Torino, Autunno 2024
Fu mia nonna a spiegarmi cosa fosse un corredo. Non me lo spiegò, a dire il vero me lo mostrò, come faceva lei che alle parole preferiva i fatti. Il suo lo aveva ricevuto in un piccolo baule che teneva ancora al fondo del letto matrimoniale, glielo aveva donato sua madre, assemblato negli anni, dentro c’era tutto il necessario per avviare la vita domestica da adulta, da sposata, anche perché a quei tempi una donna si emancipava dalla famiglia d’origine unicamente attraverso il matrimonio. Lenzuola, coperte, stracci per la cucina, asciugamani, federe, fazzoletti. Più si era ricchi più era ricca quella “dote”, ma anche i meno abbienti finivano per stiparci dentro tesori sotto forma di centrini, tovaglie all’uncinetto, vere meraviglie di artigianato. La tradizione del corredo, per trasmissione rigorosamente matrilineare, a casa mia si è fermata a mia madre e a mia zia, a loro non è mai passato per la testa di mettere da parte un baule di biancheria per le figlie che tra l’altro non si sono mai nemmeno sposate. Cambiano i tempi.
Non c’è niente di più disastroso di essere soli nella notte della vita
Ma il corredo è un oggetto, anzi un concetto, che mi affascina, ha qualcosa di romantico e accudente, l’idea di collezionare alla nascita di una bambina una serie di oggetti pensati per la lei del futuro, un regalo a lunghissima conservazione. Mi dico che sarebbe bellissimo creare un corredo ideale, moderno, un corredo di consigli preparativi alla vita da adulti, uno scrigno di indicazioni anche pratiche tipo come si fa a pagare la TARSU, che cos’è uno spid, quali sono i segreti burocratici che sarebbe bene sapere in anticipo invece di inciamparci per casualità. Un manualetto da grandi, un bignami esistenziale, da consultare alla bisogna. Pieno di oggetti simbolici, pagine di libri, pizzini. Ad esempio, per le mie figlie, ci metterei dei fogli bianchi e dei pastelli colorati per ricordare che a volte per essere felici basta un posto all’ombra dove disegnare, perché è sempre il semplice che produce il meraviglioso. Ci metterei anche una sveglia, augurando loro di essere padrone del proprio tempo, perché il tempo, se non ha un padrone, scappa, fugge lontano. Ci infilerei anche un dizionario con parole ed etimologie, dove scopriranno cosa significa disastro, che viene dal latino senza astro, senza stella, e non c’è niente di più disastroso di essere soli nella notte della vita, ma è lì che ci conviene cominciare a brillare. Un corredo che non stinge e non si logora, che abbia il calore di una coperta e la leggerezza di un lenzuolo.
