocchi e crema di zucca e porri. Entrambi piatti “semplici”, che necessitano della giusta dose di tecnica (e c’è tutta), ma soprattutto di qualità nei prodotti. I carciofi quest’anno sono spesso eccezionali: e quindi eccoli. La carne cruda ca va sans dire deve essere ottima se no è un disastro. Il tonno ugual discorso. I finocchi donano freschezza e consistenza. Insomma, l’idea è chiara: estro sì, ma partendo da materie prime di pregio. Una ricetta diremmo quasi semplice, ma assolutamente premiante. In più, questi due piatti raccontano perfettamente il concetto di cui sopra: tradizione e innovazione; a cui aggiungiamo sapienza, stagionalità, leggerezza.

Ca' Mia - Tortino con cuore caldo, per un dolce finale

Tortino con cuore caldo, per un dolce finale

Un altro aspetto che ci colpisce di Ca’ Mia è l’autenticità. In che senso? Lo spieghiamo subito: l’ambiente è elegante, in cantina ci sono 1.300 etichette di vini da tutto il mondo, il menù non è mai banale… Ma comunque c’è una genuina propensione all’accoglienza. Entrano clienti (magari anche abituali) e Marco si confronta direttamente con loro su cosa abbiano voglia o meno di mangiare. “Come una volta” verrebbe da dire; e invece noi diciamo “come vorremmo che fosse il futuro”. E cioè con gusto, attenzione, trasparenza, competenza, fascino. Come da Ca’ Mia, una bella storia di identità, passione e lessico famigliare.

Ca' Mia - 1300 etichette di vini

 

Tutto, dall’ambiente al menù, è costruito per portare a casa un’esperienza gourmand di assoluto livello. Ca’ Mia esiste da moltissimo tempo, e ha l’aura di chi conosce alla perfezione il proprio mestiere

Il ristorante Ca’Mia offre da sempre il meglio della cucina nostrana e tradizionale, abbinando sapori unici e inconfondibili per farti assaporare al meglio i prodotti del nostro territorio

 

 

Ca' Mia logo

 

(foto FRANCO BORRELLI)

(Servizio publiredazionale)