Torino, Inverno 2024 – 2025
Questo editoriale è stato riscritto. Ed è la prima volta che accade. Non andava bene? Per nulla. E l’avevo condiviso – come sempre– con Andrea Cenni, il mio editore. Peccato fosse stato scritto il 21 novembre. Stamattina – il 5 dicembre – lo abbiamo riletto, ed era vecchio. Le città – che sono una creatura in perpetuo, anche se non sempre avvertibile, movimento – non stanno mai ferme, o progettano o arretrano, vivono e si alimentano di obiettivi. Ma non procedono mai alla medesima velocità, a volte sono levrieri che fiutano un traguardo, e a volte questo tra guardo neanche si vede, ma prevale l’istinto.
Cos’è cambiato e cosa sta cambiando per Torino? La consapevolezza che stiamo tornando al centro dei giochi, che siamo di nuovo un soggetto metropolitano oggetto di stupore e meritevole di interesse. Non per una cosa sola, ma per tante.
Tracciamo un rapido elenco dell’accaduto: la settimana dell’arte (una delle migliori di sempre), le ATP Finals (la migliore tra le quattro nostre, con 600 milioni di telespettatori/mondo), il Torino Film Festival (mai così attrattivo, qualificato, sexy e glamour: l’immagine di Sharon Stone in rosso abbagliante ha fatto il giro del mondo), la prima del Regio (col sovrintendente Jouvin nocchiero ambizioso e visionario), gli All Blacks per la prima volta a Torino (rugby mondiale in una serata leggendaria), i 200 anni del Museo Egizio (Mattarella ci applaude e il nuovo statuario richiama visitatori da ovunque); e poi a Venaria Tolkien stringe la mano a William Blake, La legge di Lidia Poët 2 (la nostra Lidia Poët, con Matilda De Angelis in cover) promette di essere, come la precedente, la fiction europea più vista al mondo.
Adesso mi siedo un attimo perché mi sembra di parlare, se non di New York, almeno di Barcellona
Uff… tiriamo il fiato e voltiamo pagina. Dal 13 al 23 gennaio i Giochi Mondiali Universitari invernali; dal 26 febbraio al 16 giugno il Museo Nazionale del Cinema ospiterà una delle mostre più attese del continente, The Art of James Cameron. Adesso mi siedo un attimo perché mi sembra di parlare, se non di New York, almeno di Barcellona.
Una mia collega milanese, che il mondo lo visita anche più di me, venendo in città mi ha detto, quasi irritata: «Ma a Torino succede sempre qualcosa!». Bella frase, che segna un passaggio nel tempo, e anche nelle gerarchie, tra le città italiane. Viste da Torino, Roma, Milano, Firenze e Venezia sembrano più lente. Ed è la prima volta che lo scrivo dal 2006.
Quello che sta rapidamente, e felicemente, cambiando è la consapevolezza. Oggi Torino è green, smart, aero spaziale, gourmet, tecnologicamente avanzata e colta. Ma ha anche capito che da queste vocazioni – tutte insieme – può arrivare un robusto rilancio economico. Il recente riconoscimento a “Capitale Europea del l’Innovazione” per il 2024 certifica un passaggio tra la civiltà autocentrica, sostanzialmente dismessa, e un tessuto dove emerge l’alleanza tra imprese giovani (sovente PMI) e istituzioni pubbliche. Uno scenario che rende Torino tra i migliori luoghi dove intraprendere con positivi impatti economici e sociali. Una città sostenibile, ma anche colta: 7 milioni di visitatori per mostre e musei, 270 milioni di euro in investimenti nel settore, 15.000 spettacoli dal vivo fruiti da 3,4 milioni di spettatori.
Ma torniamo a Lidia Poët, la serie Netflix ha ridefinito il volto di Torino: bellissima, immersa in un Ottocento visionario, cinematograficamente lodevole, entrata ufficialmente nell’immaginario collettivo. Per questo Torino Magazine ha scelto di omaggiarla come immagine ideale di una città elegantemente sospesa tra audacia e tradizione.
Gli esseri mitologici costituiscono una fonte inestinguibile per la narrazione strategica di ogni città, e io ne ho scelti tre per la nostra. Il toro significa forza invincibile e altruismo, ma nel nostro emblema è rampante (posizione che non esiste in natura), quindi orgoglio e ostentazione della bellezza. Ma poi aggiungerei la salamandra, che può vivere nel fuoco e resistere a ogni nemico. E chiudo col camaleonte, emblema della trasformazione, della vittoria attraverso il continuo adattamento. Ci siamo, abbiamo trovato i nostri compagni di viaggio, pronti ad accompagnarci in questo 2025. Nuove vocazioni e consapevolezza, ingredienti ideali per chi ha scelto di raccontare la città pagina dopo pagina.
