C’è stato un tempo in cui bastava saper fare bene i conti. Precisione, metodo, rispetto delle scadenze: il perimetro era chiaro. Il commercialista era il professionista a cui affidare numeri e adempimenti, una figura fondamentale ma confinata in un ruolo tecnico. Poi il contesto è cambiato.
Lo si intuisce anche dai temi al centro del Forum Nazionale dei Commercialisti 2026, uno degli appuntamenti più rilevanti per la categoria: dalla riforma Irpef alla cooperative compliance, dalle nuove regole su successioni e donazioni fino alle agevolazioni edilizie. Temi che si intrecciano con questioni sempre più centrali come crisi d’impresa, sostenibilità e intelligenza artificiale. Argomenti che non riguardano più soltanto l’aggiornamento normativo, ma che raccontano un sistema economico in trasformazione. E quando il sistema cambia, cambiano anche i ruoli.
Oggi le imprese — dalle startup alle realtà strutturate — si trovano a operare in uno scenario più articolato: mercati aperti, normative in evoluzione, scelte che intrecciano aspetti fiscali, finanziari e strategici. In questo contesto, il commercialista non può limitarsi a registrare ciò che accade. Deve aiutare a leggerlo. È qui che il ruolo diventa, sempre più, strategico. Non nel senso di sostituirsi all’imprenditore, ma di affiancarlo. Di offrire strumenti, interpretazioni, possibili direzioni. Di trasformare il dato tecnico in un elemento utile per orientare le scelte. Un cambiamento che non riguarda solo la teoria, ma anche la pratica.
Torino, da questo punto di vista, offre un esempio interessante. Tra le realtà locali c’è lo Studio Gullì, che si presenta come studio di consulenza fiscale, contabile e aziendale rivolto a imprese, professionisti e startup, con attività anche su scenari internazionali. Ma più che una semplice evoluzione di servizi, è un cambio di approccio: accanto alle competenze tradizionali, emerge una consulenza capace di entrare nei processi decisionali, affiancare le aziende nella crescita e supportarle anche nell’apertura verso nuovi mercati. Un modello che riflette in modo concreto ciò che il Forum ha evidenziato: il passaggio da una funzione tecnica a una presenza sempre più integrata nelle dinamiche d’impresa.
In fondo, è proprio questo che racconta il momento attuale: una professione che mantiene le proprie basi tecniche, indispensabili, ma che è chiamata a fare un passo in più. A entrare nei processi, a dialogare con le imprese, a contribuire alla costruzione delle decisioni. Non basta più fare i conti. Serve capire cosa raccontano. Ed è in questo spazio che realtà come lo Studio Gullì trovano il proprio posizionamento: non solo gestione, ma accompagnamento; non solo adempimenti, ma visione, senza effetti speciali, ma con una direzione chiara.
