Se il centro commerciale è una visione urbana che chiaramente rilegge gli spazi del commercio come principali spazi comunitari e culturali, allora Le Gru rappresenta al meglio questo concetto. Un superluogo (rielaborando il concetto di non-luogo a lungo trattato da Georg Simmel e poi da Marc Augé) dalla capacità di catalizzare masse e flussi, “una capacità che deriva dalla sua potenza simbolica, dal suo peso economico, dal suo ruolo nella società moderna. Ma anche dalla sua velocità d’azione e adattamento” (Agnoletto et al., 2007). Ci raccontano il passato e il presente di Le Gru, Davide Rossi, center manager Le Gru, e Cecilia Buonsante, leasing director di Klépierre Italia.

Davide Rossi, cos’era Le Gru e cosa è oggi?
«Un’astronave calata nei pressi di Torino. È così che viene ricordato Le Gru alla sua apertura del 9 dicembre 1993. E in effetti non poteva che essere guardata con curiosità essendo il primo vero “mall” mai aperto in Italia, un grandissimo e stratificato centro commerciale, con inoltre la peculiarità di essere gestito da una società che ne fosse anche proprietaria».
Fin dagli inizi Le Gru ha mostrato una mission ben precisa…
«Un luogo dove poter incontrarsi, dove usufruire di un’offerta culturale variegata e di alto livello. Un approccio inconsueto in un’era di pieno consumismo. Ma anche nell’ambito commerciale volevamo sperimentare e proporre sempre novità. E questo lo facemmo coinvolgendo da una parte imprenditori della zona, che io chiamo local hero, intenzionati a sperimentare nuove formule di distribuzione, dall’altra catene nazionali o internazionali che qui fecero le loro prime esperienze in un mall e, ancora oggi, lanciano format innovativi».
Un luogo dove poter incontrarsi, dove usufruire di un’offerta culturale variegata e di alto livello
Le Gru si distinse fin da subito con la proposta di intrattenimento. Tutti ricordano le estati al Gru Village. Ci racconta questo aspetto peculiare del vostro centro, aspetto che continua ancora oggi.
«L’obiettivo primario era diventare un punto di riferimento non solo per lo shopping e il food, ma anche per l’intrattenimento, coinvolgendo le fasce di età più diverse, giovanissimi compresi, e garantendo prezzi super accessibili, uscendo quindi dal concetto orientato solo al business, concependolo più come un servizio per il territorio. Nell’ottica di offrire sempre qualcosa di nuovo, poi, ci siamo focalizzati su progetti difficilmente replicabili, qualcosa che ci facesse e ci faccia distinguere dal resto dei centri commerciali.

