Torino, Estate 2024
In questa rubrica si parla spesso di come la competenza sia un elemento di partenza per analizzare la società, le imprese, la cosa pubblica. Le competenze professionali a mio giudizio giocano un ruolo cruciale anche nello sviluppo di una città. Possono dirsi utili e in alcuni casi fondamentali perché consentono di applicare alla gestione della cosa pubblica capacità di analisi tecniche e modalità di sviluppo collaudate nella vita professionale delle imprese.
Ad esempio possiamo citare come urbanisti, architetti e ingegneri civili siano fondamentali per progettare e gestire infrastrutture, edifici, trasporti pubblici, spazi verdi in modo efficiente e sostenibile. E possono esserlo perché portano nella cosa pubblica una competenza sviluppata nel loro specifico ecosistema lavorativo.
Allo stesso modo gli esperti in tecnologie d’innovazione possono introdurre soluzioni rispetto alla gestione del traffico o dell’illuminazione intelligente. Contribuendo a indirizzare lo sviluppo delle aree metropolitane verso un’ideale di smart city che sempre più appare raggiungibile se approcciata, appunto, con competenza. La competenza è uno stato mentale e uno strumento funzionale. L’educazione, la formazione, l’inclusione sociale, i servizi comunitari, e poi la cultura, il turismo, la sicurezza, la protezione sono tutti temi per i quali è sempre più evidente la necessità di possedere competenze concrete e specifiche.
La competenza è uno stato mentale e uno strumento funzionale
Studiando, ad esempio, le strategie con cui altre città del mondo hanno saputo apportare soluzioni a problemi che possono riguardare anche noi; oppure prendendo spunto per dare impulso a una determinata attività. Dalle pagine di questa rubrica ho sempre scritto di come l’attenzione ai temi che riguardano i cittadini debba andare di pari passo con un uso della competenza efficace ed efficiente.
In passato abbiamo avuto esperienze anche di amministrazione cittadina dove la competenza era considerata un minus, e non solo non era presa in considerazione, ma addirittura rischiava di essere una controindicazione rispetto ai ruoli da interpretare nell’amministrazione pubblica.
Una visione così ideologica, slegata dalla comprensione pratica dei problemi, può soltanto portare a una involuzione sia della cosa privata che della cosa pubblica, ed è per questo che dalle pagine di questa rubrica la mia posizione, come da titolo, è sempre linearmente, orgogliosamente “chiara”: l’integrazione delle competenze di diverse professioni sarà il modello con cui affrontare le sfide urbane, in modo contemporaneamente specifico e coordinato, con l’obiettivo di garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile della nostra città.
E ci tengo a precisare che questo nostro “agitarci” di cittadini attorno all’obiettivo di avere una Torino migliore, nasce da un unico pensiero, ovvero immaginare che il buono realizzato possa andare a beneficio delle future generazioni, e che queste nel tempo lo possano riconoscere.
