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Canavese

Una terra di meravigliose sorprese

di Laura Sciolla

Estate 2022

È SOPRANNOMINATO DA MOLTI “IL PARCO DI TORINO” PER L'INTENSITÀ E LA VARIETÀ DELLA NATURA CHE LO CARATTERIZZA E PER LA VICINANZA CON IL CAPOLUOGO PIEMONTESE. IL CANAVESE REGALA INFINITI ITINERARI ALL’INSEGNA DELL’OUTDOOR CAPACI DI TRASPORTARTI IN MONDI VICINI EPPURE DIVERSI, SEPARATI FRA LORO MA UNITI DA PILLOLE DI TERRA, FIUMI E LAGHI CHE, COME PORTE MAGICHE, TI ACCOMPAGNANO DALL’UNO ALL’ALTRO, SVELANDO AL CONTEMPO I LORO TESORI. I CASTELLI, LE TRADIZIONI, LA VITICULTURA…COME UN UNICO, ININTERROTTO RACCONTO

«Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina» diceva Sant’Agostino. Ecco, chi non è mai andato alla scoperta del Canavese è come se si fosse perso un capitolo intero del romanzo “Piemonte”. Il Canavese racchiude, nei suoi oltre 2mila chilometri quadrati di estensione (comprendenti 158 comuni e quasi 400mila abitanti), un patrimonio naturalistico, culturale, enogastronomico spesso inaspettato, di certo stupefacente.

Canavese - I vigneti di Agliè

I vigneti di Agliè

«Il Canavese è un territorio accessibile, sostenibile e accogliente, in grado di offrire esperienze autentiche in un ambiente naturale, in armonia con il paesaggio e con le persone, e in grado di soddisfare le esigenze specifiche dei turisti con grande qualità – a parlarci è Fabrizio Gea, past president di Confindustria Canavese e dell’Agenzia per lo Sviluppo del Canavese, attualmente alla guida del Think Tank Canavese2030 –. Oggi i turisti vogliono soddisfare un bisogno di autenticità e il Canavese basa la sua capacità di essere destinazione autentica su due tematismi: outdoor e sport, slow ed enogastronomia; due prodotti chiave su cui puntano le nuove strategie del territorio». I suoi grandi vini ne sono un esempio, resi tali dalle peculiarità di questi suoli, composti prevalentemente da ciottoli di origine glaciale e da secoli di lavoro dell’uomo. Tra tutti spicca un celebre bianco, l’Erbaluce di Caluso DOCG, secco e fresco, adatto all’invecchiamento e disponibile anche nella versione spumante, con metodo classico e passito. Altro vanto della produzione locale è il Carema DOC, ottenuto da uve Nebbiolo e dalle cultivar locali Picutener e Pugnet. Un rosso importante che invecchia almeno 24 mesi, di cui 12 in botti di rovere o castagno. Più beverini i vini che si fregiano del marchio Canavese DOC, prodotti tradizionalmente con diversi vitigni a bacca rossa: Nebbiolo, Bonarda, Barbera, Freisa e Neretto, da soli o in blend tra loro. Disponibili anche come novelli e rosati. E visto che l’abbinamento vino-cibo è d’obbligo, menzioniamo le particolarità gastronomiche tipiche di questi luoghi: il salampatata (salame di patata), il cavolo verza di Montalto Dora, le tome della Valchiusella, le miasse con il salignon (rettangoli di farina di granoturco serviti con il formaggio tipico, piccante e speziato), la tofeja con i fagioli e le cotiche.

Il Ciucarun di Bollengo - Canavese

Il Ciucarun di Bollengo

Per i golosi, fra i dolci, imperdibili i nocciolini di Chivasso, il cioccolato di Pont Canavese, i canestrelli di Borgofranco, i torcetti di Agliè, la torta ʼ900 di Ivrea e i biscotti della duchessa di San Giorgio: un’apoteosi del gusto ancor più godibile insieme a un passito di Caluso.Tutte specialità che è possibile ritrovare in trattorie e ristoranti del luogo, spesso attenti ad avere in menù i piatti tipici del territorio. Ora, con il palato più che soddisfatto, si può partire per un itinerario che tocca i più bei castelli della zona. Un percorso che si può affrontare anche in bicicletta, grazie alle numerose ciclostrade che sono state predisposte negli ultimi anni. Il Castello di Masino, a Caravino, per circa dieci secoli ha ospitato la residenza principale dei Conti Valperga, discendenti da Arduino, primo re d’Italia. Il castello è un tripudio di saloni affrescati, terrazze, camere per gli ambasciatori, salotti privati e appartamenti arredati in stile seicentesco e settecentesco, capaci di testimoniare il potere della casata nell’ambito politico italiano dell’epoca. Tra le meraviglie da ammirare all’interno, ci sono la Biblioteca, che conserva oltre 25mila antichi volumi, il Salone da Ballo con le grandi vetrate che danno sul paesaggio, la Sala degli Stemmi, quella degli arazzi Gobelins e la Galleria dei Poeti. Bellissimo il parco secolare, che ospita uno dei labirinti più grandi d’Europa, e tutt’attorno un paesaggio particolarissimo, a ridosso della barriera morenica della Serra di Ivrea.