Penso, ad esempio a Gru City, la città in cui i bambini facevano i mestieri degli adulti in collaborazione con i maggiori player territoriali, o l’iniziativa Gallerie da Re, una mostra dedicata ai castelli piemontesi con un concorso finale con la finalità di promuovere l’associazione Castelli Aperti, o alle promozioni culturali legate alla nostra Gift Card che regalano i biglietti dei musei e degli intrattenimenti cittadini. Ci è sempre piaciuto collaborare con le realtà locali, istituzioni, enti museali, realtà culturali, è un modo per sottolineare quanto Le Gru si senta parte del territorio. Anche sui temi sociali siamo molto attivi in questa restituzione al territorio: abbiamo da poco sponsorizzato un’azienda torinese che ha organizzato una spedizione per bonificare un’area specifica colpita dall’alluvione in Emilia Romagna, stiamo sostenendo il CUS con una borsa di studio nel settore del basket e con il Comune di Grugliasco abbiamo contribuito a piantare nuovi alberi nel Bosco della Memoria».
Le Gru è ormai famosa anche per i suoi servizi…
«Ribadendo una mission che esula dal mero business, abbiamo voluto costruire attorno all’esperienza shopping un mondo di servizi per i clienti e per i retailer stessi. Mi riferisco al box informazioni che ospita anche una biglietteria per i maggiori eventi nazionali; al Tesla Supercharger; ai due lockers Amazon e InPost; all’unico HUB, oltre quello di Caselle Aeroporto, di Share Now fuori dal centro città; al punto CAF in galleria, con sconti per i dipendenti Le Gru, le loro famiglie e i clienti registrati alla nostra app IO&LEGRU. Il concetto di famiglia è molto forte qui tra i retailer: diverse sono le iniziative atte a creare unione e scambio; ultima fra tutte, l’evento a porte chiuse, dedicato ai dipendenti, in occasione dell’inaugurazione della nuova Piazza Nord».
A tal proposito, Le Gru, dopo 30 anni, si sta rifacendo il vestito. È “solo” una questione estetica?
«Prima ancora che l’aspetto architettonico, seppur importante dopo 30 anni di intensa attività, l’intervento è stato pensato in un’ottica sostenibile. Le Gru vanta un forte impegno su tutto ciò che è prodotto a basso impatto ambientale: dal teleriscaldamento alla sostituzione dei macchinari per il trattamento dell’aria, al cappotto termico, oggi realizzato sul tetto e in futuro sulle pareti verticali. È stato un forte investimento ma ritenuto necessario nella convinzione che investire oggi rilascerà valore nel tempo. Anche solo il fatto di aver coinvolto fornitori locali farà sì che l’indotto resti nel territorio. E conferma il nostro legame con ciò che ci circonda».
Eppure, passeggiando nel centro commerciale, ci si accorge poco dei lavori in corso…
«Abbiamo fatto di tutto per non interferire con la quotidianità di clienti e retailer. Il motto “siamo vampiri lavoriamo di notte”, non è solo un modo di dire. Ma anche se ci siamo impegnati a ridurre l’invasività e a coprire i cantieri con mostre d’arte, dobbiamo comunque ringraziare pubblico e negozianti che stanno vivendo con noi la trasformazione, consapevoli che l’obiettivo comune sia quello di crescere ancora di più, arrivando a offrire nuovi servizi e nuove insegne. Per la soddisfazione di tutti».
Cecilia Buonsante, la forza della diversificazione. Pioniere tra i centri commerciali, Le Gru ha dimostrato, fin dall’inizio, le sue doti. Prima di tutto quella di aver individuato una location ideale, bacino capace di accogliere un’utenza variegata e proveniente da tutta la regione; e poi la capacità di fidelizzare i clienti. Come?
«È stato come un do ut des. Abbiamo sempre voluto seguire la strada della “restituzione” rispetto all’affezione che i nostri clienti ci dimostravano (e ci dimostrano ancora) e lo abbiamo fatto cercando sul mercato le migliori insegne. Da una parte i marchi internazionali, quelli che fanno tendenza in quel momento, dall’altra marchi nazionali e locali. Negli anni ‘90, ad esempio, era il tempo delle grandi catene francesi e ci siamo focalizzati su di loro. Parallelamente, però, abbiamo voluto credere in brand come Mondrian’s The Bridge, Tip Tap, Pietra Gioielli, piccoli catalizzatori di grandi nicchie».
Qual è stata la filosofia che vi ha guidato in questo mix?
«Crediamo fortemente che solo l’integrazione di stili, proposte, prodotti possa risultare vincente per un centro ne è insoddisfatto, confermando negli anni la scelta di rimanere. I lavori che hanno rifatto il look del nostro centro in questi mesi non hanno coinvolto solo gli aspetti ambientali ed estetici, ma sono stati anche funzionali a ritagliare ulteriore spazio per i retailer».
Intanto i grandi marchi internazionali convalidano la presenza anno dopo anno…

«Abbiamo vari esempi: Zara, con i suoi satelliti Bershka, Stradivarius e Pull&Bear (Bershka è appena stato sottoposto a una ristrutturazione importante, segno di un progetto a lungo termine), Apple, che raramente presenta due punti vendita in una città delle dimensioni come Torino, eppure… Lasciatemi però anche menzionare la nostra libreria Feltrinelli Village che si estende su 800 metri quadrati. Crediamo nella cultura e crediamo che una libreria possa essere vincente solo se capace di un’offerta approfondita, proprio come la nostra».
Altro elemento peculiare è il vostro mercato e l’aspetto ristorazione, giusto?
«Assolutamente. Le Gru è anche servizi e in quest’ottica abbiamo voluto costruire il mercato coperto, oltre che una serie di proposte ristorante per tutte le tasche Signorvino e Dispensa Emilia sono le new entry di questa categoria».
Ma l’ultima grande novità è Primark.
«Un fenomeno che arriva dall’estero e che è unico, ad oggi, per il Piemonte. Primark risponde a una domanda di mercato che attira tutti i target di pubblico. È un’ulteriore dimostrazione di come Le Gru punti a garantire un’offerta a 360°».
Le Gru si distinse fin da subito con la proposta di intrattenimento. Tutti ricordano le estati al Gru Village. Un aspetto peculiare di questo centro, aspetto che continua ancora oggi.
Siete alla ricerca del posto ideale per rilassarvi, mangiare bene, divertirvi e passare del tempo libero con la famiglia?
LE GRU
(Foto LE GRU e MARCO CARULLI)