Il Castello Ducale di Agliè

Il Castello Ducale di Agliè

Altro castello imponente e solenne è il Castello Ducale di Agliè, una delle residenze reali di Casa Savoia e oggi un meraviglioso maniero immerso nel verde, sintesi di diversi passaggi architettonici. Ancora, a Rivarolo Canavese si trova il Castello di Malgrà, duecentesco e molto rimaneggiato ma che conserva all’esterno affreschi del Quattrocento. Sulla sponda sinistra del fiume Orco si giunge invece a Castellamonte, dove si è conservata solo una porta dell’antico castello medievale. Non ultimo, il Castello di Rivara, nel paese omonimo: un complesso composto dal maniero di età medievale, la villa neobarocca, le scuderie e il parco di oltre 45mila metri quadri, per un risultato unico che armonizza le bellezze architettoniche con quelle artistiche. Dal 1985, il Castello ospita un Museo di Arte Contemporanea estremamente importante a livello nazionale e internazionale. Sovrasta il lago Pistono, adiacente al lago Sirio e alle sue divertenti “Terre Ballerine”, il Castello di Montalto Dora: di antica origine, fu restaurato nel XIX secolo da Alfredo d’Andrade. A soli dieci minuti da Ivrea.

Il progetto “Canavese Outdoor e Slow”, sviluppato con il Politecnico di Torino, serve proprio a valorizzare il Canavese come una destinazione da scoprire, da assaporare, da vivere.

Ma quando si parla del centro eporediese, oltre che del suo Carnevale si parla anche del suo passato: Ivrea fu città italiana pioniera dell’elettronica con il primo computer prodotto al mondo, ma anche della cultura e del design – si pensi alla celeberrima macchina da scrivere Lettera 22 – Non a caso le è stata conferita dall’UNESCO la nomina di “Città Industriale del XX Secolo”. Da visitare il MAAM – Museo a Cielo Aperto dell’Architettura Moderna, legato all’esperienza olivettiana: su un percorso di 2 chilometri attorno a via Jervis, i pannelli illustrativi aiutano ad orientarsi in un suggestivo panorama di linee, vetro, acciaio e cemento armato.

Gran Piano di Noasca - Canavese

Gran Piano di Noasca

Se poi si vuole unire l’antico al moderno, nella stessa area sorge la quattrocentesca Chiesa di San Bernardino che conserva lo straordinario ciclo di affreschi La vita e la passione di Cristo, con accanto il convento che fu acquistato e restaurato dall’Olivetti per essere adibito a luogo di attività ricreative per i dipendenti. La formidabile varietà di questo territorio è in grado di soddisfare ogni tipo di turista: il buongustaio, l’appassionato di arte e cultura, l’amante della natura. «Dalle vette alpine all’eccellenza dei vigneti, dalle resi denze reali all’incanto dei laghi, passando dai parchi meravigliosi ai borghi autentici fino ai castelli – è ancora Fabrizio Gea a intervenire – con i suoi panorami e i suoi paesaggi incontaminati, le chiese, le abbazie, i centri cittadini pieni di storia, i suoi profumi, i suoi sapori, la sua cultura, questo territorio presenta un’offerta di turismo fuori dagli schemi e dagli itinerari più battuti. A questo proposito, il progetto “Canavese Outdoor e Slow”, sviluppato con il Politecnico di Torino, serve proprio a valorizzare il Canavese come una destinazione da scoprire, da assaporare, da vivere».

Antico ponte sul Piova - Canavese

Antico ponte sul Piova

Oltre alle incantevoli passeggiate nel Parco del Gran Paradiso, si può optare per le Valli di Lanzo per scoprire la pace del Pian della Mussa, un altipiano situato a circa 1800 metri, lungo più di 2 chilometri e formatosi dal riempimento di un lago glaciale. In alternativa, la Valchiusella: qui si affrontano belle arrampicate sulle placche di gneiss della palestra di roccia a monte dell’abitato di Traversella, con 500 vie divise in 21 settori, di cui uno per i bambini. Per camminare nei dintorni ci sono il Sentiero delle Anime, percorso autoguidato alle incisioni rupestri, e la Via dei Cantoni –come erano chiamati i vecchi nuclei abitativi – circa 26 chilometri con partenza e arrivo a Traversella per congiungere dieci cantoni dalla pregevole architettura canavesana e dai ponti settecenteschi. Anche la natura incontaminata del Lago di Viverone, il terzo più grande del Piemonte, offre una serie di percorsi pedonali che permettono di passeggiare osservando la fauna e flora locale. Dalle «care pianure canavesane» (come le descrisse Guido Gozzano), all’ampio arco della fascia prealpina piemontese, fatto di rilievi e sbocchi di valli, costoni di montagna, piccoli laghi e torrenti. Comprendiamo ora forse meglio perché, pensando a queste terre, il poeta nativo di Agliè scrisse: «E il mio sogno di pace si protese».

Lago Sirio - Canavese

Lago Sirio

 

(Foto di CANAVESE2030)